WorkArt: Alessandro Zito e la dedizione verso ciò che fai

WorkArt: Alessandro Zito e la dedizione verso ciò che fai

img_9894-324x322 WorkArt: Alessandro Zito e la dedizione verso ciò che fai Cultura Milano tempo libero WorkArt   Milano-Torna WorkArt dopo due settimane di studio e interviste con l’ultimo vincitore del contest pittorico di Looking For Art, la cantera Milanese di artisti da cui la rubrica attinge quasi quotidianamente.

L’omonimo

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Ci siamo conosciuti quasi casualmente ad una serata, neanche a dirlo, di LfA. Tra i fumi dell’alcool milanese e le tele esposte tra il Tube e l’Hollywood, Alessandro mi ha subito colpito: voce da attore (vedremo più avanti il perché), modi gentili e una pittura diversa dalle altre. Omonimo tra l’altro di un mio caro amico, Alessandro si è reso disponibile per questa lunga intervista dove ci racconta la sua passione per il teatro e per l’arte, del nonno sassofonista e di come Cristiano Ronaldo (si, proprio lui!) possa essere un termine di paragone azzeccato anche per l’arte.

Come hai iniziato a dipingere? Raccontaci le tue esposizioni e gli inizi

Non saprei dire esattamente quando è stato il momento in cui ho capito che amavo dipingere. Da bambino ricordo che ero molto creativo, scolpivo e disegnavo molto meglio di come giocavo a basket o a calcio. Ricordo poi un giorno che ad una festa della scuola in quinta liceo un mio amico stava dipingendo una parete alla Jackson Pollock, e mi sono unito subito. Tornato a casa, ho pensato: devo assolutamente rifarlo. Ho comprato tela, colori e pennelli, e mi ci sono buttato. Così un paio di mesi dopo è nato il mio primo quadro. Dopo quello, ne sono seguiti pochi altri, e probabilmente sarebbe finita nel nulla se Pietro Cusi, il vincitore della prima edizione del contest di Looking for Art, non avesse insistito affinché io partecipassi alla terza edizione del contest stesso. Da allora mi ci sono dedicato in maniera quasi febbrile. Tramite una mia insegnante di teatro, ho conosciuto il mio maestro di pittura Guido Buganza e mi sono iscritto al suo corso settimanale. Guido è stato in grado di incanalare la grande creatività che proveniva dalla mia esperienza teatrale nel lavoro pittorico. Senza i suoi consigli probabilmente non sarei mai arrivato ad esporre alla Triennale.”

Il tuo credo artistico e le tue intenzioni a livello artistico

Sembrerà un po’ pedante e retorico quello che sto per dire, ma io credo molto di più nell’impegno e nello studio, piuttosto che nell’estro e nell’ispirazione. Preferisco vedere quello che faccio come un processo continuo di rielaborazione e scoperta, piuttosto che come il frutto di una singola fulminante idea. Visto che sei un grande amante del calcio, ti faccio questa domanda: Cristiano Ronaldo è nato Cristiano Ronaldo o lo è diventato allenandosi assiduamente tutti i giorni? La mia idea è che il talento aiuta all’inizio, ma va curato e nutrito costantemente. Chi non se ne prende cura, lo perde. In pittura, questo si traduce nella necessità di un costante esercizio. In particolare, significa cercare di rubare il più possibile dai quadri degli antichi maestri, il più delle volte ricopiandoli. Lo stesso Degas continuava ad andare al Louvre a studiare i pittori del passato anche in tarda età, nonostante fosse ormai annoverato tra i pittori più influenti del secolo.”

Lavori, studi e fai l’artista: raccontaci il tuo percorso artistico e quello personale: come si intrecciano?

A volte mi sorprendo io stesso di come io riesca a portare avanti di pari passo le tre cose. Diciamo che è tutta una questione di organizzazione. Ci sono dei momenti in cui ha senso dedicarsi di più alla pittura, altri in cui invece conviene studiare. Al momento la mia produzione artistica è più lenta rispetto a qualche mese fa; il lavoro occupa gran parte della mia giornata e la sera devo per forza di cose dedicarmi alla tesi e ai pochi esami che mi mancano per laurearmi. La cosa più difficile però non è tanto il fatto che ho poco tempo, quanto piuttosto il fatto che le cose di cui mi occupo sono l’una diametralmente opposta all’altra. Il mio corso di laurea in economia ha un background teorico-matematico molto forte, il lavoro è incentrato invece sulla data science e sulla scrittura di algoritmi per l’analisi dei dati, e l’arte.. beh, l’arte è l’arte. Questo però è un bene: riesco a pensare in maniera rigorosa come artista, e in maniera creativa come data scientist. Diciamo che quello che costruisco con lo studio lo distruggo con la pittura, e viceversa.

