Vogliono Salvini in piazzale Loreto? Niente di meglio per riscattare il Duce!

Vogliono Salvini in piazzale Loreto? Niente di meglio per riscattare il Duce!

foto-cartello-contro-Salvini-324x323 Vogliono Salvini in piazzale Loreto? Niente di meglio per riscattare il Duce! Costume e Società Cultura

Quando una nazione non fa i conti col proprio passato. Gianni Oliva nel libro ‘Le tre Italie’, scrive: “Quando una nazione non fa i conti col proprio passato, il passato stesso finisce per non passare e per riproporsi come terreno di scontro e di interpretazioni contrapposte”. Niente di più vero, per commentare i fatti di questi giorni.

Il 28 agosto, mentre nel palazzo della prefettura di Milano si svolgeva il vertice tra Viktor Orban e Matteo Salvini, i militanti di sinistra non hanno perso l’occasione di accomunare il ministro dell’Interno col Duce. Durante il presidio “insieme senza muri”, infatti, a Milano è comparso il cartello: “Salvini, sei sulla linea rossa! Tra 4 fermate c’è piazzale Loreto!”. Come recita il cartello, infatti, era distante appena quattro fermate di metropolitana dal piazzale in questione.

Poche ore dopo il fotografo Oliviero Toscani riversava pure odio sul ministro degli Interni con una frase che ha fatto discutere: “Mio padre ha fotografato Mussolini a piazzale Loreto, chissà dove fotograferò io Salvini”.

Il legittimo mandato degli elettori va rispettato

Insomma, c’è chi farebbe fare volentieri a Matteo Salvini la fine di Benito Mussolini. Eppure, si rammenta che il ministro dell’Interno sta agendo su legittimo mandato degli elettori. Del resto, come negare che Mussolini stesso non aveva effettuato un colpo di stato? Mussolini era stato nominato costituzionalmente. Aveva prestato giuramento al re e alla Costituzione. Aveva anche presentato il suo programma al Parlamento, al quale aveva chiesto, e dal quale aveva ottenuto, pieni poteri. In quanto al suo operato, nessuno può negare che il fascismo avesse riscontrato un enorme successo tra la popolazione italiana nell’arco delle due guerre mondiali.

Eppure, non si può negare che il fascismo sia stato ampiamente demonizzato dai libri di storia. E’ possibile dunque che la storia ci abbia tramandato informazioni non proprio conformi ai fatti? E di che utilità potrebbe essere per noi oggi smuovere il passato? Qual è l’amara verità che potrebbe emergere da un’analisi obiettiva di eventi ormai vecchi di oltre 70 anni?

La morte degli innocenti

Certo, non è tipico di un paese civile fucilare la gente senza alcun processo. E questa fu proprio la sorte toccata a Mussolini, ai gerarchi del fascismo e ad altre vittime innocenti esposte in piazzale Loreto. Tra quelle vittime, infatti, vi era Claretta Petacci. Qualcuno potrebbe forse giustificare la sua morte? La sua unica colpa era quella di essere l’amante di un uomo politico!

A prova della cattiva fede con cui agivano gli ‘eroi’ della Resistenza, si potrebbe citare anche lo sfortunato pilota dell’aeronautica militare Pietro Calistri. Costui fu arrestato solo perché per caso si trovava a Dongo insieme al Duce, ma non era affatto fascista. Ancora oggi non si capisce perché sia finito a quel modo. Anche Nicola Bombacci  dovette rassegnarsi a morire per il solo fatto di essere stato amico nella giovinezza di Mussolini e di averlo seguito a Salò. Nel 1921 Bombacci era stato uno dei fondatori del Partito comunista. E proprio i partigiani  comunisti lo misero dinanzi al plotone d’esecuzione senza che avesse alcuna colpa da scontare. Egli aveva inoltre due figli partigiani: Vladimiro prestava servizio in una banda, e Raul era con l’esercito alleato (L’ora di Dongo – Alessandro Zanella).

Dopo essere stati fucilati senza alcun processo, le vittime di quello che può essere definito a tutti gli effetti un assassinio, furono scaricati da un camion e adagiati sul selciato di piazzale Loreto. I cadaveri furono fatti oggetto di lancio di ortaggi e qualcuno orinò sul cadavere di Claretta Petacci.  Forse per vendicarsi del fatto che costei era stata l’amante del Duce e non la sua. A Mussolini, per burla, fu messo in mano un gagliardetto fascista.

