WorkArt! La musica e la vita dei Cerveza para Todos

WorkArt! La musica e la vita dei Cerveza para Todos

img_1417-324x348 WorkArt! La musica e la vita dei Cerveza para Todos Cultura Prima Pagina WorkArt   Milano-Sento provare “Hallelujah” nella parte esterna del locale mentre tutt’intorno a me stanno portando a termine l’allestimento del contest  serale e non riesco a fare a meno di avvicinarmi: li sento cantare, sono in tre con armonica, chitarra e uno strumento che ho poi imparato si chiami Cajon, e con la loro “Hallelujah” arrivano ad emozionarmi. Io avrò un debole per quella canzone, è vero, ma inizia un feeling che ha portato a queste pagine, a queste domande. La serata, neanche lo ripetiamo, fa parte di quel parco serate di Looking a sfondo artistico dove tra un cocktail e la live music si respira arte allo stato puro. Qui entrano in gioco i Cerveza Para Todos, gruppo composto da tre ragazzi (Alessandro, Joel e Jasmine) intorno ai vent’anni che caratterizzava la serata con i propri brani: sarà stato l’”Hallelujah” iniziale o le loro effettive capacità nel toccare le corde giuste: fatto sta che diventano sempre più interessanti canzone dopo canzone e non ho resistito alla tentazione di intervistarli. Sono rimasti sorpresi inizialmente, ma poi tra i tanti impegni proprio lunedì sera, a Moscova davanti nemmeno ci fosse bisogno di dirlo, una birra, hanno raccontato di come hanno scelto il nome, delle proprie esperienze passate e di come la scuola sia stata la catalizzatrice del loro talento.

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Le origini della vostra band e la scelta del nome: chi sono e come è iniziato il “Cerveza Para todos”?

Abbiamo frequentato le stesse scuole medie: i CPT sono infatti nati dalla nostra volontà di continuare un’attività che ci era stata proposta proprio dalla nostra docente di musica in quel contesto. Quattordicenni, abbiamo iniziato senza grandi ambizioni: ci trovavamo una volta alla settimana in un garage per suonare, senza avere concerti in programma nè altri progetti, solo per il piacere di farlo. Inizialmente eravamo in cinque: da allora un chitarrista e un bassista hanno lasciato il gruppo, poi il batterista ha rotto la batteria; eppure quando, con qualche anno e un cajon in più, ci siamo riproposti di suonare insieme , lo spirito è rimasto quello spensierato delle medie. É stato proprio il cajon che ha vincolato la scelta della musica acustica e che ci ha stimolati a trovare nuove soluzioni per personalizzare anche le canzoni più lontane dal nostro genere, aiutandoci a trovare uno stile finalmente nostro. Siamo diventati un gruppo; ci siamo cercati un nome: proponendoci di suonare nei locali, oltre che come artisti di strada, la nostra scelta è stata guidata da ingenue ragioni di marketing. Ci siamo chiesti: “che cosa vorrebbe leggere la gente, all’ingresso di un pub, per convincersi ad entrare?” ; la risposta che ci siamo dati è stata: “birra gratis”. Resta un mistero il motivo per cui il nome Birra Gratis sia stato poi da noi sostituito con la sua traduzione spagnola Cerveza Para Todos: sarà forse stata proprio la birra ad aver offuscato questo ricordo..  Ad ogni modo, l’efficacia della nostra operazione di marketing non è ancora stata dimostrata: forse siamo migliori come musicisti che come venditori.”

Il vostro cavallo di battaglia e il vostro “credo artistico”, raccontateci cos’è la musica per voi.

