Giani tra Revivre Milano e Germania: ecco il punto

Giani tra Revivre Milano e Germania: ecco il punto

0

PostFB-324x203 Giani tra Revivre Milano e Germania: ecco il punto Pallavolo Sport

Milano – Nella recente Pool canadese della Volley Nations League abbiamo scambiato alcune battute con Andrea Giani su vari argomenti, dal cammino dei suoi nella Nations League passando per la spinosa questione del doppio incarico fino ad arrivare ai programmi per la prossima stagione con la Revivre Milano.

Com’è l’esperienza generale di questa prima Volley Nations League per la tua squadra? 

Pubblicità

“Molto positiva, perché il livello è molto alto. Siamo partiti dal primo gruppo con Italia, Serbia e Brasile, e non è stato facile, ma ci è servito. Poi siamo andati in Polonia dove abbiamo vinto con Cina e Polonia. Dobbiamo utilizzare queste partite per alzare il nostro livello, al di là del ranking”.

Come ti trovi a lavorare in Germania?

“Mi trovo molto bene, è una federazione molto organizzata con ottime strutture. La differenza la fanno purtroppo i giocatori: in Germania ci sono pochissimi professionisti, e quando abbiamo iniziato a lavorare insieme quattro settimane fa molti giocatori non avevano la condizione fisica e tecnica, e poi quando ti presenti a questi livelli i nodi vengono al pettine. La maggior parte dei “nazionali” giocano nella Bundesliga, che purtroppo ha un livello piuttosto basso. Ci sono sei atleti che giocano all’estero, due dei quali hanno preso un anno sabbatico, quindi non sono presenti in questa stagione, un altro si è presentato in condizioni fisiche spaventose, quindi è rimasto a casa… Non è facile mettere insieme un gioco di alto livello in queste situazioni. Tuttavia bisogna dire che il gruppo ha una grande cultura del lavoro, si sono messi sotto dal punto di vista sia fisico sia tecnico, poi mi conoscono, sanno cosa voglio in campo e si sono subito adattati al mio modo di allenare”.

La tua situazione personale, con il doppio incarico per la nazionale tedesca e per il club della Revivre Milano è in una sorta di limbo regolamentare per quel che riguarda le norme federali italiane. Come vivi questa situazione?

“La vivo male, perché secondo me è una enorme ed ingiusta limitazione. Questo è il mio lavoro, io amo stare in palestra e credo sia molto penalizzante per un allenatore di club non poter allenare anche una nazionale, perché non vedo un conflitto d’interesse tra i due ruoli. In questo modo si punisce, non si capisce bene in base a quale principio, un allenatore, o un assistente allenatore, che vuole lavorare 12 mesi l’anno, e questo è molto strano nel mondo del lavoro, in un ambiente professionistico. Poi ci sono società nel nostro campionato che sono inadempienti e non si fa nulla. La sanzione che io devo pagare per poter allenare anche all’estero poi è troppo alta: quei 50.000 euro non sono una cifra che guadagno, non ho un contratto così alto. Credo che questa soluzione esista solo in Italia”.

Gianluca Drammis
Giornalista pubblicista dal 2015: innamorato dello sport ed in particolare del calcio. Ho lavorato per diverse testate televisive giornalistiche (Telenova, Telereporter e Sportitalia), sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Leggetemi, non ve ne pentirete!

Nessun commento

Rispondi