La seconda Lega Lombarda. L’Impero degli scomunicati e l’acqua

La seconda Lega Lombarda. L’Impero degli scomunicati e l’acqua

castello-sforzesco-324x190 La seconda Lega Lombarda. L'Impero degli scomunicati e l'acqua Costume e Società Cultura   Anticamente i milanesi combatterono una guerra contro Federico II che ha dell’incredibile a causa dell’arma utilizzata: l’acqua. Federico II era nipote di Federico Barbarossa, ed era un Sovrano emancipato: stupiva tutti con le sue poesie. Oltre a fare buon uso delle parole, sapeva però anche maneggiare le armi. Solo con l’acqua aveva poca dimestichezza, benché amasse fare il bagno; cosa insolita per quei tempi: ne derivò grande scandalo. Ancora vi erano i bagni pubblici, eredi delle terme romane considerate fonti di ristoro mentale, più che fonte d‘igiene; ma per il cristianesimo primitivo erano da condannare. E non solo per via del modo di concepire i piaceri del corpo, nemico dello spirito: in quei posti, dove uomini e donne si spogliavano e si lavavano assieme, spesso, infatti, si finiva anche per fare altro. Ovviamente la chiesa non poteva tollerare che ogni bagno finisse in gloria: era inevitabile che i predicatori si scagliassero contro l’immoralità di quei luoghi. A uno a uno, li fecero chiudere tutti. Iniziarono a cospargersi di ciprie e profumi, preferendo una sorta di lavaggio a secco.

Federico II invece dava scandalo; e non solo perché amava mantenere pulita la sua persona, mentre con l’avvento del Cristianesimo la società occidentale rivolgeva scarsa attenzione alle cure del corpo, ma soprattutto per la sua mania di immergersi con il dovuto contorno di giovinette.

La pessima figura di Federico II

I libri scolastici presentano Federico II come un grande sovrano; uno che sapeva stupire tutto il mondo allora conosciuto, ma con i milanesi ci fece proprio una pessima figura! E furono in pochi a commiserarlo. A quanto pare, gli unici ad amarlo erano i siciliani che poetavano con lui. Persino i suoi figli non lo amavano, ed è probabile che sia stato uno di essi ad assassinarlo, anche se non tutti gli storici sono concordi.

Federico II fece anche parlare di sé poiché ebbe un Papa come suo tutore, ma ciò non gli impedì di divenire un antipapa. Superò persino il nonno nel numero di scomuniche: ne collezionò ben tre! Il Papa, che inizialmente combatté l’imperatore con l’arma della scomunica senza successo, preferì poi aiutarsi con le armi convenzionali. Tuttavia non fu il Papa a dichiarare per primo guerra a Federico II.

La guerra contro l’imperatore fu inaugurata nel 1212 quando i milanesi lo attaccarono costringendolo ad attraversare il fiume Lambro per mettersi in salvo. Come scrive il Carobbio nel libro ‘Milano il carroccio contro l’impero’, in quell’occasione l’imperatore dovette bagnarsi le ‘sarambule’ (cioè le braghe).

La seconda Lega Lombarda

Nell’aprile del 1225 Federico II convocò un’assemblea, ma poche città si presentarono. Milano non era tra queste. Federico II lo considerò un affronto, e poiché il Papa parteggiava per le città ribelli, l’imperatore affidò a un vescovo compiacente il compito di scomunicare in blocco tutti i disertori. In risposta, il 6 marzo 1226, gli si oppose la Seconda Lega Lombarda e papa Gregorio IX si unì ad essa. Le città lombarde furono felici di avere dalla loro parte un Papa che nutriva odio per il loro stesso nemico.

Per tenere asciutte le ‘sarambule’, Federico II decise di avanzare contro Milano ben riparato in un baldacchino, in groppa a un elefante. Ciò però non gli evitò di passare alla storia come l’imperatore perseguitato dall’acqua. Le piogge, infatti, si susseguirono con insistenza in quell’autunno del 1237, e inzupparono l’esercito imperiale. A Cortenuova sull’Oglio, furono i milanesi ad avere la peggio cadendo in un’imboscata: l’esercito imperiale aveva lasciato intendere che si ritirava in attesa della più favorevole primavera, ma a tempo debito, i soldati sbucarono dalla boscaglia come diavoli dall’inferno. I milanesi furono sopraffatti, ma rifiutarono la resa  incondizionata: decisero di combattere fino alla morte, e fu una saggia decisione, perché ne uscirono vincitori.

L’artefice indiretto di tale successo fu il Papa. Il suo aiuto giunse del tutto inaspettato, e per pura convenienza terrena. Il pontefice, che non intendeva unirsi alla Seconda Lega Lombarda solo ideologicamente, decretò, infatti, che quella contro l’imperatore poeta, eretico, perverso e scomunicato, doveva essere una ‘crociata santa’ e non esonerò neppure gli ecclesiastici dal combatterla. Questi ultimi parteciparono alla battaglia con la spada in una mano e la croce nell’altra. Uno di loro, inviato speciale del Papa come regalo ai milanesi per organizzare la Seconda Lega Lombarda contro il sovrano scomunicato, ebbe l’ispirazione di unire alla croce e alla spada anche l’acqua.