Consideriamo tutti e tre la cover di “The house of the rising sun” (Animals) il nostro cavallo di battaglia. Sicuramente è fra i pezzi che ci riescono meglio, ma si tratta soprattutto della prima cover che abbiamo personalizzato in modo sistematico, riscoprendo fra noi un’intesa ed una maturità musicale di cui siamo senza dubbio rimasti sorpresi in quell’occasione. Non ci siamo mai esplicitamente posti degli obiettivi, nè imposti uno stile particolare: il tipo di eventi a cui partecipiamo ci costringe ad essere flessibili, adeguandoci alle richieste dei diversi tipi di pubblico e dei locali con cui ci confrontiamo. Dunque, non possiamo parlare di una poetica dei CPT, ma sicuramente di uno spirito che accomuna il nostro approccio ai pezzi degli universi più vari: accettiamo proposte, a volte si tratta di vere e proprie sfide (suonare musica acustica in discoteca, cercando di far ballare il pubblico del Gate) per il  tipo di strumenti con i quali lavoriamo; ci mettiamo alla prova perché abbiamo capito che proprio questo contatto con realtà diversificate ci sta permettendo di crescere musicalmente, di conoscere meglio i nostri limiti e soprattutto le potenzialità che non avremmo scoperto restando nella nostra comfort zone. La musica per noi oggi è divertimento, piacere per noi e per chi ha voglia di ascoltarci; domani chissà.”

Lavoro, studio, musica: come si intreccia il tutto nella vostra vita?

Siamo tutti e tre studenti e lavoratori saltuari, ma non ci risulta difficile ritagliare del tempo per la musica. Questo è possibile anche perché i nostri strumenti ci permettono di provare a casa quando vogliamo, senza bisogno di affittare una sala prove. Jasmine e Joël (cantante e chitarrista) sono fratelli, per cui spesso le idee per le nuove cover nascono da una chiacchierata dopo cena accompagnata dalla chitarra . Abbiamo accumulato in questo modo una grande quantità di canzoni, che ci permette di evitare lunghi momenti di preparazione per i concerti: ci basta ripescare i pezzi adatti dal nostro repertorio. Insomma, possiamo davvero dire che ce la prendiamo con calma: di nuovo, la musica è un piacere, non un impegno.”

Looking for Art: come avete conosciuto questa realtà? Che cosa ve ne sembra?  

Michela ci ha contattati tramite Facebook e l’iniziativa ci è subito parsa interessante. Si tratta di un ambiente di artisti, in cui la musica accompagna la fotografia e viceversa: questa peculiarità ci ha da subito affascinati. Inoltre, sappiamo bene che la nostra società dedica poco spazio alla promozione della cultura e dell’arte, ambiti in cui è difficile emergere: ci è quindi sembrato importante partecipare ad un’iniziativa che permette agli artisti di mostrare il proprio lavoro ed essere premiati per questo.

Un viaggio che vorreste fare inerente alla vostra musica? 

Abbiamo già suonato a Nizza e ci torneremo senza dubbio: non c’è posto migliore della spiaggia per suonare musica acustica. Siamo tutti e tre amanti dei viaggi: sicuramente abbiamo qualcosa da imparare da tutte le culture del mondo e ognuna di esse potrà lasciare la sua traccia nella nostra musica!

La vostra musica può oggi dirsi vostro sostentamento o è ancora tutto in fase di evoluzione?

La nostra musica non può dirsi nostro sostentamento; noi non stiamo cercando di renderla tale. Come abbiamo detto, suoniamo per passione, per svago e magari anche per sfogo: vivere della musica sarebbe dunque una professione soddisfacente? O la concezione stessa della musica come professione la caricherebbe di preoccupazioni, a scapito della sua magia? Ci poniamo queste domande mentre fra un pub e l’altro e fra piazza del Duomo e Porta Ticinese guadagniamo qualche soldo e tanti bei sorrisi: per ora non desideriamo altro.”

Cosa significa essere artisti nel 2018? E nel 2018 si può vivere di arte?

Essere artisti nel 2018 è una sfida; forse però nel 2018 qualsiasi altra professione  rappresenta una sfida. A rendere l’arte più rischiosa tuttavia, c’è chiaramente il suo rapporto col pubblico. In arte non basta essere bravi: bisogna piacere. L’arte non è un bene di prima necessità e nessuno comprerà la tua arte se non gli piace, come invece magari si farebbe con i biscotti scontati al supermercato. Tuttavia, non solo esiste il problema dell’apprezzamento da parte del pubblico: al pubblico, bisogna arrivarci. Oggi internet ci permette di raggiungere chiunque, ovunque, in un tempo minimo e con un costo nullo: allora dovrebbe essere facile per l’artista diventare popolare. Il problema è che è talmente facile, che ci provano tutti. Dunque, se si vuole fare dell’arte la propria professione, bisognerà essere capaci, essere apprezzati ed essere anche un po’ fortunati.

