Omicidio di Assane Diallo. I particolari di un delitto di vero razzismo

Omicidio di Assane Diallo. I particolari di un delitto di vero razzismo

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corsico-324x182 Omicidio di Assane Diallo. I particolari di un delitto di vero razzismo Lombardia Prima Pagina   Milano – Sono stati diffusi i particolari della soluzione dell’omicidio Diallo, avvenuto sabato 16 giugno a Corsico.
Il 47enne Fabrizio Butà, residente a Cisliano, ma domiciliato in via Curiel 6, a casa della madre, si è costituito domenica sera alle 21 presso la caserma dei Carabinieri di Corsico, in via Curiel, a pochi passi da dove è avvenuto l’omicidio. Ha confessato di aver ucciso Assane Diallo. Non si è però trattato di una confessione per pentimento. Sia lui sia la sua convivente, Michela Falcetta, sono andati in caserma, in momenti diversi, per anticipare la cattura una volta compreso di essere stati scoperti. L’intento quindi era quello di migliorare la loro posizione davanti ai giudici, ponendosi come collaborativi. Michela Falcetta, 32 anni, è residente anche lei con la madre nella stessa scala del palazzo di via Curiel 6, qualche piano sotto il Butà, e nota per essere tossicomane. Fabrizio Butà è arrivato in caserma, accompagnato dalla ex moglie, solo poche ore prima che i carabinieri lo arrestassero. Lo avevano già identificato e sin dal pomeriggio era iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio. Erano già iniziate le ricerche.

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Sin dai primi momenti delle indagini, coordinate dal Pubblico Ministero Christian Barilli ed eseguite dal Sottotenente dei Carabinieri Armando Laviola e dagli uomini della compagnia di Corsico, sono state identificate le persone che avevano avuto dei diverbi con Diallo negli ultimi giorni. In particolare, i Carabinieri sono stati messi sulla giusta strada dai risultati dei tabulati telefonici. Fra il numero di telefono della vittima e quello di Fabrizio Butà erano avvenute delle chiamate, anche pochi minuti prima dell’omicidio. Già domenica i carabinieri avevano avevano trovato la pistola in un seminterrato di via Curiel, che era utilizzato abusivamente dalla famiglia della Falcetta, ma che era a disposizione di Butà. Il calabrese è quindi stato arrestato per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Insieme a lui è stata arrestata anche Michela Falcetta. La donna è accusata di favoreggiamento della fuga, ed era presente sul posto dell’omicidio. Entrambi sono accusati anche di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti e per detenzione di armi da fuoco. Nel seminterrato sono stati trovati 72 grammi di cocaina, bilancini e materiale per il confezionamento delle dosi.

Il motivo: un fischio e “ehi, dammi 5 euro”

Sulle motivazioni che hanno spinto all’omicidio si hanno solo le parole del Butà, e qualche conferma da parte della Falcetta, ma i due hanno passato al notte insieme, sulla riva del laghetto del parco Cabassina, e hanno avuto tutto il tempo per accordarsi sulla versione da raccontare. La motivazione è così futile e inutile che viene da chiedersi se sia vera e se non nasconda invece altre motivazioni più gravi. Sembra impossibile che un uomo sia morto per aver fischiato dietro ad una donna. Secondo la confessione di Butà, Assane aveva l’abitudine di apostrofare Michela Falcetta per strada con un fischio e chiedendogli 5 euro. Questo modo di fare, troppo scherzoso, aveva infastidito Fabrizio Butà al punto da telefonare ad Assane. Lo aveva invitato a incontrarsi per “risolvere la cosa da uomini”. Ha detto che pensava che Assane Diello venisse all’appuntamento armato, come se credesse davvero che un uomo normale possa trovarsi una pistola in pochi minuti, imparare ad usarla e affrontare un duello. Assane Diello probabilmente non aveva compreso il genere di persona con cui aveva a che fare, e invece di precipitarsi dai carabinieri, è andato all’appuntamento, firmando la sua condanna a morte. Il suo omicidio è stato la fredda esecuzione di una persona inerme.

Il razzismo

Assane Diallo è morto a causa del razzismo. Un razzismo così radicato e assurdo, che non era compreso nemmeno dalla vittima che lo ha subito. Quel genere di razzismo di cui non si può parlare, talmente è politicamente scorretto farlo notare. Assanne Diallo probabilmente cercava, o credeva di avere, l’amicizia del Butà. E’ il razzismo della ndrangheta, dei suoi appartenenti, dei killer calabresi, e di chi gira intorno a quell’ambiente di trafficanti di droga e di armi. Fabrizio Butà oltre ad essere un omicida, è un omicida per razzismo.  Ambedue erano frequentatori del Bar Erica, in via Curiel. Un bar che vanta più di 40 anni di cattiva fama, aumentata anche dalla cattiva fama del quartiere Lavagna. Qui Butà permetteva a Diello di discutere con lui di politica, di economia e di cultura, ma siccome era diventato un po’ asfissiante, si era preso delle confidenze, si era “approfittato della sua generosità” e aveva osato mettersi al suo livello, lo ha ucciso con 11 colpi di pistola, continuando a sparargli anche quando era già morto.

Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente sul giornalino della parrocchia. Tra 1977 e il 1982 circa ho collaborato con una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 sono orgogliosamente uno speaker di Radio Padania libera. Coordino la redazione di Zoommilano.it, collaboro con Conflombardia.com e con alcune agenzie di stampa. In più gestisco un blog, CronacaOssona.com

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