Addio professor Ettore, Autonomista e Federalista

Addio professor Ettore, Autonomista e Federalista

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Ha scelto il 4 luglio, Ettore Adalberto Albertoni per lasciarci, nel giorno che ricorda l’indipendenza dalla Gran Bretagna delle tredici colonie che avrebbero poi  formato gli Stati Uniti d’America, quasi a lasciare scolpito il messaggio che per anni lo ha contraddistinto.

Si era ritirato da alcuni anni nella sua Barni, nel cuore delle colline lariane, terra che lo aveva adottato, a poca distanza dal Santuario della Madonna del Ghisallo, patrona dei ciclisti di tutto il mondo. E li, ieri pomeriggio ci ha lasciato, a 82 anni, nel silenzio, senza clamore, da uomo nobile quale è sempre stato.  Una delle personalità più illuminate dell’idea federalista ed autonomista folgorato da Umberto Bossi, lui, socialista e compagno di studi di Bettino Craxi.

Chi scrive lo ricorda con orgoglio, iscritto alla Lega Nord a Milano, ormai ritiratosi dalla vita politica attiva, quando tutti gli anni ci si prodigava per recapitargli la tessera, evitandogli inutili e faticosi spostamenti.

Professore ordinario di Storia delle politiche all’Università degli Studi di Milano prima e all’Insubria di Como poi, uno dei massimi studiosi di Carlo Cattaneo, membro del consiglio di amministrazione della Rai e membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura. Ma la sua opera è stata incisiva e verrà ricordata soprattutto come Presidente del Consiglio Regionale lombardo e come Assessore alla Cultura che lui volle ribattezzare Assessore alla Culture, Identità ed Autonomie della Regione Lombardia.

Albertoni, autonomista e federalista

E’ in quei ruoli infatti dove Ettore Adalberto Albertoni ha gettato le basi che hanno oggi portato i lombardi al voto per esprimere la volontà di autonomia. E’ sotto la sua presidenza del consiglio regionale che venne approvato il nuovo Statuto d’autonomia della nostra Regione e fu grazie alla sua azione che Regione Lombardia e il Consiglio regionale avviarono il confronto con il Governo nazionale per richiedere maggiore autonomia, approvando il 3 aprile 2007 la prima Risoluzione che sulla base dell’art.116 terzo comma della Costituzione chiedeva di avviare il confronto con lo Stato per sottoscrivere un’intesa che avrebbe dovuto riguardare 18 ambiti differenti.

Il suo pensiero

Ettore Albertoni concentrò il suo pensiero federalista nel trattato “Il federalismo nel pensiero politico e nelle istituzioni” del 1995. Il federalismo non coincide con il dare piena attuazione al regionalismo, perché l’esperienza delle regioni autonome rispondeva a esigenze di mantenimento del consenso locale. Quello che deve essere potenziato è l’autonomismo locale.

La contraddizione tra una struttura ambiguamente centralistica come quella vigente, di fatto e di diritto in Italia, e il dettato costituzionale autonomistico solennemente enunciato nei ‘Principi fondamentali’ della Repubblica,  conferma l’assoluta e patologica anomalia del caso italiano per quanto concerne dottrina e istituzioni. All’autonomismo teorico della Carta Costituzionale ha fatto pratico seguito solo un regionalismo amministrativo e burocratico che, quasi mai, ha significato una effettiva pratica di autogoverno. Il federalismo come progetto politico prevede un ridimensionamento della presenza statale attraverso la de legiferazione. L’integrazione di un mercato unico a livello europeo, con la connessa tutela della concorrenza, può contribuire a ridurre l’intervento pubblico nell’economia nazionale.

Quindi il trasferimento di poteri verso il livello sovranazionale europeo non può che contribuire al deperimento dello stato nazionale, con ciò favorendo il rafforzamento delle autonomie locali.

Il futuro di Albertoni

Il pensiero e l’opera di Albertoni non finiscono il quattro luglio ma verranno perpetrati  da tutti coloro, primo tra tutti il prof. Stefano Bruno Galli, suo amico e collega, fervente autonomista ed attuale Assessore alla Cultura ed Autonomia  che fanno dello spirito autonomista, quello vero, basato non solo sul riportare in Lombardia competenze e fiscalità ma anche sulla cultura lombarda,  un obiettivo primario di giustizia, libertà  e civiltà.

Gian Antonio Bevilacqua
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Regione Lombardia come pubblicista, ha diretto un mensile di opinione politica, ha scritto per varie testate quali Analisi DIfesa, il Borghese del Nord ed altre riviste in campo aeronautico.

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