Il Piccolo Teatro Strehler diventa grande

Il Piccolo Teatro Strehler diventa grande

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Il 14 maggio il Piccolo Teatro Strehler, nel ventesimo anno dalla morte del suo fondatore, compie 70 anni, portati benissimo. Era il maggio 1947 quando Giorgio Strehler, triestino e milanese d’adozione, con Paolo Grassi e Nina Vinchi cambiava il volto del centro di Milano e della cultura italiana. Qualche mese prima dell’inaugurazione Strehler, con un calcio simbolico, abbatteva la porta dell’ex cinema Broletto di via Rovello, caserma fascista della brigata Muti, sede di soprusi, per dare vita ad un luogo di libertà, che rappresentasse tutti i cittadini, senza distinzione di ceto: il Piccolo Teatro.

Un calcio alla vecchia cultura per un pubblico elitario, alla cultura di propaganda, un calcio ad una nazione e ad una città da rinnovare, all’insegna dello slogan “Teatro d’Arte per tutti” che ha accompagnato la carriera di Strehler e la fama del Piccolo. Nasceva il primo teatro come organo sociale, sovvenzionato dallo stato, rivolto ad un vasto bacino d’utenza, che unisse periferie e centro, cultura popolare e classica.

Teatro d’Europa

Il teatro sorgeva come simbolo di Milano, ma già guardava al contesto internazionale. Nel 1991, con riconferma nel 2014, è stato eletto Teatro d’Europa, valicando non solo il confine cittadino, ma anche quello nazionale. Il Teatro non solo infatti ha ospitato ed ospita artisti di fama mondiale ma ha condotto anche una tournée oltre Europa, toccando Cina, Russia, Stati Uniti, Giappone, Nord Africa. Nel tempo lo stabile, già considerato dal suo fondatore, ad una prima occhiata, uno spazio piccolo, come il nome che porta, è cresciuto non solo d’età: negli anni Sessanta la sede originaria è diventata Piccolo Teatro Grassi ed è stata restaurata di recente con la riscoperta del Chiostro rinascimentale; si è aggiunto il Teatro Studio, sperimentale e residenza della Scuola di Teatro; nel 1998 si è inaugurato il Piccolo Teatro Strehler, la sede principale con una capienza di 968 posti.

Gli spettacoli

Gli spettacoli proposti sono eclettici: non solo i grandi classici, ma anche prosa e danza di vario genere, rassegne cinematografiche, incontri culturali e musicali. Strehler, alla direzione fino alla morte avvenuta nel 1997, ha impostato l’attività del Teatro sull’uomo e il suo rapporto con la propria interiorità, con la società nel processo storico e politico. Tale aspetto caratterizza ancora oggi la fisionomia del teatro e in ciò si riflette la scelta iniziale di autori come Brecht, per il quale lo stesso Strehler aveva ottenuto per il Piccolo il controllo dei diritti, Shakespeare e Goldoni fra i molti altri. Allo stesso modo in seguito con la gestione di Sergio Escobar e la direzione artistica di Luca Ronconi, carica mantenuta fino al 2015, quando il testimone è passato a Stefano Massini, si sono succeduti sulla scena le rivisitazioni di autori classici e contemporanei, dai tragici greci alle versioni teatrali di romanzi.

Arlecchino, servitore di due padroni

L’opera rappresentata all’apertura fu L’albergo dei poveri di Gor’kij, in cui Strehler interpretava il ciabattino Alijosa, che incarnava lo spirito umano del nuovo Teatro della città di Milano. La commedia che meglio ne impersonifica l’attività e l’anima è Arlecchino, servitore di due padroni, che ha calcato le scene di tutti i palchi per anni. Non è un caso che proprio dal 6 al 28 maggio sia in cartellone, con Ferruccio Soleri nella parte del protagonista, come nel cast originario.

Lo spettacolo, che sarà proposto anche nell’anfiteatro Martesana e al carcere minorile Beccaria alla fine del mese, si inserisce negli eventi organizzati per la festa di compleanno, primo fra i quali Lo studio su sei personaggi in cerca d’autore, regia di Ronconi. In questo fine stagione, fra le tante celebrazioni, sono previsti: una mostra fotografica, un’installazione dedicata alla maschera dello stesso Arlecchino, un francobollo disponibile dal 19, proiezioni sulla facciata dell’edificio, ospiti internazionali e una serie di appuntamenti fissati anche in autunno.

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