La difficoltà di vendere Joao Mario

La difficoltà di vendere Joao Mario

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Nelle ore in cui rimbalzano con insistenza le voci relative ad possibile tentativo di arrivare a Luka Modric, il mercato dell’Inter tiene banco anche per quanto riguarda le uscite, specialmente quelle della zona centrale del campo dove c’è abbondanza di elementi.

Le valigie pronte da tempo

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Verosimilmente il primo sulla lista dei partenti in casa Inter è Joao Mario.

Il Portoghese, reduce dal prestito in Inghilterra al West Ham, sembrava destinato ad accasarsi proprio nella città londinese dopo aver disputato undici partite e mettendo a repertorio due reti.

D’altra parte, se all’inizio la volontà della squadra londinese sembrava quella di riscattare alla cifra di 30 mln il centrocampista dell’Inter, la stessa ha deciso invero di virare su altri obbiettivi, lasciando fuori dai propri progetti l’ex Sporting Lisboa.

Oltre alle due segnature, i mesi inglesi del portoghese sono stati conditi da prestazioni di discreto livello, tanto da diventare apparentemente un caposaldo della formazione. Ciononostante non si è deciso di procedere all’esercizio dell’opzione per il riscatto e questo a dispetto anche di un Mondiale giocato da titolare in tutte le quattro gare disputate dal Portogallo, senza mai sfigurare sul terreno di gioco.

Perche nessuno vuole Joao Mario?

Le difficoltà per il portoghese, pertanto, di convincere le squadre in cui milita ad accaparrarsi in via definitiva le sue prestazioni, possono risalire alla sua indefinibile collocazione sul terreno di gioco.

Mentre non può definirsi un mediano, poiché poco incline alla fase di copertura oltre che non dotato di un fisico particolarmente prestante, non potrebbe ricoprire perfettamente neanche la posizione di mezzala con proficuità dal momento che non sembrano essere l’inserimento ed il senso del gol le sue migliori qualità.

Appare essere un giocatore particolarmente atipico anche se con una discreta capacità di leggere il campo oltre che dotato di una tecnica di base, ma sembra proprio questa sua eccletticità che lo rende difficilmente inquadrabile in un ruolo definito e quindi poco appetibile per le squadre d’Europa.

Chissà che ora che è tornato alla base, questo inquadramento non possa riuscire al mago Spalletti.

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