WorkArt! I Quadro Generale e la musica per esprimere le proprie emozioni

WorkArt! I Quadro Generale e la musica per esprimere le proprie emozioni

8354bac8-a93f-41b8-8e37-e4e0cce058ce-324x324 WorkArt! I Quadro Generale e la musica per esprimere le proprie emozioni Cultura WorkArt

Milano-Di ritorno da uno dei miei giri per l’Italia che ogni tanto servono a schiarire le idee e la mente per dar corpo a nuovi progetti, a Milano, al solito bar di Festa del Perdono incontro i Quadro Generale, duo musicale formato da Milo Bazzari e Michela Porazzi che ci raccontano di come la musica abbia giocato un ruolo fondamentale nella loro esistenza. Un binomio inscindibile quello tra le emozioni provate dai due nel corso della vita e la musica, compagna di esperienze e valvola di sfogo per esprimere quegli stati d’animo che, a parole, è così tanto complesso esternare. Ci buttiamo allora nell’intervista, nelle domande che diventano un turbinio di notizie sui viaggi che hanno intenzione di fare e sulla cultura musicale di entrambi, sterminata e profondamente tecnica oltre che emotiva, requisito fondamentale per fare della propria passione un lavoro vero e proprio. E’ questo che ci è piaciuto di loro: l’intraprendenza e la determinazione nel perseguire un obbiettivo che nei confini del mondo può e deve essere raggiungibile.

L’intervista

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Le origini della vostra band e la scelta del nome: chi sono e come sono iniziati i  “Quadro Generale”?

Le nostre origini si collocano in un tempo remoto, parliamo di circa due anni fa. Ai tempi avevamo già un duo di cui preferiamo non rivelare il nome, basti sapere che eravamo abbastanza inesperti. Dopo un anno di pausa abbiamo deciso di ritrovarci e di ricominciare da capo, con un nuovo nome, un nuovo stile e una determinazione più forte. Il nome “Quadro Generale” è venuto in mente a Michela, in arte Chamile, la cantante, e poi approvato dal chitarrista Milo. Non è un nome che racchiude un significato profondo, non si sta parlando del quadro elettrico mi raccomando, si sta semplicemente parlando di un “quadro generale“.

Il vostro cavallo di battaglia e il vostro “credo artistico”, raccontateci cos’è la musica per voi.  

Per noi la musica è la massima espressione del proprio io interiore, in quanto siamo pessime persone a parlare dei nostri sentimenti normalmente. Una frase che diciamo spesso, e che si può considerare il nostro motto, è “Art has no rules”, l’arte non ha regole. Il nostro cavallo di battaglia è Hallelujah I Love Her So, pezzo di Ray Charles, il primo che abbiamo suonato insieme e che ci teniamo a fare ogni volta che ci esibiamo.”

Lavoro, studio, musica: come si intreccia il tutto nella vostra vita?  

Molto semplice in realtà. Frequentiamo entrambi scuole di musica, Milo al CPM e Michela all’Accademia09, studiamo ciò che ci piace fare e siamo molto contenti di questo. Michela lavora anche in una pizzeria, però solo a pranzo, quindi riesce a trovare tempo per tutto.”

Looking for Art: come tutto ha avuto inizio e l’attuale collaborazione.

Conosciamo Looking for Art da un po’ di tempo. Abbiamo suonato per un paio di serate all’Hollywood e avevamo accompagnato anche la serata di finale al Just Cavalli lo scorso giugno. Da settembre di quest’anno siamo stati reclutati come direttori musicali del loro contest artistico.  Abbiamo accettato la richiesta con molto piacere, troviamo l’iniziativa molto interessante e fresca e ci piace l’ambiente in cui lavoriamo.”

Un viaggio che vorreste fare inerente alla vostra musica?  

Ci piacerebbe molto ripercorrere geograficamente la “storia della musica americana”, che è quella che ci influenza di più, visitando i vari luoghi “di culto” (Memphis, Nashville, New Orleans, Chicago, il Missouri…), magari avendo anche l’occasione di fare busking per strada o suonare in qualche locale.”

La vostra musica può oggi dirsi vostro sostentamento o è ancora tutto in fase di evoluzione? 

Da un anno a questa parte abbiamo cominciato a prendere la musica e il mondo che la circonda seriamente. È solo un inizio, ma speriamo sia una solida base per il futuro.”

Cosa significa essere artisti nel 2018? E nel 2018 si può vivere di arte? 