Claretta Petacci, smossa dalla furia incontenibile della folla inferocita, rivelò a tutti i presenti di essere probabilmente stata violentata prima della morte. Era infatti priva di mutande. Qualcuno della folla, per pudore o per pietà, fissò la gonna con una spilla. Gesto che non fu sufficiente a mantenerla composta quando il suo corpo, disonorato senza motivo, fu appeso a testa in giù insieme ai cadaveri dei principali esponenti del fascismo, al traliccio di un distributore di benzina Esso. La gonna fu assicurata meglio con la cintura che un cappellano, don Giuseppe Pollarolo, si sfilò appositamente. Il cappellano prese l’iniziativa di salire su una scala e fissare la gonna di Claretta. Solo sulla salma di Mussolini fu eseguita l’autopsia. Qualcuno nutre il sospetto che l’autopsia sul corpo di Claretta sia stata negata con l’intento di nascondere la violenza sessuale subita prima di essere assassinata.

Falsi miti sulla Resistenza

L’ansia di eliminare fisicamente i fascisti catturati, la volontà di non consegnarli agli alleati, quasi che questi ultimi avessero combattuto in favore del fascismo e non contro di esso, provocò la morte di quindicimila persone. Se si ha il coraggio di esaminare attentamente la storia senza pregiudizi, si scopre che i partigiani erano mossi dalla vendetta e non dalla ricerca di giustizia. Alle esecuzioni spietate e affrettate seguirono, per i ricorsi di familiari degli uccisi, inchieste e processi. Tutte le vicende giudiziarie ebbero la stessa sorte: la rubricazione come atti di guerra e l’archiviazione.

I fatti relativi alla morte del Duce, di Claretta Petacci e dei gerarchi fascisti arrestati insieme a lui, subirono dunque un tentativo di eclissamento a causa del clima d’illegalità in cui gli eventi si svolsero.  Il modo in cui fu messo a morte il Duce fu vergognoso e indegno di un paese civile. Fu opera di un partito antagonista, che fornì ampia prova di essere corrotto e sanguinario. Per le bande partigiane comuniste, chiunque non fosse d’accordo con le loro idee, era un nemico potenziale e andava eliminato. Eppure, oggigiorno, qualcuno spera di ripeter ripetere quegli orrendi atti!

Quando di un morto si parla tanto, è segno che è ancora vivo

Per fortuna sono sempre più le persone che, consapevoli e stanche di essere manovrate dalla cattiva informazione, iniziano a leggere i libri di storia senza preconcetti. Così, tra le sue righe, scoprono una realtà completamente nuova sull’argomento. Iniziano a parlarne tranquillamente, senza paura di giudizi negativi da parte di coloro che sono male informati. O che per pregiudizio considerano il fascismo un evento da dimenticare. Oppure che di proposito cercano di screditarlo.

Vi sono parecchie opere positive che il fascismo ha fatto. Incluse opere architettoniche che non crollano sulla testa dei cittadini uccidendoli. Come è capitato ad esempio ultimamente con alcune opere male eseguite o soggette a cattiva gestione causa corruzione.

Ecco dunque perché ancora oggi, dopo oltre 70 anni, la parte vincitrice, così definiti per convenzione, dopo aver causato una tremenda guerra civile, ancora trema al pensiero di Mussolini e alla sola pronuncia del suo nome! I nemici del fascismo dovrebbero però ricordare che “quando di un morto si parla tanto, è segno che è ancora vivo”. Per approfondire la storia del fascismo:

Storia-e-filosofia/342738/pedine-di-un-gioco-contraffatto/

 

Sono nata a Vibo Valentia il 18 gennaio 1963 ma vivo e lavoro a Milano. Sono autrice di vari saggi storici e romanzi a sfondo storico. Tra questi: Pedine di un gioco contraffatto; Messer Cicco milanese eccellentissimo; La sindrome di Stoccolma; Dea di seduzione; Benvenuta a Milano, un intreccio di voyeurismo, amore, antichi castelli e vie d’acqua.

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