WorkArt! Menegatti: un artista in viaggio

WorkArt! Menegatti: un artista in viaggio

img_1095-324x376 WorkArt! Menegatti: un artista in viaggio Cultura WorkArt   Milano-Piovosa settimana del ponte dei morti a Milano, piazza Duomo piena di turisti nonostante il freddo tagliente si introduca abusivamente fra le pieghe delle sciarpe e Università gremita da studenti in preparazione dei prossimi esami. L’inverno sta arrivando e nel solito Arnold’s Coffe di via Festa del Perdono arriva Gianfranco Menegatti, pittore e ideatore di RocksArt oltre che di tantissime opere concettuali, per raccontarsi a WorkArt. Ci siamo conosciuti, ancora una volta, ad un evento di Looking for Art, proprio mentre Gianfranco stava per presentare una sua opera all’Hollywood Milano e io mi trovavo lì, un po’ per caso, un po’ per abbeverarmi da quella fonte di cultura giovane e sempre in movimento che rappresenta Looking in città. L’idea dell’intervista nasce quando mi rendo conto degli atteggiamenti da artista navigato e da uomo convinto delle proprie scelte che Menegatti mette in mostra nei suoi quadri e anche con il pubblico della serata. Un animale da palcoscenico, che convinto fortemente di ciò che sta portando avanti, contagia tutti con il suo entusiasmo.

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Come hai iniziato a dipingere? Raccontaci le tue esposizioni e gli inizi

“Ho sempre disegnato. Non ho ricordi d’infanzia non legati al disegno, facevo impazzire mia madre perché le riempivo casa di scarabocchi e lei non sapeva più dove metterli. Verso l’età di 7-8 anni ho conosciuto per la prima volta mio padre, i miei sono separati, in quel momento ho realizzato che avevo preso questa passione da lui, era stato un pittore per un periodo della sua vita. Mio padre, quando ero ancora giovanissimo, mi insegnò le proporzioni facendomi realizzare delle copie di complessi quadri di Botticelli e Rubens. In realtà preferivo disegnare i cartoni animati, ovviamente, ma ben presto ne capì l’importanza.
Stavo imparando a disegnare, sul serio.
Più tardi, con gli studi, sono migliorato molto e ringrazio i miei insegnanti del liceo artistico perché ad ogni tipo di evento mi invitavano a realizzare dei ritratti dal vivo; e guadagnavo abbastanza bene. In un occasione, ho anche eseguito il ritratto del Sindaco in diretta televisiva. Motivato a seguire i miei sogni ho lasciato tutto e sono venuto a Milano da solo. Mi sono laureato all’Accademia di Brera in pittura, due anni fa.”

Il tuo credo artistico e le tue intenzioni a livello artistico ma anche le tue passioni e le tue capacità nel mondo dell’arte.

“Non so cosa voglia dire vivere senza una passione. Purtroppo sono molti, i sostenitori della tesi secondo cui fare l’artista non è una professione. Io credo qualsiasi passione possa diventare un lavoro, fare l’artista richiede uno sforzo immane ma la motivazione è la chiave per ottenere risultati, in qualunque campo. Io non ho la motivazione per studiare medicina, allenarmi tutti i giorni o chissà che, ho un bisogno innato di fare arte e non l’ho deciso io. È così e basta. Che lo raggiunga o meno sarò sempre schiavo di questo mio sogno.”

Lavori, hai studiato e fai l’artista: raccontaci il tuo percorso artistico e quello personale: come si intrecciano?

“Quando sono venuto a Milano ho preso una scelta davvero importante. Ho lasciato tutto per seguire il mio sogno. Mi sono pagato gli studi e l’alloggio facendo mille lavori. E a proposito di questo, anche a lavoro sono “l’artista”. I colleghi e i capi sono i miei primi estimatori. Hanno miei quadri e vengono alle mie mostre. Questo mi fa molto piacere e mi riempie d’orgoglio e motivazione. Nonostante sia sempre in una ragnatela d’impegni, lavoro e arte, per ora, va tutto bene!”

Looking for Art: tre parole e una marea di emozioni. Cosa è significato per te collaborare con LfA e quanto sono stati importanti per te in questi mesi. 

