Milano, la città dalle mille fonti d’acqua

Milano, la città dalle mille fonti d’acqua

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Antico laghetto di Santo Stefano

Abituati come erano alla disciplina, non sorprende che gli antichi romani la imponessero anche alla natura. Per accaparrarsi l’acqua, di cui erano grandi consumatori, costruivano acquedotti ovunque arrivassero. Non fu così quando conquistarono Mediolanum, come essi chiamavano la città di Milano. La città, infatti, era situata in un territorio ricchissimo d’acqua: non restava che regolarne il flusso.

Come i Romani imposero la disciplina ai corsi d’acqua

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Anziché lasciare i corsi d’acqua in balia del capriccio della natura, i disciplinati romani li deviarono secondo un piano preordinato: da una parte prosciugavano i terreni, dall’altra utilizzavano le acque raccolte per irrigare. Tutti i corsi d’acqua confluivano in un canale che realizzarono nella zona meridionale della città, la Vettabbia. Anche al fiume Olona fecero abbandonare l’alveo naturale per uno nuovo, e lo fecero infine riversare anch’esso nella Vettabbia. Questo canale, realizzato per l’evacuazione delle acque e per l’irrigazione, fu anche utilizzato per la navigazione.

Da Milano all’Adriatico scivolando sulle vie d’acqua

Alcuni storici narrano che per mezzo della Vettabbia, che sfociava nel Lambro a Melegnano, si potesse discendere il Po fino al mare. Già al tempo dei romani, Milano aveva quindi un porto capace di metterla in comunicazione con il mare Adriatico. Si pensa che tale porto era situato nei pressi dell’attuale via Larga.
Si suppone che i romani, amanti delle terme, abbiano anche modificato a beneficio delle proprie abitudini il corso del Seveso con due derivazioni: i Sevesetti. Una scorreva lungo il corso Venezia (chiamata in seguito Acqualunga), e portava l’acqua fino al centro della città servendo le Terme Erculee; l’altra era collocata in zona S. Marco per alimentare un antico fossato.

Le vie d’asfalto sostituiscono le vie d’acqua

Negli anni Trenta, e poi definitivamente negli anni Sessanta, è stato sotterrato un sistema idraulico, che fluiva efficacemente. Lo scopo era di far posto all’asfalto e all’industria delle automobili.  Tale intervento ha provocato ristagni d’acqua e disastri.  I veri indisciplinati non sono dunque i corsi d’acqua ma gli uomini.

Pessima gestione dei corsi d’acqua moderni

I milanesi moderni non hanno imparato nulla dagli antichi romani in quanto a gestione dei corsi d’acqua. Ciò è ampiamente provato dai continui allagamenti provocati dall’esondazione del fiume Seveso che segue ogni cospicuo temporale. Proprio prima del suo ingresso a Milano, infatti, il Seveso è costretto a Scorrere tra muri e cemento, convogliate in un passaggio sotterraneo talmente stretto da non riuscire a contrastare un normale flusso di piena. In realtà sono molti i torrenti sepolti sotto il cemento di Milano.
Dovremmo imitare gli antichi romani e comportarci in modo disciplinato per regolare il flusso del prezioso elemento.
Per approfondire l’argomento: saggio storico “All’ombra del castello” di Michela Pugliese.
Sito: https://gocciadinchiostro.wordpress.com/
https://www.ibs.it/all-ombra-del-castello-ebook-michela-pugliese/e/9788892664630
tps://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/331826/allombra-del-castello-2/

Sono nata a Vibo Valentia il 18 gennaio 1963 ma vivo e lavoro a Milano. Sono autrice di vari saggi storici e romanzi a sfondo storico. Tra questi: Pedine di un gioco contraffatto; Messer Cicco milanese eccellentissimo; La sindrome di Stoccolma; Dea di seduzione; Benvenuta a Milano, un intreccio di voyeurismo, amore, antichi castelli e vie d’acqua.

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