Il boomerang delle punizioni

Il boomerang delle punizioni

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img_0705 Il boomerang delle punizioni Calcio Sport

Milano – Il week end calcistico ci ha restituito una Milano con le ossa rotte dopo le due sconfitte patite contro Sampdoria e Lazio. Le due squadre allenate da Gattuso e  Spalletti hanno però qualcosa in comune oltre alla sconfitta e oltre al futuro incerto nella corsa Champions League. Parliamo dei due provvedimenti disciplinari presi nei confronti di Kessiè e Icardi che, in modi diversi, hanno condizionato il risultato della propria squadra.

FARE A MENO DI KESSIÈ

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In un centrocampo a tre gli equilibri sono tanto difficili da trovare quanto facili da distruggere. Negli ultimi tre mesi Gattuso era riuscito, grazie alla crescita esponenziale di Bakayoko e alla qualità di Lucas Paquetà, a trovare il giusto mix di fisicità e tecnica per il centrocampo del Milan. Con il francese davanti alla difesa e Paquetà libero di svariare, restava il solo Kessiè a fungere da interditore e incontrista, con licenza di spingersi in avanti qualora l’azione richiedesse un peso più sostanzioso nel cuore dell’area di rigore. Contro la Sampdoria il trequartista brasiliano è partito dalla panchina a causa della stanchezza accumulata per le tante, troppe, partite consecutive giocate nell’ultimo anno, facendo si che Calhanolgu prendesse il suo posto in cabina di regia. Fin qui, come già accaduto più volte, nessun problema, visto che il turco anche nel derby si è reso protagonista di una fase di impostazione sicura e precisa, non facendo rimpiangere il talento brasiliano. Il problema sorge quando, per ragioni disciplinari legate alla discussione nata nel corso della stracittadina tra Biglia e Kessié, Gattuso si è ritrovato a dover rivoluzionare il proprio centrocampo non trovando più gli equilibri che fino a questo momento si erano rivelati decisivi per la conquista del quarto posto in classifica. Una decisione, per quanto dovuta ad un ambiente come quello del Milan, errata se si valuta il campo, che necessita di continuità in un momento così complesso della stagione.

ICARDI SI ICARDI NO:

Spalletti è stato chiaro: non ha intenzione di mercanteggiare con un calciatore per far sì che indossi la maglia dell’Inter. I suoi ventidue anni di panchina hanno avuto la meglio sulle richieste di Icardi che, senza chiedere scusa ai compagni, resta in tribuna a tempo indeterminato. Fino a questo momento, derby compreso, l’Inter aveva reagito bene alla situazione vincendo la stracittadina e riconquistando il terzo posto perso a poche ore dalla sfida con il Milan. Complice soprattutto l’ottimo rendimento di Lautaro Martinez, la squadra di Spalletti era riuscita a mettersi alle spalle la situazione del proprio ex capitano senza apparenti danni collaterali. L’effetto boomerang era però in agguato e, con la prima sconfitta di rilievo, la scelta di privarsi del capocannoniere nerazzurro avrebbe  colpito Spalletti e tutto l’ambiente.

DECISIONI DA CHAMPIONS

Di conseguenza, a meno di nove giornate dalla fine del campionato, le due squadre di Milano si trovano in bilico sul burrone che divide Champions da Europa League, rischiando di buttare tutto il lavoro fatto fino a questo momento. C’è bisogno di scelte intelligenti dalle parti di Milanello e Appiano, verso un obbiettivo che unisce le due realtà meneghine.

Simone Mannarino
Dottore in Storia con specializzazione in storia del Giornalismo alla statale di Milano e aspirante giornalista, ricerca un approccio diverso ai fatti e ai contesti in cui si sviluppano. Innamorato del calcio e dello sport in generale, collabora con NumeroDiez e ZoomMilano tra un viaggio e l'altro.

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