Torna WorkArt con la classe di Marco Ceruti!

Torna WorkArt con la classe di Marco Ceruti!

img_9518-324x324 Torna WorkArt con la classe di Marco Ceruti! Cultura Milano Prima Pagina WorkArt   Milano-Dopo un’estate tormentata e caldissima torna finalmente WorkArt la rubrica di ZoomMilano che va alla scoperta di giovani talenti che si stanno facendo largo nella città meneghina (e non solo…) grazie alla loro passione e alla propria professionalità. Ricominciamo col botto e per farlo scegliamo Marco Ceruti, artista polivalente che subito colpisce per cultura e classe.

Un caffè da Arnold

Come successo infinite volte l’appuntamento per l’intervista e, sopratutto, per conoscere la persona dietro l’artista, è all’Arnold Coffè di Festa del Perdono a due passi dal Duomo e proprio di fronte alla Statale di Milano. Marco mi anticipa e, io ritardatario cronico, lo trovo che mi aspetta all’entrata con i tatuaggi pronti a raccontare una storia frammentata in molteplici esperienze. E’ il fondatore di SregolArte, un format di eventi artistici il cui scopo principale è mostrare al mondo come l’arte non sia privilegio e appannaggio del “palazzo” o della classe alto borghese, ma possa essere divertente e vissuta da ogni persona che voglia conoscerla.

Come hai iniziato a dipingere? Raccontaci le tue esposizioni e gli inizi, il tuo percorso dalla scuola al lavoro.

Potrei dire di avere cominciato a maltrattare fogli, matite e pennarelli ben prima di imparare l’Abc, e’ stata una sorta di vocazione innata che ha continuato ad accompagnarmi nel tempo. Alle superiori ero uno studente di grafica pubblicitaria che, traviato bonariamente da amici, parenti, conoscenti e professori, si è iscritto all’Accademia. A Brera frequentavo scenografia e conseguentemente mi dedicavo prevalentemente a progettazione, bozzettistica, schizzi e costumistica, niente pittura. Terminati gli studi ho avuto le più diverse esperienze di settore, dalle più anonime alle più blasonate come lo Strehler e La Scala. Ad un certo punto, per una somma di motivazioni e dinamiche eterogenee, ho resettato tutto e ho cambiato il mio approccio a diversi aspetti del quotidiano e relative prassi; tra le altre cose nel 2015 ho ricominciato a dipingere, cosa che era finita in sordina, o per meglio dire ho cominciato a dipingere nel senso classico del termine, cosa che non avevo mai fatto prima e verso la quale sono sostanzialmente autodidatta. Da li in poi, di pastrocchio in pastrocchio, di miglioramento in miglioramento, sono cominciati i primi riscontri, i primi contatti, le prime esposizioni, un sacco di nuovi incontri ed amicizie, l’aver a che fare coi social, ecc…”

Il credo artistico

Il modernismo nel bene e nel male ci ha insegnato che l’arte ha sfaccettature e declinazioni quasi infinite e diversissime tra loro, e in tutto questo, essendo a mio modo un esteta, amo il bello nel senso classico del termine e l’alchimia contemplativa che è in grado di generare. Pertanto nei miei lavori cerco di accompagnare un lato concettuale ad una ricerca della bellezza rivista in una chiave moderna pop contemporanea. Mi piacerebbe che le mie “opere” possano sia stimolare a pensare, ad approfondire temi e idee, sia regalare emozioni positive legate al piacere della bellezza, facendo così felici terzi anche per un solo piccolo istante.”

SregolArte: un nome e infiniti significati, parlaci di questo format e del perché potrebbe sfondare

E’ bene premettere che Sregolarte è una delle cellule nate da quel calderone di energie, idee e input produttivi che è Looking for Art, è senza l’apporto di L.F.A. medesima forse questa e tante altre idee sarebbero semplicemente rimaste tali. I significati e i concetti di questo format sono connessi al termine “sregolatura”: non solo come si potrebbe facilmente pensare, al fine di di un’impronta goliardica e bohémien che unisce arte e divertimento, ma principalmente in funzione dell’intento di rendere l’arte fruibile e condivisibile ad un pubblico vasto e non ordinario. Come? Uscendo dai limiti del formalismo, dai confini del “palazzo”, dalla muffa dei canoni stantii, dal freddo di un approccio distaccato. L’arte nella sua poliedricità è potenzialmente fruibile da tutti coloro che nei modi più disparati potrebbero esserne interessati, magari anche inconsapevolmente, e può quindi essere tranquillamente gustata in un contesto pop profano dove la gente interagisce con opere e artisti senza eccessivi sofismi e con calore, proprio come in una serata sregolata. L’arte può essere anche divertimento, alla faccia di coloro che credono o vogliono far credere che il tutto sia territorio esclusivo di pseudo intellettuali, altolocati o vecchie mummie. Forse prima o poi metterò nero su bianco il manifesto della Sregolatura, così come quello dei Pop Raffaelliti. Devo inoltre dirti che se io sono un ideologo sregolato, ben poco potrei fare senza senza il mio socio Matteo Pinoli, valente fotografo e pr sregolato, turbo procacciatore di pubblico.”

