I milanesi. Sudditi burloni di un feroce sovrano

I milanesi. Sudditi burloni di un feroce sovrano

ombradelcastello-324x365 I milanesi. Sudditi burloni di un feroce sovrano Cronaca Milano Cultura   Furono i lombardi a inventare per l’imperatore Federico I il soprannome ‘Barbarossa’. In verità, non si sa se lo svevo imperatore avesse realmente la barba rossa oppure no; ma è probabile che i suoi colori fossero realmente quelli attribuiti al diavolo e al suo inferno. Il soprannome, infatti, gli fu attribuito in senso sprezzante, poiché al Barbarossa piaceva moltissimo l’idea di incutere timore alle popolazioni assoggettate. Probabilmente, l’imperatore esibiva la sua vistosa barba proprio con lo scopo di accentuare la sua reputazione di feroce sovrano. Quando si accorse che i lombardi, e in particolare i milanesi, non erano impauriti dalla sua barbuta presenza, ma osavano addirittura burlarsi di lui, il feroce sovrano dovette di certo schiumare dalla rabbia.

Il Barbarossa detestava i milanesi non solo perché si burlavano di lui, ma anche perché opprimevano le altre città lombarde senza il suo consenso. Decise così di infliggere loro un’esemplare punizione. L’occasione gli fu offerta dai cittadini di Lodi, che si lagnarono con lui dell’oppressione milanese. Per rendere più incisiva la loro richiesta di giustizia, due lodigiani si recarono presso una chiesa e domandarono in prestito un paio di grosse croci. Con queste misero in scena una toccante rappresentazione  teatrale raffigurante il giogo che erano costretti a portare per colpa dei loro vicini. Si recarono infatti al cospetto del Barbarossa con le due croci che gli gravavano sulle spalle, poi si gettarono ai suoi piedi in lacrime, con un gesto che equivaleva a una richiesta di giustizia.  Il feroce Barbarossa non era certo sovrano da impietosirsi per così poco. Tuttavia promise appoggio a Lodi per antipatia nei confronti delle mire espansionistiche di Milano. Probabilmente i due lodigiani avevano agito senza consultare i loro concittadini, poiché quando questi vennero a conoscenza della messinscena, si dissociarono dal loro gesto: temevano ritorsioni da parte dei milanesi.  E così, quei due interpreti della ‘via crucis’ lodigiana, che speravano di rientrare in città osannati quali eroi, raccolsero rimproveri e ammonizioni a non finire.

I timori di una possibile ritorsione da parte dei milanesi contro i lodigiani, infatti, erano giustificati, considerato il disprezzo che i primi manifestavano persino nei confronti del feroce Barbarossa. Dopo la messinscena dei due nazzareni, che caricati del loro giogo si dirigevano al Golgota per essere crocifissi, il Barbarossa infatti inviò a Milano un messo che imponeva di concedere più libertà ai lodigiani; ma gli irriducibili milanesi strapparono l’ordine imperiale e costrinsero il messo a fuggire a gambe levate.

Passato lo sdegno, però, i milanesi iniziarono a rendersi conto della gravità del loro gesto e cercarono di placare l’ira dell’imperatore tentando di indurlo a legittimare le proprie imprese offrendogli del denaro. Il Barbarossa, più infuriato che mai, rifiutò il loro denaro (forse questo fu l’unico rifiuto di incassare una tangente in tutta la storia della politica). Iniziò anzi a saccheggiare e incendiare tutto ciò che costituiva un vantaggio per i commerci della città.

Dopo aver ridimensionato il potere milanese, il feroce sovrano si diresse verso Roma dove, deposti momentaneamente i propositi di ridimensionare anche il potere del Papa, si fece anzi incoronare quale imperatore da Adriano IV. Quando risalì la penisola per far ritorno al suo paese, decise per prudenza di tenersi alla larga dagli indisciplinati milanesi. Questi, tuttavia, sapevano bene che l’ira del feroce sovrano si sarebbe nuovamente scatenata; così, si dedicarono prudentemente al restauro delle proprie mura e consolidarono la rete dei canali utilizzati per l’irrigazione facendone un’ottima arma di difesa. Fu realizzato un vallo circolare inguadabile che costituì il primo abbozzo della ‘Cerchia dei Navigli’. Era il 1156 e Milano era fornita di due barriere protettive: una realizzata con solidi mattoni e l’altra con acque profonde.

Due anni dopo il Barbarossa scese di nuovo contro Milano, e lo fece con una poderosa armata. Aveva assaggiato il temperamento dei milanesi e si era reso conto che per conquistare quella sola città era necessario un esercito addestrato per conquistare un intero regno. E per Milano, circondata da nemici pronti a sostenere il feroce imperatore, fu una tragedia; ma non la fine.

Dal libro ‘All’ombra del castello’ di Michela Pugliese

https://www.youcanprint.it/storia/storia-europa-

italia/allombra-del-castello-9788892664630.html

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/331826/allombra-del-castello-2/

https://gocciadinchiostro.wordpress.com/

Sono nata a Vibo Valentia il 18 gennaio 1963 ma vivo e lavoro a Milano. Sono autrice di vari saggi storici e romanzi a sfondo storico. Tra questi: Pedine di un gioco contraffatto; Messer Cicco milanese eccellentissimo; La sindrome di Stoccolma; Dea di seduzione; Benvenuta a Milano, un intreccio di voyeurismo, amore, antichi castelli e vie d’acqua.

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