Gregorio da Montelungo

L’inviato speciale che doveva guidare la lotta contro quel diavolo d’imperatore che era Federico II, aveva lo stesso nome del Papa: Gregorio. Fu sotto la direttiva di Gregorio da Montelongo che a Lodi i milanesi tolsero letteralmente la terra da sotto i piedi all’imperatore allagando sia la città sia la pianura circostante.  L’imperatore fu costretto ad abbandonare in fretta e furia Lodi impantanata, con tutto l’esercito al suo seguito, e accamparsi a Locate. Anche qui, però, fu seguito e bloccato da un canale scavato per l’occasione. Determinato a non farsi immobilizzare dall’acqua, né da un canonico che avrebbe fatto meglio a ingegnarsi per salvare delle vite piuttosto che annientarle, l’imperatore decise di oltrepassare il blocco ad ogni costo. Inviò alcuni dei suoi soldati per stabilire dove fosse il punto più sicuro per attraversare il canale, mentre lui avrebbe atteso all’asciutto; o almeno così sperava. L’acqua, infatti, sotto la direttiva dell’inviato papale, iniziò a salire implacabile fino a coprire tutta la pianura e costrinse l’imperatore a sloggiare bagnandosi nuovamente le braghe. Anche nei pressi di Casorate, grazie a dei canali nei quali fu immessa l’acqua del Naviglio Grande, il campo imperiale fu allagato.

I successi ottenuti incitarono quell’ottimo stratega di guerra a ingegnarsi sempre più nella sua battaglia acquitrinosa. In un’occasione volle costruire una palizzata per mettere nuovamente a mollo l’esercito imperiale e chiese le travi alle case e ai cascinali dei dintorni. E chi mai avrebbe negato aiuto a un servo di Cristo impegnato a combattere un diavolo d’imperatore?

I proprietari dei cascinali supplicavano di prendersi i carri, i buoi e tutto quello che volevano, pur di fermare quei demoni scatenati. Era autunno, e le piogge si riversavano abbondanti. I fiumi in piena rischiavano di straripare anche in assenza dell’ira dei milanesi, ma essi furono ben lieti di sollecitare la loro naturale tendenza. Il territorio divenne un vasto acquitrino intransitabile: i carri s’infossavano e i fanti affondavano nel fango. L’acqua arrivava al ginocchio, ma di tanto in tanto, parte dell’esercito s’imbatteva in qualche canale, per nulla visibile sotto la coltre uniforme d’acqua, e vi precipitava dentro. Qualcuno morì persino annegato.

L’imperatore fu costretto a ritirarsi, ma il suo campo fu nuovamente allagato facendo deviare questa volta il fiume Po. All’imperatore perseguitato dall’acqua, non restò infine che sciogliere l’esercito. Gli armamenti imperiali furono abbandonati sui terreni impraticabili. Milano vinse così contro l’impero, e il merito fu dell’acqua!

Un due di picche anche da Innocenzo IV

Quando salì sul soglio Pontificio Innocenzo IV, Federico II tentò di destabilizzare la Seconda Lega Lombarda chiedendo espressamente al nuovo Papa di abbandonarla; ma questi rispose picche. L’ira dell’imperatore si riversò allora contro il Papa e lo costrinse a fuggire da Roma meritandosi una nuova scomunica. Il Papa dichiarò inoltre Federico II decaduto quale imperatore; ma lui, avvezzo a ogni sorta di maledizione pontificia, disse in tono di sfida: “Il pontefice mi ha privato della corona. Vediamo se è vero”. Poi si fece portare la corona imperiale e se la pose sulla testa. Nessun fulmine dal cielo si scagliò contro di lui, cosa che lo spinse a cacciare frati e preti dal reame: molti furono impiccati o crocefissi.

L’imperatore, consapevole del fatto che era riuscito a prevalere facilmente sul Papa, ma non sui milanesi, decise di riprovare l’impresa. Per precauzione, però, tornò nella Pianura Padana nel tempo in cui i fiumi erano in secca. Assalì e distrusse Morimondo, nei dintorni di Milano; poi attaccò Abbiategrasso collocata sulle sponde del Naviglio Grande: pensava di avere la strada aperta verso Milano, ma improvvisamente si trovò nuovamente di fronte Gregorio da Montelongo, che il Papa aveva rifiutato di richiamare a sé. Non avrebbe dovuto avvicinarsi alle fonti d’acqua! L’ecclesiastico, sentendosi più protetto dall’acqua che dal fuoco divino che tardava a scender su quel diavolo d’imperatore, per sicurezza aveva pensato bene di proteggersi facendo scavare intorno al suo campo un ampio fossato.

Acqua sull’imperatore

L’imperatore abbandonò Abbiategrasso al terribile legato apostolico e si diresse verso Boffalora; ma il gran successo della strategia del legato apostolico si era ormai sparsa; cosicché anche Boffalora, prudentemente, si era affrettata a costruire il suo bel canale profondo.  Il legato seguì l’imperatore fino a Casterno dove cercava di oltrepassare il canale, ma riuscì a ricacciarlo indietro. Infine, stremato dai milanesi, dal legato apostolico e dall’acqua padana, l’imperatore dovette confrontarsi anche con la neve. Era evidente che anche l’onnipotente Iddio preferiva riversare acqua sull’imperatore scomunicato anziché saette di fuoco. L’esercito imperiale abbandonò il sogno di gloria e si ritirò: Milano aveva vinto un’altra volta l’impero grazie all’acqua padana.
Dopo tali successi, Gregorio da Montelongo utilizzò in altre occasioni la sua vincente strategia.

Dai libri ‘All’ombra del castello’ e Benvenuta a Milano, un intreccio di voyeurismo, amore, antichi castelli e vie d’acqua’ di Michela Pugliese e che potete trovare ai link qui sopra..

Sono nata a Vibo Valentia il 18 gennaio 1963 ma vivo e lavoro a Milano. Sono autrice di vari saggi storici e romanzi a sfondo storico. Tra questi: Pedine di un gioco contraffatto; Messer Cicco milanese eccellentissimo; La sindrome di Stoccolma; Dea di seduzione; Benvenuta a Milano, un intreccio di voyeurismo, amore, antichi castelli e vie d’acqua.

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