Un viaggio che vorresti fare inerente alla tua arte

Se si parla di arte e viaggi, non vorrei pensare solo a musei e città, ma piuttosto mi focalizzerei su qualsiasi meta che possa contribuire a modo suo a connettere l’individuo con il profondo del proprio io, a caccia di emozioni interiori. A tal fine forse potrebbe andare bene anche una semplice corsa sulla metropolitana nell’ora di punta, ma volendo pensare più esoticamente, andrei volentieri a Monte Athos o in Buthan, luoghi che mi ispirano il dialogo introspettivo. Nell’immediato, mi accontenterei anche domattina di infilare i miei scarponi da trekking e salire su una vetta insubre, per contemplare Milano da una prospettiva diversa da quella quotidiana. Fa sempre bene.” Ecco che qui, anche se intervenire nel mezzo di un’intervista non è mio solito, mi sento di dover raccontare un particolare: parlando del viaggio relativo alla propria arte e a come Milano diventi una fucina di ispirazioni e di contesti umani da studiare, apprezzare, contestare e vivere, Marco ha dimostrato quanto la sua arte sia per lui importante. Autore di “Passeggiando tra sangue e rose”, un romanzo metropolitano nato a Milano, Marco ci racconta di aver lasciato ormai da parte le cuffie e la musica da tempo quando gira per la sua città poiché ascoltare le persone, non chiudendosi nel proprio mondo ma rimanendo curiosi, rende più ricchi e aperti. Un’idea che solo a sentirla mi mette i brividi: spesso per lavorare mi ritrovo in metro con cuffie per isolarmi da qualsiasi altra fonte di distrazione ma non nego che da quando ho parlato con Marco ho iniziato ad apprezzare anche tali momenti. Un mondo che abbiamo intorno a cui bisogna rimanere aperti e vigili, curiosi e un po’ come bambini.

La tua arte ad oggi può dirsi tuo sostentamento o è ancora tutto in fase di evoluzione?

Ma torniamo al cuore della nostra intervista e quindi all’arte e al lavoro nel 2018: “L’avventura nel mondo dell’arte è un sentiero lungo e tortuoso, e il concetto di essere sempre in evoluzione senza particolari certezze ne è l’elemento base, nel bene e nel male. E’ un ambiente difficilissimo, pieno di luci e di ombre nere come la china, e prima di arrivare al famigerato “tirare i remi in barca” e all’adagiarsi sugli allori ci si trova d oscillare per un lasso temporale x sulla sottile linea che separa le stelle dalle stalle. Forse è proprio questo il bello, chi lo sa. La selezione è impietosa, perdersi è facile, ma l’importante è non smarrire mai il proprio obbiettivo finale.”

Cosa significa essere artisti nel 2018? E nel 2018 si può vivere di arte?

Nel 2018 si può vivere eccome di arte, e non sono certo io a dirlo, ma i dati di mercato. Nel mondo dell’arte girano moltissimi soldi, e per un artista il tutto sta nel riuscire a comporre un mosaico di bravura, fortuna, tempismo, giusti agganci, trattative col demone del compromesso, sponsor influenti, critici accondiscendenti. Facile no? (ride n.d.r.)
Detto questo, dopo un secolo che ci ha inculcato che tutto è potenzialmente arte, e con le nuove tecnologie che rendono chicchessia un papabile artista globale, secondo me la questione dell’essere un artista nel 2018 sta in una questione di attitudine, e guarda caso l’attitudine è una di quelle poche cose che non si possono comprare. Se si vuole essere artisti nel vero senso del termine, a mio modo di vedere è fondamentale pensare da artista e avere una conseguente e relativa indole che si riflette sul modo di affrontare tutti i meandri del quotidiano. Attitudine per l’appunto. In altre parole, un “artista è un artista”, non una persona canonicamente “normale”. Con la probabile banale conseguenza di apparire ai più come una specie di stramboide perdigiorno! In altro caso, senza l’attitudine, uno a seconda delle situazioni sarebbe semplicemente un hobbista o un ottimo artigiano con le relative doti manageriali. Il tutto secondo la mia discutibile opinione, ovviamente.”

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ho in mente un sacco di progetti, e quello più funzionale e complicato sta nel selezionarne qualcuno e concretizzarlo. Gli artisti dopotutto sono amabili/odiabili casinisti. Comunque sia, il mio progetto più ambizioso e più a lungo termine sta nel non smettere mai di alimentare la voglia e la gioia di migliorare, in ogni senso. Il resto verrà di conseguenza.”