Quali sono le vostre prossime date, i vostri prossimi progetti, le vostre idee.

Il 30 novembre suoneremo di nuovo al B38, per la serata di Looking for Art. Poi a dicembre, ormai è tradizione: siamo coinvolti in serate di beneficienza organizzate dalla chiesa anglicana di Milano, la All Saints’ Anglican Church. Inoltre, ci occuperemo di gestire il concerto di Natale dei ragazzi stranieri ospiti dell’associazione Intercultura, che organizza scambi studenteschi internazionali. Nel periodo natalizio ci piace impegnarci in concerti diversi dal solito, in cui la funzione più sociale e conviviale della musica sia centrale!

Avete un repertorio vasto e ben assortito, la scelta delle canzoni è condivisa? Raccontateci come scegliete le canzoni e qual è il processo per renderle parte del vostro repertorio.

La scelta delle canzoni avviene spesso in funzione dei contesti in cui suoniamo: questo ci permette di spaziare fra generi che altrimenti magari non considereremmo!  La nostra strumentazione all’inizio ci è spesso sembrata un limite per la scelta del repertorio: solo una chitarra, un cajon e una voce; niente bassista, niente batteria, niente secondo chitarrista.. poi ci siamo resi conto che proprio i nostri tre strumenti invece ci hanno portati verso un gratificante sforzo di creatività: non è vero che non possiamo suonare nessuna canzone; possiamo suonare qualsiasi canzone, a modo nostro. Non dimentichiamo l’aggiunta dell’armonica, che ci ha ispirati orientandoci verso pezzi altrimenti difficili da personalizzare, rendendoli di grande effetto!

Un viaggio nel tuo mondo e come questo influenza la vostra musica: le vostre emozioni, persone importanti della vostra vita, come la vostra musica fa parte della vostra vita privata e come la vostra vita privata fa parte della vostra musica.

Ci auguriamo “buon compleanno” suonando; ogni momento passato insieme è accompagnato dalla musica.. una volta Ale (il batterista) ha subito un’operazione: Jasmine e Joël hanno scritto una canzone da dedicargli per la sua convalescenza. C’è un pezzo del cantautore francese Michel Sardou che si chiama “En chantant”: ci identifichiamo nel testo di questa canzone, che racconta di una vita accompagnata dal canto e di come essa si apprezzi maggiormente grazie alla musica!

Progettate di scrivere canzoni? Il mondo dei cantautori è nei vostri progetti?

Ci piacerebbe scrivere qualcosa di nostro, tuttavia al momento nessuno è ispirato! Non vogliamo che sia una forzatura: se qualcuno di noi un giorno sentirà il bisogno di esprimersi attraverso una canzone, saremo felici di realizzarla insieme!

Nuove vie

Ci lasciamo tra le gocce di pioggia che bagnano l’insegna della metropolitana con la promessa di avere un calendario delle loro date il prima possibile. Mi stupiscono nel percorso fino alla metro che ci divide: le domande, come accade poche volte, me le fanno loro. Chi sono, cosa faccio, da dove vengo e perché proprio loro. Bene, avendo letto qualcosa di ciò che ci hanno raccontato si intuisce perché proprio loro tra i tantissimi artisti che passano tra le maglie di Looking e di Milano in generale: la passione. Quando qualcosa, qualsiasi cosa, è fatto con passione essa lo inonda totalmente mettendosi in prima linea. I Cerveza Para Todos, questo gruppo di ragazzi che della propria musica non ha pretesa di renderla una professione, suonano e cantano perché adorano farlo. E questo basta per renderli soggetti fondamentali di questo nostro percorso alla ricerca dell’artista del 2018: un rivoluzionario, un amatore prima di tutto della vita e di sé stesso, un estroso lontano dai canoni della normalità decantata e celebrata ma da sfuggire.

 

Simone Mannarino
Dottore in Storia con specializzazione in storia del giornalismo alla statale di Milano e aspirante giornalista, ricerca un approccio diverso ai fatti e ai contesti in cui si sviluppano. Innamorato del calcio e dello sport in generale. Tifoso del Brasile in questi mondiali che Zoom ha raccontato fino alla vittoria finale della Francia. Immerso in nuovi progetti per la prossima stagione ora che i mondiali ci hanno salutato.

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