Il teatro: raccontaci che cos’è per te questo tipo di arte

La mia esperienza teatrale inizia ufficialmente in seconda liceo, quando mia madre mi ha iscritto ad un corso di teatro a mia insaputa. All’inizio ero molto riluttante devo ammetterlo: il calcio, lo sport in generale, era molto più “figo” rispetto al teatro. Beh, dopo la prima lezione ho fatto tre anni fino in quinta liceo da amatore, fino a fare il corso propedeutico di sei ore a settimana divise in due appuntamenti settimanali, dove ti formano per entrare nell’accademia. Ho fatto due anni sotto la direzione di Carmelo Rifici (ora il direttore della scuola del Piccolo Teatro a Milano),  ora inarrivabile come insegnante: abbiamo fatto l’Antigone ed ha rappresentato per me uno dei periodi più belli della mia vita nonostante fosse in contemporanea con la maturità. Ho frequentato altri due anni di propedeutico durante l’università fino a fare un’Orestea, spettacolo di tre ore disponibile su Youtube,  con la quale ho chiuso momentaneamente la mia carriera da attore visto l’incipiente master universitario, sempre nell’ottica di una crescita e di uno sviluppo continuo che prevede questo intreccio di università-lavoro e arte in cui bisogna scegliere adeguatamente i tempi in cui dedicarsi all’una o all’altra cosa. Rinunciando al teatro per un certo periodo di tempo ho capito quanto fosse importante per me e così la scorsa estate ho preparato i provini per l’anno che sarebbe venuto: ho passato la prima selezione al Piccolo Teatro con una incredibile soddisfazione, ma la seconda fase non è andata come avrei voluto in quanto avendo impegni di altro tipo e, sopratutto, un’esperienza pregressa alle spalle il Piccolo ha scelto altro tipo di candidati. Mi è rimasta però l’esperienza e la soddisfazione di essere stato selezionato nei 200 artisti che il Piccolo ha scelto tra i 1200 presenti.” 

Looking for Art: tre parole e una marea di emozioni. Cosa è significato per te collaborare con LfA e quanto sono stati importanti per te in questi mesi

Questo è stato forse l’anno più interessante della mia vita. Looking for Art mi ha fatto scoprire delle capacità che non avrei mi pensato di avere. Non solo Looking da l’opportunità di esporre gratis a chiunque lo desideri, ma sprona a dare sempre il meglio e a migliorarsi. Solo per il fatto che tuoi amici pagano un biglietto per venirti a vedere ti deve spronare ad offrire ogni volta uno spettacolo nuovo. Sono molto felice di vedere il team di Looking stia crescendo di stagione in stagione: più persone, più eventi, più arte per tutti.

Un viaggio che vorresti fare inerente alla tua arte

Forse risulterà banale, ma credo di non aver mai veramente apprezzato Parigi. Vorrei provare a vivere la sua arte come si deve. Quando si dipinge, si iniziano a vedere i quadri con occhi diversi. Vorrei guardare di nuovo le opere di Chardin e di Degas da vicino. Sono una miniera d’oro per chi vuole imparare questa arte.”

La tua arte ad oggi può dirsi tuo sostentamento o è ancora tutto in fase di evoluzione?

Per ora per me l’arte è una bellissima occasione di crescita personale, ma procediamo un passo alla volta. C’è ancora tanta strada prima di potersi definire un vero artista!
Alessandro, tra un caffè a Milano e una chiamata durante una lunga coda in tangenziale ha poi approfondito il tema centrale della nostra rubrica sottolineando come la vita da artista sia un continuo sacrificio consapevole di se stessi per la propria arte e la propria passione. Non si può pensare di essere artisti, di vivere di arte, senza essere disposti a dei sacrifici più o meno importanti in quanto il mercato, e la nostra società, sono così fluttuanti che di certo, sopratutto nel mondo dell’arte, c’è poco o nulla.

Cosa significa essere artisti nel 2018? E nel 2018 si può vivere di arte?

