Lo scenario nazionale e l’ADI in regione Lombardia

Lo scenario nazionale e l’ADI in regione Lombardia

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L’Italia, il Paese più vecchio d’Europa, sta vivendo – e sempre più lo farà – le conseguenze sociali ed economiche di una significativa rivoluzione demografica. Tra meno di trent’anni la popolazione del nostro Paese sarà composta per un terzo da ultrasessantacinquenni, ben 20 milioni di persone. Di questi, 4 milioni saranno ultra-ottantacinquenni. L’aumento dell’aspettativa di vita degli italiani è la testimonianza del continuo miglioramento delle politiche sanitarie del nostro Paese. Tuttavia, il fenomeno dell’invecchiamento è inevitabilmente legato all’insorgenza di malattie croniche che spesso esitano in disabilità cognitiva e fisica, in grado di compromettere significativamente la qualità di vita delle persone.

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Le stime indicano che nel 2030, circa 8 milioni di italiani saranno affetti da 3 o più malattie croniche e altrettanti 8 milioni saranno affetti da almeno una malattia cronica grave (ISTAT). Ipertensione, malattie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie, depressione, ansia e demenza saranno le capofila di questa pandemia di multi-morbilità.

Alla luce di questi dati è imperativo non farsi trovare impreparati, pena il collasso del sistema. La prevenzione da una parte e la long-term care dall’altra rappresentano i fulcri di un sistema sanitario che promuove un invecchiamento in salute, ma che al contempo si fa carico efficacemente degli aspetti sanitari e sociali della persona con multi-cronicità e disabilità.

In questo scenario l’assistenza domiciliare integrata (ADI) rappresenta uno dei servizi fondamentali della rete di assistenza per l’anziano fragile, configurandosi come l’alternativa più efficace ed economicamente sostenibile all’attuale modello che ruota attorno all’ospedale.

ADI (Assistenza Domiciliare Integrata)

L’ADI rappresenta una forma di assistenza alla persona che si avvale di servizi sanitari e sociali tra di essi integrati, destinata al cittadino che, a causa di condizioni morbose e svantaggi sociali, ha sviluppato uno stato di non autosufficienza che gli impedisce di usufruire dei servizi sanitari ambulatoriali, ma per il quale, allo stesso tempo, l’utilizzo dei servizi ospedalieri risulta inappropriato.

I principali obiettivi dell’ADI sono:

1. L’assistenza a persone con patologie trattabili a domicilio, al fine di evitare il ricorso inappropriato al ricovero in ospedale o ad altra struttura residenziale;

2. La continuità assistenziale per i dimessi dalle strutture sanitarie con necessità di prosecuzione delle cure;

3. Il supporto alla famiglia;

4. Il recupero delle capacità residue di autonomia e di relazione;

5. Il miglioramento della qualità di vita anche nella fase terminale.

ADI in Lombardia

Il tema dell’invecchiamento riguarda da vicino Lombardia che conta oltre 2 milioni di over-65 residenti.

I dati del Ministero della Salute, contenuti nelle indagini di approfondimento sull’ADI realizzate nel 2017 e nel 2018 da Italia Longeva, mostrano che solo l’1,8% degli over-65 e il 2,9% degli over-75 lombardi sono assistiti al proprio domicilio.

Le indagini hanno preso in esame cinque aziende sanitarie lombarde: ATS Milano, ATS Brianza, ATS Bergamo, ATS Montagna, ATS Valpadana, la cui popolazione è costituita per oltre il 21% da anziani, che sono anche i principali fruitori dell’ADI (è over-65 il 90% delle persone assistite in casa).

Dalle indagini emerge una certa variabilità all’interno del territorio regionale per quanto concerne le prestazioni offerte rispetto a quelle inserite nei LEA (ai primi posti l’ATS Brianza e l’ATS Milano, rispettivamente con il 97% e il 94% delle prestazioni ADI erogate), le ore dedicate a ciascun assistito (23 a Milano, oltre la media nazionale di circa 20 ore) e il costo pro capite dei servizi (si va dai 543 euro dell’ATS Montagna agli 891 euro dell’ATS Brianza). Tuttavia, la differenza non è sempre ascrivibile a inefficienze delle aziende sanitarie. Al contrario, l’esistenza di modelli organizzativi così eterogenei, che presuppongono differenti gradi di intensità assistenziale, è dovuta alla suddivisione dei servizi stessi tra il sistema delle cure domiciliari e gli altri attori che contribuiscono alla long-term care. Tali differenze non sono altro che il frutto dell’adattamento dei servizi alle esigenze dei singoli territori.

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Fonte:

Indagine “L’Assistenza Domiciliare in Italia: chi lo fa e buone pratiche”, Italia Longeva, 2018.

Link http://www.italialongeva.it/wp-content/uploads/2018/07/LTC_ADI2018.pdf

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