“Il gruppo di Looking for Art e la collaborazione con loro è fantastica, l’anno scorso, durante il contest, mi hanno permesso di mettermi alla prova. Adoro la competizione e sono sempre un toro. Ho imparato molto da loro e mi hanno inserito in un ambiente artistico moderno e curato. Quando abbiamo creato RocksArt, la mia cellula, ero al settimo cielo e sapevo di aver ottenuto una grande possibilità. E, come si dice, grandi cose necessitano grandi responsabilità. Come ho sempre fatto, quindi, ci ho messo dentro tutto me stesso e la mia voglia di creare qualcosa e ho dato a mia volta la possibilità ad altri artisti di farsi conoscere. Inoltre, ho sempre cercato di coinvolgere il pubblico, la parte più importante dietro i miei eventi.”

Un viaggio che vorresti fare inerente alla tua arte

“Adoro viaggiare e se posso permettermelo lo faccio sempre. A dire il vero, però, non ho un posto dove vorrei andare inerente all’arte. Adoro scoprire posti nuovi per raccogliere a piene mani diverse ispirazioni. Tutto ciò che vedo fuori può essere un idea geniale, o almeno lo è per me. In realtà, mi sento figlio del mondo. Sono a Milano per mia scelta e per seguire i miei sogni pittorici. Allo stesso modo in cui sono venuto qui potrei andare a vivere ovunque. L’importante è che ovunque vada, possa sentirmi libero di creare la mia arte e poter prendere ispirazione da quel determinato posto. Potrei dire, quindi, che sono tuttora in viaggio.”

La tua arte ad oggi può dirsi tuo sostentamento o è ancora tutto in fase di evoluzione?

“Ad oggi, ho venduto tutti i quadri che ho realizzato quest’anno, eccetto due, è un ottimo punto della mia carriera artistica. L’arte, però, non la faccio per guadagnare,  è una battaglia che faccio tutti i giorni con me stesso per vedere fin dove possa spingermi. Io credo nella bellezza eterna, quando dipingo non penso a vendere, cerco di creare qualcosa di bello e magnifico, faccio tutto quello che posso perché lo sia, idealizzo i miei quadri perché siano belli nel passato, nel presente e nel futuro, studio tantissimo ogni mia opera. Prediligo la qualità alla quantità, e la qualità richiede tempo e dedizione, quest’ultima può essere venduta al suo vero prezzo, che è alto. Se volessi fare soldi col disegno mi sarei buttato nelle commissioni, o avrei fatto altro, invece cerco di non farne mai nessuna. Se alla gente piace ciò che faccio e perché lo faccio col cuore, e ciò che fai col cuore si vede.”

Cosa significa essere artisti nel 2018? E nel 2018 si può vivere di arte?

“Non mi piacciono gli artisti del 2018, quelli che fanno “arte” giusto per farla, che vorrebbero a tutti i costi diventare famosi sui social e apparire come “artistoidi”, vogliono la fama senza faticare. L’arte del 2018, per essere fatta, richiede lo stesso sforzo che richiede per essere vista: zero. Sono come quelle canzonette che vanno di moda un mese e poi se le dimenticano tutti, hai presente quei gruppi che emergono col singolo poi spariscono? L’artista crea perché è in battaglia con se stesso. Se diventerò famoso non voglio restarci per un mese: voglio rimanere tale. Non smetterò di dipingere solo perché magari nessuno guarderà ciò che faccio, neanche se non vendo o non vengo capito. Faccio arte perché amo farla. Se lavoro e passione coincidono e riesci a vivere della tua arte, hai solo da esserne fiero, non vedo perchè un bravo artista non debba essere riconosciuto, non dico che creare arte per vendere sia sbagliato, tutti dobbiamo pagare le bollette, voglio solo sottolineare che tutte le mode vanno e vengono ma le opere d’arte dovrebbero avere sempre lo stesso valore, o aumentarlo. Si può certamente vivere d’arte, anch’io vorrei, ma non è una cosa semplice o alla portata di tutti.”

