Pinacoteca di Brera – serata musicale con gli studenti della Civica C....

Pinacoteca di Brera – serata musicale con gli studenti della Civica C. Abbado

L’appuntamento di febbraio del terzo giovedì del mese con Brera Musica e gli studenti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado nella Pinacoteca di Brera è fissato per il 21 febbraio 2019 con la classica e affollatissima non-stop, dalle ore 18.00 alle 22.15.

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Come sempre la serata musicale offre al pubblico l’occasione di ammirare l’intera collezione del Museo, visitare le splendide sale riallestite e naturalmente ascoltare i giovani interpreti, che si collocheranno in diverse sale all’interno della Pinacoteca: la scelta del programma scaturisce come di consueto dalle emozioni suggerite dai dipinti. 

Gli studenti saranno inoltre disponibili a rispondere alle domande del pubblico, in un inconsueto, dinamico scambio tra le arti.

Il quintetto di musica antica costituito da BrundrettQuappe MoyaLauwaertBurattini Bawonointitola il suo programma “Chiaroscuro: musica nella prima metà del Seicento italiano”. Il gruppo esplora il repertorio pubblicato ed eseguita durante la prima metà del Seicento nelle città di Venezia, Napoli e Milano, centri propulsori per lo sviluppo e la diffusione dell’arte pittorica e delle fonti musicali, appartenenti al repertorio ecclesiastico e alla musica eseguita nell’ambito delle corti. Per questo la formazione alterna opere sacre a opere profane e brani vocali a strumentali. La sala in cui il quintetto suonerà è la XXVlll, dove è presente il quadro di Caravaggio Cena in Emmaus: esiste un vincolo storico e stilistico fra le opere di questo autore con la musica della prima metà del Seicento. La drammaticità realistica e teatrale del chiaroscuro caravaggesco trova in musica un parallelo nella nascita dello stile recitativo e nella seconda pratica monteverdiana, alla quale aderiscono molti dei contemporanei del cremonese che si ritrovano nel programma.

La  Veduta del bacino di San Marco dalla punta della Dogana di Canaletto, perfetta prospettiva di una Venezia settecentesca immersa in una luce brillante e senza tempo,  cornice ideale per la musica di Antonio Vivaldi, ispira il trio costituito da Sara Zinzani, Bartolomeo Dandolo Marchesi e Maria Loichinger.Entrambi originari di Venezia, i due artisti incrociarono i destini nel 1717, in occasione di una delle numerose opere teatrali di Vivaldi, negli anni in cui era maestro dei concerti e impresario del Teatro Sant’Angelo: scenografie e fondali vennero dipinti da Canaletto e dai suoi figli. Anche in questa occasione l’opera di Canaletto, nella sala XXXV, farà da sfondo all’arte di Antonio Vivaldi.

La performance di Stefano Grasso prevede l’uso di percussioni, radio, campionamenti ed elettronica dal vivo: considerato l’utilizzo di marchingegni moderni, lo spazio della performance è la sala XXIII, collocata vicino a opere del XX secolo. Riferimento specifico è La città che sale di Umberto Boccioni, opera del 1910, anno a cui risalgono le opere dei campionamenti utilizzati con il “sample player” -spiega Grasso- “uno strumento elettronico su cui vengono inseriti frammenti musicali preparati, che possono essere fatti partire percuotendo su zone specifiche dello strumento. L’utilizzo di questi frammenti crea ciclicità ritmiche-armoniche-melodiche disomogenee e semi casuali. La parte di elettronica dal vivo è invece un kaoss pad, ovvero uno strumento collegato a tre microfoni a contatto -a loro volta collegati a piccole percussioni- che agisce su diversi parametri del suono acustico”.

Alessandro Viggiano e Andrea David si esibiranno, a turno, nella grande sala VIII.

Il primo intitola il suo programma “La musica romantica e l’arte italiana” e si concentra su Liszt, tra i maggiori esponenti della musica romantica. Il secondo libro degli Années de pèlerinage, raccolta che descrive i vari momenti della vita dell’artista, è intitolato Italia poiché tutti i brani che lo compongono si ispirano all’arte italiana: Sposalizio si ispira infatti allo Sposalizio della Vergine di Raffaello (sala XXIV),Penseroso alla statua Il Penseroso scolpita da Michelangelo, La Canzonetta del Salvator Rosa a una canzone del compositore italiano Giovanni Bononcini, i tre Sonetti di Petrarca alla poesia del poeta toscano e Après une lecture de Dante alla Divina Commedia dantesca. L’importanza che Liszt ebbe per la musica romantica si manifestò anche nella musica di autori ai lui contemporanei come Fryderyk Chopin, altro protagonista del programma di Alessandro Viggiano. La tecnica pianistica e la nuova poetica che Liszt e Chopin andarono a creare con le loro composizioni fu di ispirazione per tutti i compositori della generazione successiva, tra cui spiccano come pianisti e compositori Alexander Skrjabin e Sergej Rachmaninov.

Andrea David spiega, con le sue note, la scelta della Sala VIII e di Chopin e Liszt. 

“Non sarebbe forse illogico negare che se le note dei romantici si trovassero a convivere con le tempere dei teleri veneziani si assisterebbe ad un fulgido e altresì incommensurabile trionfo dell’Arte?

Un pianoforte posizionato di fronte al quadro più grande del museo (sala VIII) infatti risulta essere la sola e imperdibile occasione per sposarli entrambi.

26 m2 di tela dipinta sono pronti a mescolarsi interamente con quanti più accordi, arpeggi e acciaccature possibili così da poter anche arrischiarsi a trovare paragoni e affinità tra musica e pittura.

E dunque così come la presenza di Dante Alighieri tra gli uditori di S. Marco, oppure le cupole di Venezia e gli ondosi appennini nel contesto di Alessandria d’Egitto regalano all’opera dei Bellini un curiosissimo senso di “altro”, un complesso di significati celati, la stessa cosa accade nella musica.

Incessantemente ricca è infatti la musica chopiniana di armonie dedite a ricordare la Polonia per esempio. Il fatto è che non ci si capacita mai purtroppo di quanto materiale implicito si nasconda dietro un’interpretazione pianistica o dietro il colore di un quadro; ma volenti o nolenti è quasi impossibile sottrarsi del tutto alle visioni, sparute e accennate sì, ma dense di significati, o meglio di emozioni. Perché poi sono quelle stesse a vincere alla fine, che fuoriescano da una tela o da uno studio di Chopin.

E poi ancora? altro da dire? Ci sarebbe l’aria, il vento, la brezza che sembra uscire dalla cornice e adagiarsi sulla tastiera, per poi pian piano rinascere, e rivivere non in urlo, non in grido, ma in sospiro.” (Andrea David)

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