La battaglia di Legnano: come il Caroccio preservò l’onore, la forza e...

La battaglia di Legnano: come il Caroccio preservò l’onore, la forza e la gloria dell’indipendenza comunale

I-CARROCCIO-324x307 La battaglia di Legnano: come il Caroccio preservò l’onore, la forza e la gloria dell’indipendenza comunale Cultura   Il 29 maggio 1176, nei pressi di Legnano, fu combattuta un’importante battaglia tra l’esercito imperiale al comando di Federico I detto Barbarossa e la Prima Lega Lombarda. Quest’ultima si batteva per l’autonomia dei Comuni dall’Impero. Milano avanzava al seguito del suo Carroccio trainato da buoi, simbolo d’indipendenza comunale. Nei combattimenti, il Carroccio segnava il centro del comando: in cima a esso, su un’asta, era collocato lo stendardo della città. In esso era riposto l’onore, la forza, la gloria. La perdita del Carroccio in battaglia era reputato lo smacco peggiore che si potesse subire. Ben presto, la battaglia di Legnano assunse proporzioni inattese e violente; ma infine la Lega Lombarda ebbe la vittoria. E l’onore del Carroccio fu salvo. L’esercito nemico si disperse, e del Barbarossa non si ebbe notizia per alcuni giorni: s’iniziava a pensare che fosse morto.

Il feroce sovrano che non trovò posto nell’Al di Là

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Il Garobbio scrive: “L’esercito potente destinato a domare gli italiani è annientato… il bottino è immenso; i prigionieri non si contano. E il Barbarossa? Il Barbarossa non c’è più! Disperata e abbattuta nel castello del Baradello l’imperatrice veste a lutto: più triste novella non le potevano portare. A Pavia sono sbigottiti né sanno che accadrà dopo la scomparsa di siffatto uomo; ovunque si avverte un vuoto perché bastava il nome di quel cinquantenne a incutere rispetto e terrore. Ed eccolo riapparire tre giorni dopo, e nessuno più l’aspettava. E’ solo, disfatto, quasi non abbia trovato posto nell’al di là. Pare un fantasma… Ha sentito il cavallo colpito crollare pesantemente [durante la battaglia], ed è rimasto appiedato… sul campo di battaglia si è celato tra i cadaveri, sentendosi più morto di loro… nella polvere sta il suo sogno ed è gran ventura se la Lega non attacca Pavia, facendolo prigioniero… Vent’anni e sette eserciti per questo risultato… Il periodo migliore della vita sprecato contro un branco di ribelli sobillati da un Papa da lui non riconosciuto. Una città distrutta ha saputo mettere in campo un esercito quale lui stesso non è mai riuscito a raccogliere. Una massa di servi male affrancati, di mercanti arricchiti ha sbaragliato chi della guerra fa professione”.

Il Pontefice ingrato

Il prestigio dell’imperatore era irrimediabilmente compromesso. Rincuoratosi perché neppure l’inferno lo aveva voluto, il Barbarossa decise però di giocare d’astuzia. Avviò trattative con le città che costituivano la Lega Lombarda con lo scopo di scioglierla. Milano rispose che non avrebbe abbandonato il Papa suo alleato.

Il Barbarossa pensò dunque di togliere alla Lega l’appoggio di uno dei principali sostenitori: il Papa. Propose a quest’ultimo una sorta di baratto: lui avrebbe liquidando l’antipapa, ma in cambio Papa Alessandro avrebbe dovuto togliere l’appoggio alla Lega. Considerato il vantaggio, il Papa non si fece scrupoli a togliere il proprio appoggio alle città lombarde che si sentirono tradite e non mancarono di rinfacciargli come esse non lo avevano abbandonato al par suo.

La città dai tetti di paglia

Nell’accordarsi con l’imperatore, un punto su cui il Papa rimase fermo, fu quello di mantenere la città di Alessandria, così chiamata in suo onore come ringraziamento per il sostegno concesso alla Lega. Il Barbarossa invece avrebbe preferito che fosse abbattuta: la sola presenza della città costituiva per lui un intollerabile affronto. Poco prima della battaglia di Legnano, infatti, l’imperatore aveva determinato di distruggere la città di Alessandria: sembrava una preda facile, anche perché ancora neppure si era finita di costruire. La sua edificazione era iniziata nel 1168 e quando il Barbarossa aveva notato la città in costruzione con i tetti ancora di paglia, se ne era fatto beffa. La chiamava ‘Pàlea’, o città ‘della Paglia’. Avrebbe già allora voluto raderla al suolo perché avevano iniziato a costruirla senza il suo permesso, divenendo un simbolo della resistenza contro l’impero.

Un aiuto imprevisto

In aiuto di Alessandria era però giunta l’inclemenza del tempo. L’autunno piovoso e freddo, infatti, più che danneggiare i tetti di paglia della città, danneggiò l’esercito imperiale che le poneva l’assedio. Nonostante i suoi tetti, la città gli resistette da sola per ben quattro mesi, poi si sparse la voce che stavano giungendo rinforzi da Milano e da Piacenza, e il Barbarossa fu costretto a togliere l’assedio portandosi appresso lo smacco di non aver saputo espugnare una città che neppure era fornita di valide fortificazioni ma solo di semplici palizzate.

Ecco perché l’imperatore ne chiedeva a gran voce la distruzione. D’altra parte, quale interesse aveva il Papa nel fare abbattere una città che si stava edificando in suo onore? La costruzione di Alessandria fu dunque portata a termine. In quanto alle le città lombarde, non pensarono neppure doveroso cambiarle nome. Eppure, il pontefice non si era dimostrato troppo meritevole dell’onore concesso.
Nel 1177 a Venezia fu conclusa formalmente la tregua tra Papa Alessandro III e Federico Barbarossa. La tregua sfociò nel 1183 nella pace di Costanza che fu il primo riconoscimento dei comuni.
Dal libro ‘All’ombra del castello’ di Michela Pugliese.
https://gocciadinchiostro.wordpress.com/
https://www.youcanprint.it/storia-europa-italia/allombra-del-castello-9788892664630.html

 

Sono nata a Vibo Valentia il 18 gennaio 1963 ma vivo e lavoro a Milano. Sono autrice di vari saggi storici e romanzi a sfondo storico. Tra questi: Pedine di un gioco contraffatto; Messer Cicco milanese eccellentissimo; La sindrome di Stoccolma; Dea di seduzione; Benvenuta a Milano, un intreccio di voyeurismo, amore, antichi castelli e vie d’acqua.

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