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Ho così tante idee che probabilmente non mi basta una vita sola per realizzarle tutte, sono contentissimo della reazione del pubblico riguardo la mia arte ma non sono arrivato nemmeno ad un decimo di ciò che vorrei essere, o di quello che potrei fare. Ho una miriade di progetti in ballo, non tutti pittorici, alcuni concettuali e completamente lontani da ciò che faccio oggi, che sto portando avanti con il mio fidato amico e collaboratore fotografo Gianluca Balestrazzi (@medicinaoculare). Il mio sogno e scopo è quello di diffondere l’arte e la teoria che vi è dietro e magari sì, risvegliare nella gente la fantasia e la curiosità, che al giorno d’oggi sono spesso tralasciate.”

Spiegaci il tuo stile di pittura e come è nato. Cosa sono i “quadri rebus” se così si possono definire.  

“Per ogni artista avere uno stile è fondamentale. Un mio insegnante diceva: “Se la tua opera non è facilmente riconoscibile tra mille, non hai fatto nulla di unico”. Ho studiato a lungo come essere me stesso e finalmente ho raggiunto uno stile tutto mio che sto evolvendo mano a mano. Arrivato all’Accademia, al primo anno, ero un artista del bianco e nero. Non avevo ancora trovato me stesso. Grazie agli insegnamenti forti ma intelligenti del mio docente Stefano Pizzi sono stato in grado di farlo. Mi “ha obbligato” a lasciare la figura umana e il bianco e nero per dedicarmi alla pura astrazione basata solo sul colore. La odiavo. Così, dalla mia insoddisfazione, un giorno ho preso tutte le mie tele astratte colorate e le ho riempite di figure femminili. Avevo trovato me stesso, ciò che amavo ed il modo giusto per farlo. Ne fu entusiasta anche lui e credo che fosse stato il suo piano fin dall’inizio. Ho poi espanso la mia arte, ho studiando così tanto che neanche te lo immagini. Ogni giorno divoro libri, audiolibri video di tutti tipi sulla pittura e l’arte. Al momento ho sempre fatto quello che ritenevo più bello, lasciandomi spazio per sperimentare con diversi materiali e tecniche, senza mai rinunciare alla mia libertà.

Per quanto riguarda i “quadri rebus”, credo e sostengo fermamente che il vero significato delle opere d’arte in genere lo sa solo l’artista. Tutte quelle belle favole che ci raccontano sui libri sono solo ipotesi, nessuno si apre davvero così tanto. I miei quadri sono delle finestre che si affacciano a delle storie. Se avessi voluto spiegarle a parole avrei scritto dei libri. Invece ho scelto di dipingere. Allo stesso modo, vorrei sapere cosa vogliono dire i miei quadri preferiti, ma di nuovo, posso solo fare delle ipotesi. Molti credono di sapere, per esempio, il significato della Monna Lisa, ma nessuno lo sa. È da poco uscito uno studio secondo cui lei potrebbe essere la madre cinese di Leonardo, giusto per rendere l’idea della complessità di quel quadro.”

Il TintShiftig

“Il 5 novembre con RocksArt all’Old Fashion di Milano presenterò la mia ultima fatica “Devil in a new Dress”. Una sola opera. Basta. Dentro ho raccontato una grande storia: la mia e la vostra. Vorrei far soffermare la gente il più possibile a guardarla. Ho studiato e, posso dire, inventato una tecnica di colorazione che ho rinominato “tintShifting”. Ciò che posso preannunciarvi è solo che questo quadro è impossibile da fotografare, difficile da guardare e da spiegare. Noterete soltanto che il viso di lei cambierà espressione a seconda di dove e come lo guardate. Non ci credete? Venite a vederla voi stessi. Non credo esista niente del genere. Come ho fatto? Questo è un altro segreto che vi invito a scoprire studiando il quadro. Ebbene sì, lei potrebbe guardarvi davvero male se non provate! Infine, vorrei sottolineare che non mi interessa che voi capiate ma che interpretiate. Alcune cose devono essere invisibili per poter essere viste. E può farlo solo chi guarda veramente affondo. Ogni giorno puoi scoprire qualcosa di nuovo in un quadro. Provaci.”