Sì certo, si può fare, ci si deve però preparare al fatto che non tutto andrà sempre come si creda. Vivere d’arte è coraggioso e ti dà molte soddisfazioni. Da un punto di vista personale noi  due studiando ci rendiamo conto dei nostri miglioramenti ed è bello a distanza di anni guardarsi indietro e dire “cacchio ora queste cose le so fare”. Quindi la difficoltà non ci fa paura, siamo sicuri di quello che stiamo facendo e continueremo a crederci e a migliorare. Pensiamo sia quello che ogni artista debba fare per trasformare la propria passione in una professione.

Quali sono le vostre prossime date, i vostri prossimi progetti, le vostre idee.

Il 21 dicembre ci troverete a suonare per la serata natalizia di Looking for Art, probabilmente Michela sarà vestita da Babba Natala, quindi iniziate a segnarvelo in agenda.” Altre date saranno disponibili a breve sui canali social (Instagram e Facebook) del duo con tutti i dettagli e le location.

Avete un repertorio vasto e ben assortito, la scelta delle canzoni è condivisa? Raccontateci come scegliete le canzoni e qual è il processo per renderle parte del vostro repertorio.

La scelta delle canzoni è sempre condivisa, diciamo che però propone di più Milo che ha sicuramente una cultura musicale più vasta di Michela, sempre aperta a qualsiasi genere. Ci vediamo, ascoltiamo le canzoni e iniziamo subito a provarle, aggiungendole poi alla scaletta. A seconda della serata poi decidiamo quali brani preparare o ripassare.”

Un viaggio nel vostro mondo e come questo influenza la vostra musica: le vostre emozioni, persone importanti della vostra vita, come la vostra musica fa parte della vostra vita privata e come la vostra vita privata fa parte della vostra musica.

“Come abbiamo già detto siamo due persone che faticano a parlare delle proprie emozioni, la musica quindi ci aiuta proprio ad esprimerci. Ci sono periodi magari un po’ più stressanti di altri, in cui proprio sentiamo il bisogno di trovarci a suonare per buttare fuori tutta una serie di emozioni che magari ci teniamo dentro da un po’. La musica è la nostra “medicina”.  Milo da parte sua ha i suoi genitori, il papà perché gli ha trasmesso la passione per la chitarra e la musica in generale e la mamma che è sempre rimasta una fedele ascoltatrice. Michela ha invece iniziato col basso del papà e poi con la chitarra della mamma, riuscendo così a trovare la sua ‘scappatoia’ suonando e cantando.”

Progettate di scrivere canzoni? Il mondo dei cantautori è nei vostri progetti?

Abbiamo già iniziato a scrivere canzoni nostre e nelle ultime serate che abbiamo fatto le abbiamo suonate, ricevendo un buon feedback dal nostro pubblico. Scriviamo principalmente in inglese perché si sposa meglio con i generi che facciamo, ma vorremmo provare a scrivere anche in italiano. Uno dei nostri progetti futuri sarà sicuramente  un album e ci piacerebbe anche iniziare a suonare per strada.”

Un viaggio attraverso l’America

Quando parliamo del viaggio accennano poco ai dettagli in prima battuta. Poi un po’ la mia fissazione per i viaggi e un po’ la curiosità li spingono a parlare sempre di più arrivando a raccontarmi di questo progetto, successivo al conseguimento dei diplomi, che li porterebbe entrambi in America, lungo la strada che segue la storia della musica nelle città sopracitate. Come durante tutte le fasi in cui si parla di musica come emozione, ad entrambi balena una luce diversa negli occhi quando raccontano dell’aria musicale che si respira in queste ‘capitali’ mondiali di diversi generi musicali, luoghi dove la musica ha preso fissa dimora da molto tempo, una sorta di Eldorado per qualsiasi musicista che voglia migliorare e trovare la propria strada. Ci vorrà ancora tempo prima che volino negli States, per questo almeno una volta un Live andrebbe ascoltato, se non fosse che per la passione e l’amore che trapela da ogni nota da loro prodotta.

Contatti e pagine social

Fb: https://www.facebook.com/generalsquare/?ref=br_rs

Instagram: https://www.instagram.com/quadrogenerale/

Simone Mannarino
Dottore in Storia con specializzazione in storia del giornalismo alla statale di Milano e aspirante giornalista, ricerca un approccio diverso ai fatti e ai contesti in cui si sviluppano. Innamorato del calcio e dello sport in generale. Tifoso del Brasile in questi mondiali che Zoom ha raccontato fino alla vittoria finale della Francia. Immerso in nuovi progetti per la prossima stagione ora che i mondiali ci hanno salutato.

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