L’attenzione alla classicità riportata nell’arte attuale: da laureato in storia questo è un binomio che mi invita a tantissime riflessioni, esponici il tuo punto di vista relativo a questa associazione.

Dunque, premettendo che non conoscere il passato equivale in un certo qual modo a non conoscere se stessi, ho sempre amato leggere e sono un appassionato di letteratura e cultura classica, mitologia, poetica tradizionale, nonché degli stilemi di trovatori e minnesanger. Tutte tematiche che al di la del valore letterario, contengono nozioni, saperi e insegnamenti che spesso si riferiscono a veri e propri archetipi. Ho cercato di integrare tutto ciò nei miei lavori, pensando che se un archetipo è immutabile nella sostanza, di contro nel tempo deve per forza cambiare nella forma per non diventare “muto”, rinnovandosi continuamente per continuare a comunicare nell’evoluzione dei linguaggi. Per questo, nel contesto della mia ricerca visiva e concettuale ho scelto di ricontestualizzare determinati temi nelle immagini del presente, nel pubblicitario, nel glamour, ambendo nel mio piccolo a contribuire a risvegliare l’interesse per il senso del classico nel pubblico odierno, cercando anche di creare bellezza tematica e visiva. Detto questo, se posso prendermi una licenza poetica, mi piace definirmi un pop raffaellita.”

La tua avventura con Looking e in Looking: in cosa ti ha aiutato e cosa ti ha lasciato?

L’avventura con Looking For Art è stata una delle esperienze artistiche più interessanti e vivaci che mi siano capitate artisticamente parlando, perché una realtà nella quale ribollono così tante energie produttive diverse infonde tanta voglia di fare, in ogni senso. Voglia di mettersi in gioco, scintille produttive, nuove amicizie, progetti, collaborazioni, confronto, imparare dagli altri… ti ho già detto molto sul tutto. In Looking molta energia fluttuante diventa sostanza.”

Un viaggio nel tuo mondo e come questo influenza la tua arte: le tue emozioni, persone importanti per te, come la tua arte è influenzata dalla tua vita privata

Nella mia arte c’è moltissimo della mia vita privata, in un certo qual modo si tratta di un binomio inscindibile. Anche se i miei lavori sono metaforici, il fatto che quasi tutti miei soggetti siano donne e che la maggior parte dei miei temi si riferiscano ad episodi passionali non è un caso. Non voglio certo intendere di essere un Hank Moody della situazione, ma il mio privato potrebbe assomigliare alla caricatura di un frullato tra Beautiful e Beverly Hills 90210 che ha l’ambizione di sterzare verso la famiglia del Mulino Bianco. Forse in tutto questo c’è un qualcosa di cavalleresco, o almeno me lo auguro (ride n.d.r.). Comunque sia cerco di reinterpretare certe mie emozioni e sentimenti traducendoli in immagini metaforiche, e così nascono le miei “icone mitologiche post pop”. In un certo qual modo, il tutto è anche terapeutico.”

La scrittura e l’arte , che relazione c’è per te e cosa significa scrivere?

Una volta a casa di un’amica notai diversi libri di un celebre personaggio televisivo e mi dissi: < Se può scrivere lui lo possono fare tutti o quasi >. Scherzi a parte o forse no, per me la buona scrittura è di suo una forma d’arte e comunque è un ovvio metodo per comunicare. Scrivere mi è sempre piaciuto e quando sono ispirato lo faccio in vari modi; tempo addietro decisi di concretizzare diversamente il tutto inserendo concetti e riflessioni che mi stimolano e mi appartengono mimetizzandoli in una storia urbana contemporanea, e così è nato “Passeggiando tra sangue e rose”, il mio primo romanzetto di narrativa. Si è trattato di un esperimento, una prima prova, e or ora volendo migliorarmi e sentendomi motivato, mi sto accingendo a scrivere nuovo materiale. Staremo a vedere.”

Prossime puntate

Ringraziando e salutando Marco cerco di carpire qualche segreto per la pubblicazione: “Sai sto scrivendo anche io, tu con cosa hai pubblicato?” Ed ecco che subito parte l’ennesimo confronto sui libri che sarebbe troppo lungo da riportare. Così ci avviamo all’uscita e mentre l’articolo prende forma già in metropolitana WorkArt già rivolge la sua prua verso altri lidi, pronto per questa nuova stagione.

Contatti Marco Ceruti

Portfoglio e Curriculum: https://www.behance.net/Marco_C_V

Pagine social Instagram e Facebook: Marco Ceruti Art

Simone Mannarino
Dottore in Storia con specializzazione in storia del giornalismo alla statale di Milano e aspirante giornalista, ricerca un approccio diverso ai fatti e ai contesti in cui si sviluppano. Innamorato del calcio e dello sport in generale. Tifoso del Brasile in questi mondiali che Zoom ha raccontato fino alla vittoria finale della Francia. Immerso in nuovi progetti per la prossima stagione ora che i mondiali ci hanno salutato.

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