Un viaggio nel tuo mondo e come questo influenza la tua arte: le tue emozioni, persone importanti per te, come la tua arte è influenzata dalla tua vita privata.

“L’arte è qualcosa che deve raccontare una storia. Rappresento figure femminili perché credo che le donne siano la cosa più bella e unica che ci sia. Le rappresento da sempre. Nella mia vita ci sono state sempre tante donne e questo è stato una fonte di gioie e dolori, che ho sempre cercato di convertire in arte. Loro sono il mio esempio principale di forza e di magia. Mia madre mi ha cresciuto da sola, tenendo a bada me e le mie sorelle, è una donna di una forza incredibile. Vorrebbe che le facessi un ritratto, ma non mi sento ancora così bravo da riuscire a rappresentarla in tutta la sua bellezza. Detto ciò sono felicissimo di averla, nonostante ora io sia lontano. Spero di rendere onore a tutte le donne e di lanciare un messaggio forte. Non mi tiro assolutamente indietro se devo disegnare uomini, certo, ma penso che per veicolare il mio messaggio la donna sia la figura più adatta.”

Il rapporto con i social e il mondo dei giovani: raccontaci questo rapporto così importante per te.

“Internet è una lama a doppio taglio. Puoi usarlo per diffondere cultura e intelligenza, ma può essere anche usato per scopi loschi. Io lo amo perché è un mezzo potentissimo nelle mani di chiunque. Non devi essere ricco o importante. Tutti possono fare qualsiasi cosa su internet, io, principalmente, uso i social per divulgare la mia vita e la mia figura dietro i quadri. Cerco di trovare modi simpatici e divertenti, a volte anche misteriosi, per far crescere della curiosità anche online. Sempre con il mio fidato collega Gianluca (@medicinaoculare) ho realizzato un breve documentario online sulla mia vita e arte THE.ART DOCUMENTARY che sto pubblicando bisettimanalmente. Seguirmi può essere divertente, sicuramente i social non sono il massimo per guardare i miei quadri. In piccolo non rendono, ma per vederli ci sono gli eventi, e infatti uso i social maggiormente come mezzo pubblicitario. Voglio invogliare le persone a venire a vedere le mie opere. Tra le altre idee, sto preparando delle creazioni segrete che nascono per il social, e saranno adatte ad essere viste e acquistate online. (quindi restate sintonizzati! @menegattiart).”

Un sogno lungo una vita

Frase banale? Forse, ma mai azzeccata come in questo caso. Nella prima domanda il nostro artista ci racconta di come si è avvicinato per la prima volta alla pittura. Ma parlandone davanti a un caffè e sciogliendoci entrambi, ciò che non ha inserito nella risposta viene fuori: un cartolaio amico di famiglia regalava tutta la carta vecchia a sua disposizione per far disegnare il piccolo Menegatti, quando la madre, disperata, cercava di non farlo disegnare sui muri di casa. Ancora, ci racconta dei mille e più lavori fatti quando dall’Abruzzo (si, perché in tutto questo ha origini Maliane, nato in Abruzzo e trasferitosi prima a Rimini e poi a Milano) si trasferì a Milano utilizzati come sostentamento prima per la macchina e ora per la casa dove vive sulla linea verde. Perché scrivo “un sogno lungo una vita”? Perché Gianfranco ci racconta di come per fare ciò che sta facendo e per la sua arte abbia deciso di lasciare la famiglia sei anni fa (lui classe ’91, dunque a circa ventidue anni) per cercare la fortuna a Milano. Per ora ci sta riuscendo, tra infiniti arabeschi creativi e qualche caffè di troppo, con dei quadri che esprimono tutto lo studio, la passione e la dedizione che prova e immette verso la sua arte.

Simone Mannarino
Dottore in Storia con specializzazione in storia del giornalismo alla statale di Milano e aspirante giornalista, ricerca un approccio diverso ai fatti e ai contesti in cui si sviluppano. Innamorato del calcio e dello sport in generale. Tifoso del Brasile in questi mondiali che Zoom ha raccontato fino alla vittoria finale della Francia. Immerso in nuovi progetti per la prossima stagione ora che i mondiali ci hanno salutato.

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