Festa della Michetta: il panino più proletario d’Italia è da degustazione

Festa della Michetta: il panino più proletario d’Italia è da degustazione

panino-324x230 Festa della Michetta: il panino più proletario d’Italia è da degustazione Botteghe e ristoranti Costume e Società tempo libero

Ultimi due mercoledì per festeggiare il panino più tradizionale di Milano e della Lombardia in uno dei luoghi simbolo della città: la festa della Michetta sui tetti della galleria Vittorio Emanuele. È ormai consuetudine che la tradizione si unisca all’usanza moderna dell’aperitivo e nella moda della degustazione si affaccia la michetta, il tutto in uno scenario mozzafiato, il cui panorama fa dimenticare di non essere partiti per le vacanze. Il percorso Highline Galleria, come è noto grazie anche alle numerose iniziative, offre una vista spettacolare sull’intera città fino alle Alpi, il cui orizzonte rassicura e stupisce il milanese doc nelle giornate di cielo sereno. Su questo sfondo spettacolare di doc nel senso di classico, oltre al paesaggio, c’è la michetta che dal 2007 ha ottenuto il riconoscimento De.Co, Denominazione Comunale, attribuito ai prodotti gastronomici tradizionali milanesi.

La michetta, sempre più rara nei panifici, è un must dello street food e un elemento distintivo di ristoranti, paninoteche e panetterie che, fornendo il prodotto, sono diventati luoghi cult. I nostalgici e i buongustai mercoledì 18 e mercoledì 25, dalle 19 alle 20.30, in un contesto d’eccezione possono gustare il famoso pane accompagnato da ingredienti a chilometro zero e companatici ricercati ad opera del servizio gastronomico di Michetta; il biglietto di 12 euro deve essere prenotato sul sito dell’evento www.highlinegalleria.com/michetta.

La storia

I meno giovani ricorderanno quando in panificio o nei negozi di alimentari, la michetta, conosciuta anche con il nome rosetta, era in pole position al banco ed era pressoché scontato che comprare il pane o fare un panino imbottito significasse procurarsi il famoso pane soffiato a forma di piccola rosa o di stellina, con in cima una specie di bottone. La michetta infatti nell’area bergamasca è chiamata anche stellina, proprio per il suo aspetto, che la rende ancora inconfondibile vicino alle numerose tipologie di pane che la affiancano o più spesso ormai l’hanno sostituita. Le sue origini sono lontane: dal 1700 è identificata come pane degli operai ed è nata dall’importazione, dalla modifica e dalla conseguente appropriazione di alimenti che per la prima volta si affacciavano sulle mense lombarde.

È il caso del Kaisersemmel, un panino a forma appunto di piccola rosa di peso fra i 50 e i 90 grammi, che i funzionari austriaci diffusero. I maestri panificatori si scontrarono però con le condizioni metereologiche dell’attuale Lombardia che non permettevano di mantenere il pane fragrante per tutta la giornata, a differenza di quanto avveniva in Austria, dove il clima più secco garantiva freschezza anche alla mollica che costituiva l’interno del panino. La soluzione fu di soffiare il pane, eliminando la mollica e creando un pane leggero dalla crosta croccante, unico nella forma e nella consistenza. Il nome deriva da “micca”, o “mica” in altre zone della Lombardia, che in milanese significa briciola e indicava il pane più diffuso nella regione. Il termine, volutamente milanese per non celebrare l’imperatore, indicava il Kaisersemmel e da qui la sua rivisitazione venne definita con il diminutivo “micchetta”, simbolo di pasti e spuntini.

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