Ammonimento del questore e rieducazione di stalkers contro il femminicidio

Ammonimento del questore e rieducazione di stalkers contro il femminicidio

0

20180804_111642-324x243 Ammonimento del questore e rieducazione di stalkers contro il femminicidio Lombardia Prima Pagina

Oltre a mettere in atto delle strategie che portano il maggior numero possibile di donne a denunciare quanto accade loro, i magistrati che si trovano a giudicare questi fatti utilizzano l’istituto dell’ ammonimento del questore che, dallo scorso aprile, può contenere anche una “ingiunzione di trattamento”.
I casi di persecuzione, soprattutto nei confronti delle donne, da parte di stalkers e partner violenti, e quelli di violenza domestica, sono in vistoso aumento. Sono fenomeni che negli ultimi tempi stanno emergendo in tutta la loro pericolosità. Nascono come atteggiamenti aggressivi, anche di tipo psicologico, tendono ad avere una escalation e a finire quasi sempre con l’omicidio della vittima. Persino quando questa cede alle richieste e alle prepotenze dello stalker o del compagno violento. E’ quanto hanno rilevato le forze dell’ordine attraverso degli Studi effettuati sulla casistica che hanno a disposizione ogni giorno.

Pubblicità

Quando un uomo,  ma ci sono casi anche di donne, è sorpreso ad effettuare atti di stalkeraggio, di persecuzione, nei confronti di persone che gli sono vicine,  è fermato dalle forze dell’ordine prima che i suoi atti si trasformino in aggressioni fisiche vere e proprie, può essere ammonito dal questore e obbligato a seguire dei corsi educativi che lo portino a comprendere la portata e la pericolosità dei suoi atteggiamenti e, si spera, a modificarli.

24 casi di ammonimento del questore e 4 fermi

Sono diversi i casi in cui lo strumento dell'” ammonimento del questore ” è stato applicato a Milano e in provincia nel tentativo di prevenire gli atti di violenza nei confronti di donne. Spesso la difficoltà più grande sta nel convincere le persone a denunciare e a farsi aiutare.  In alcuni casi è difficile accettare di non sapersela cavare da sole. In altri casi, specie nel caso in cui appartengono a etnie in cui la donna è tradizionalmente considerata di proprietà del marito, le difficoltà da superare sono anche maggiori. Non ultima quella di convincere le vittime che le botte non sono tollerabili.

Per questo al nuovo tipo di intervento è stata aggiunta anche la possibilità che la segnalazione di casi anche da parte degli ospedali, dei medici, o di chiunque si accorga dello stato di sofferenza di una persona picchiata o perseguitata, possano costituire il punto di inizio delle verifiche da parte delle forze dell’ordine. Prima la denuncia poteva avvenire solo per diretta osservazione da parte delle forze dellìordine o per denuncia di parte.

Questo ha permesso di alzare l’asticella dell’attenzione sul problema. Mettendo a confronto i mesi fa febbraio e luglio, si è passati dalla segnalazione 18 casi di maltrattamenti e violenza del 2017 ai 46 del 2018. Il centro Soccorso Violenza Sessuale e Domestica del policlinico di Milano ha offerto un supporto importante. Da anni svolge una costante attività di ricerca clinica sulle tematiche della violenza sessuale e domestica. Nel contempo offre un aiuto immediato alle vittime con ambulatori aperti 24 ore su 24, organici ai pronto soccorsi degli ospedali, e assistenza telefonica, tramite il numero di telefono unico nazionale 1522, il famoso telefono rosa.

Alcuni casi emblematici: un magrebino che schiaffeggia la moglie in pubblico e un ottantenne che prende a pugni la figlia

Dallo scorso aprile nella sola Milano si sono avuti 4 arresti e 24 ammonimenti per atti persecutori. Le storie sono molte, alcune emblematiche. In uno di questi casi, un uomo di origini magrebine, con a carico altri precedenti di giustizia,  ha schiaffeggiato la moglie in pubblico. Fermato e sottoposto a processo, è stato allontanato da casa e obbligato per legge a seguire i corsi rieducativi previsti protocollo Zeus, prima di poter rientrare in famiglia. Poi un uomo 80 anni ha colpito con un pugno la figlia, con la quale ha una attività commerciale. Dalla firma del protocollo Zeus ad oggi 15 soggetti hanno seguito il percorso di recupero prescritto nella lettera di ammonimeno del questore. Altri hanno iniziato i colloqui in agosto. Funzionerà? lo si spera. Magari il percorso rieducativo non riuscirà a fermare tutti i violenti, ma se ci riuscirà anche solo in alcuni casi, sarà un ottimo successo.

Protocollo Zeus

Lo scorso 5 aprile, a Milano, la Polizia di Stato e il CIPM, il centro italiano per la promozione della mediazione, hanno firmato il Protocollo ” ZEUS”, un’intesa in materia di Atti Persecutori, Maltrattamenti e Cyberbullismo. Il Questore di Milano, dott. Marcello Cardona, il presidente del CIPM, prof. Paolo Giulini e la Dirigente della Divisione Anticrimine, dott.ssa Alessandra Simone. Il Protocollo “ ZEUS “  introduce nei decreti di ammonimento “l’Ingiunzione Trattamentale ”. Da quel momento tutte le persone colpite dal provvedimento amministrativo dell’Ammonimento,  sono contemporaneamente esortate a rivolgersi al CIPM per intraprendere un trattamento volto al miglioramento della gestione delle emozioni. “Intervenire all’inizio della spirale della violenza è determinante per prevenire la degenerazione dei primi atti, affinché colui che li ha commessi possa “fermarsi prima”.

Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente sul giornalino della parrocchia. Tra 1977 e il 1982 circa ho collaborato con una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 sono orgogliosamente uno speaker di Radio Padania libera. Coordino la redazione di Zoommilano.it, collaboro con Conflombardia.com e con alcune agenzie di stampa. In più gestisco un blog, CronacaOssona.com

Nessun commento

Rispondi