Dove prima c’era la mafia ora ci sono le donne

Dove prima c’era la mafia ora ci sono le donne

donne-324x216 Dove prima c'era la mafia ora ci sono le donne Costume e Società Milano Misteriosa   E’ stato presentato venerdì 13 aprile, in via Varesina 66, uno spazio per le donne fragili in un luogo in cui prima c’era la ‘ndrangheta. L’annuncio è avvenuto nell’ambito della sesta edizione del Festival dei Beni confiscati alle mafie. Si tratta del progetto “Mamme a Scuola onlus”, che prenderà il via nei prossimi mesi in una ex concessionaria di proprietà dei fratelli Campo, vicini al clan dei Branca che gestiva, dalla Comasina, buona parte del traffico di droga di Milano. Proprio in questo spazio, recentemente riassegnato dal Comune di Milano con un bando pubblico, si è tenuto il dibattito “I beni confiscati alle mafie: una scommessa per la rigenerazione della città” in cui è stato anche presentato il progetto vincitore dell’avviso pubblico.

L’associazione “Mamme a Scuola onlus”, dal 2004 si occupa di organizzare corsi di italiano per le donne straniere, per avviarle verso un percorso di integrazione per loro, e di pieno inserimento delle famiglie immigrate nella società. In via Varesina l’associazione, basandosi sull’esperienza maturata in 14 anni di impegno, ha proposto un’evoluzione del progetto: all’interno del Municipio 8 sorgerà infatti lo spazio “Per le mamme, per le donne” all’interno del quale si cercherà di elaborare, attraverso gli incontri e il dialogo con gli operatori, dei percorsi di aiuto per le donne italiane e straniere, in condizioni di fragilità.

La storia di via Varesina 66

Lo spazio in via Varesina 66, in passato era un autosalone di 118 metri quadri più il box gestito dai fratelli Campo che si erano rivolti alla ‘ndrangheta per essere ‘difesi’ da un tentativo di estorsione da parte della mafia siciliana. Legato alla storia dell’autosalone è l’omicidio di Carmine Carratù, 24enne ucciso nel 1992 per uno sgarro. Aveva infatti acquistato un’auto, (poi restituita perché danneggiata e rivenduta senza un regolare passaggio di proprietà) che aveva preso fuoco proprio nel cortile della concessionaria. In seguito altre quattro auto andarono in fumo nello stesso cortile: tra quelle anche la macchina del fratello di uno dei boss di ‘ndrangheta del tempo, Luigi Mendolicchio. La vendetta per quell’incendio doloso fu la morte dell’allora 24enne Carratù. Il mandante era il boss Domenico Branca e il caso è stato risolto 25 anni dopo, nel 2017.

Elena Capilupi
Studentessa calabrese di Mediazione Linguistica e Culturale della Statale di Milano. Aspirante giornalista e appassionata di arte, cinema e musica. Sempre alla ricerca di nuove esperienze e nuovi modi di vedere il mondo.

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