Una foresta di cemento, un porto, una conca fallata

Una foresta di cemento, un porto, una conca fallata

darsena-324x233 Una foresta di cemento, un porto, una conca fallata Cultura Milano

Scorgere un porto tra palazzi che si ergono come enormi alberi pietrificati è cosa davvero insolita. Eppure, in zona Porta Ticinese, c’è una Darsena che anticamente fungeva da porto cittadino. Fin dal Medioevo esisteva in quel luogo un laghetto, detto di S. Eustorgio, che veniva utilizzato per fare attraccare le barchette. Già allora, infatti, Milano possedeva una fitta rete di canali navigabili. All’inizio del 1600 si decise di realizzare una grande Darsena proprio lì, luogo di confluenza dei navigli. In pratica si presero le acque dell’antico laghetto e si riversarono in una nuova fossa. Osservandola oggi, la Darsena rivela una configurazione a banana, segno che dovette essere adattata al perimetro delle antiche mura. Si era preferito infatti mantenerla in una zona periferica.

La Darsena, da zona malfamata a luogo ricercato

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Come ogni scalo marittimo, quel luogo divenne presto zona malfamata. Ancora fino al 1979, barconi carichi di materiali edili, attraccavano in quel porto cittadino. Oggigiorno, di tanto in tanto, qualche barca ancora si vede. La Darsena ha però perso la sua funzione originale. Da zona malfamata, oggi è divenuta una delle zone più ricercate per i gestori di locali pubblici.

Un governatore incauto

Al tempo in cui fu realizzata la Darsena, il Ticinello o Naviglio Grande, già esisteva. Insieme alla Darsena si decise invece di realizzare il Naviglio Pavese, che doveva giungere fino a Pavia. A quel tempo vi era un governatore abbastanza ambizioso. Altri prima di lui avevano fallito in quell’impresa; ma egli riteneva di poter fare meglio dei predecessori. Volendo assaporare anticipatamente la gloria di una simile impresa, appena i lavori furono avviati, fece erigere fuori Porta Ticinese una grande lapide commemorativa.  Qui egli era indicato come autore della grande opera.

La conca fallata

Sfortuna volle che le difficoltà cominciassero fin dal principio. A causa di un forte dislivello, infatti, si poté rendere il canale navigabile solo per il primo tratto; fino a una conca che i cittadini, beffardamente, battezzarono “Conca Fallata”. Tale nome risuonò per i secoli successivi come derisione nei confronti di tutti i politici incauti. I lavori per la realizzazione del Naviglio Pavese furono ripresi poi in varie tappe, ma ci vollero ben 580 anni per completarli! Per far giungere a Pavia quel naviglio, furono realizzati 33 chilometri di canale e ben 12 conche. Il sogno dei milanesi fu però finalmente realizzato! Con la sua ultimazione si chiuse l’epoca della costruzione dei navigli.

Le vie d’acqua restano inutilizzate

Oggi le poche vie d’acqua superstiti non sono solcate da barche. Né se ne scorgono attraccate presso la Darsena, se non in casi eccezionali. Si vedono solo strade d’asfalto contornate da tanti cumuli di metallo che sono le automobili. Queste sembrano disseminate come i grani di un rosario lungo il cordoncino della corona. E proprio come a passo di rosario procedono durante il loro tragitto! Milano è una delle città più inquinate del pianeta. Eppure, pochi si rendono conto che il traffico stradale potrebbe essere in larga parte assorbito dalle vie d’acqua.

Queste restano invece inutilizzate. La copertura dell’ampia rete dei navigli fu una strategia politica adottata per incrementare le vie asfaltate e con esse la circolazione delle automobili. Oggi però bisognerebbe fare marcia indietro, e Milano ne ha la possibilità.
Dal libro ‘Benvenuta a Milano un intreccio di voyeurismo, amore, antichi castelli e vie d’acqua’ di Michela Pugliese
https://www.youcanprint.it/fiction-generale/benvenuta-a-milano-un-intreccio-di-voyeurismo-amore-antichi-castelli-e-vie-dacqua-9788892664661.html 
https://gocciadinchiostro.wordpress.com/

 

Sono nata a Vibo Valentia il 18 gennaio 1963 ma vivo e lavoro a Milano. Sono autrice di vari saggi storici e romanzi a sfondo storico. Tra questi: Pedine di un gioco contraffatto; Messer Cicco milanese eccellentissimo; La sindrome di Stoccolma; Dea di seduzione; Benvenuta a Milano, un intreccio di voyeurismo, amore, antichi castelli e vie d’acqua.

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