Questa è una domanda molto complessa. Oggi i social ti permettono di diffondere quello che fai ad una velocità incredibile. Un minimo di sponsorizzazione, et voilà. Come si distingue allora un vero artista da uno che si è solo etichettato come tale? Non ho ancora trovato la risposta. Credo che dipenda tutto dalla capacità critica che uno dimostra di possedere quando si approccia ad una tela. Capire soprattutto quando qualcosa è ridondante, e quando invece un dettaglio è necessario. E, ovviamente, artista è uno che non smette mai di studiare, osservare e ricercare. Di certo, una vita da artista è una vita fatta di grandi sacrifici, soprattutto in Italia (dove la professione di “pittore-scenografo” non è nemmeno riconosciuta). Ho amici attori che, nonostante abbiamo ricevuto anche degli ottimi riconoscimenti per il loro lavoro, fanno ancora i camerieri nell’attesa di permettersi di poter vivere di solo teatro. Lo stesso vale per alcuni pittori che ho conosciuto quest’anno durante il contest. Serve pazienza, e spirito di sacrificio.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Appena mi laureo a febbraio, voglio subito buttarmi sui colori 24 ore su 24. Ho in mente un progettino per maggio – giugno. Anche se col teatro sono in pausa, non vuol dire che da esso possa attingere ancora. Mi piacerebbe fare una serie basata su cinque attrici che conosco, intitolata “Corpo di Attrice” (o qualcosa di simile). Il lavoro dell’attore porta ad avere una conoscenza a 360° del proprio corpo. Vorrei provare a riportare questa grande consapevolezza degli attori su tela, e magari far scoprire loro delle piccole sfumature di cui non erano a conoscenza.”

Il tuo stile di pittura è molto particolare, ce lo spieghi raccontandoci il perché di questo stile?

Il motivo delle mie scelte artistiche ha quasi sempre uno sottofondo didattico. Mi piace prendere un piccolo dettaglio, un particolare, e costruirci intorno una serie di opere per comprenderne gli aspetti. Così è stato per il fortunato ciclo dell’ombra, con il quale ho vinto il contest. Per studiare gli oggetti in 3 dimensioni, ho iniziato a scolpire delle statuine con della creta, le quali venivano poi messe in composizione in modo da creare un gioco di ombre sullo sfondo. Dopodiché scattavo una foto e ricopiavo la foto su tela. In questo modo sono riuscito a trattare le intersezioni delle ombre delle statue come una figura a se stante. D’altra parte, l’ombra è un non-oggetto, senza il quale tuttavia la percezione visiva degli oggetti non sarebbe possibile. Questo paradosso, a mio avviso, merita di essere studiato.”

Un viaggio nel tuo mondo e come questo influenza la tua arte: le tue emozioni, persone importanti per te, come la tua arte è influenzata dalla tua vita privata.

Credo che la mia inclinazione artistica venga da mio nonno materno, che non ha ancora smesso di suonare il sassofono. Lui mi ha trasmesso la passione per la musica e per la creazione in generale. Ricordo che da bambino scolpivamo insieme il legno.. E’ forse li che è cominciato tutto? E poi, come ho già detto dopo la vittoria del contest, non sarei mai riuscito a trovare la forza di mettermi così in gioco se non ci fossero stati la mia ragazza, i miei amici e i miei genitori al mio fianco durante quest’anno. Avere intorno a te delle persone che ti fanno stare bene è forse lo stimolo più grande per una creazione senza condizionamenti o giudizi.”

Un nuovo viaggio

Siamo a fine settembre e con l’inizio dell’anno universitario e scolastico WorkArt torna sulle scene prepotentemente: dopo Alessandro Zito molti altri artisti sono pronti a raccontasi su queste pagine per esplorare una volta di più il giovane mono dell’arte, le aspirazioni, le ambizioni, le difficoltà e i desideri di giovani artisti che cercano di fare della propria passione il modus operandi della propria esistenza.

Simone Mannarino
Dottore in Storia con specializzazione in storia del giornalismo alla statale di Milano e aspirante giornalista, ricerca un approccio diverso ai fatti e ai contesti in cui si sviluppano. Innamorato del calcio e dello sport in generale. Tifoso del Brasile in questi mondiali che Zoom ha raccontato fino alla vittoria finale della Francia. Immerso in nuovi progetti per la prossima stagione ora che i mondiali ci hanno salutato.

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