WorkArt! Eleonora Molignani e il suo personaggio si raccontano

WorkArt! Eleonora Molignani e il suo personaggio si raccontano

1dabd387-d682-4c4b-aaad-f9d0972f8be1-324x405 WorkArt! Eleonora Molignani e il suo personaggio si raccontano Cultura WorkArt

Milano-Torna la rubrica WorkArt dopo una settimana di pausa utilizzata per ricercare nuovi artisti e preparare i contenuti per ripartire più carichi di prima. Questo Mercoledì ci regala la sua esperienza Eleonora Molignani, pittrice e disegnatrice, nonché direttrice della sezione pittura di Looking for Art, associazione culturale molto attiva sul suolo Milanese. Classe ’95, Eleonora studia all’Università e si dedica all’arte fin da quando ha memoria, in una continua ricerca di se stessa e della qualità.

Come tutto è iniziato

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Ci siamo conosciuti in quel turbinio di serate milanesi che Zoom e la rubrica mi hanno dato la possibilità di frequentare e l’idea dell’intervista è nata durante la presentazione di Flou, cellula artistica di LfA condivisa con Nicolò Maraz, fotografo già ospite della rubrica qualche settimana fa. Dall’idea alla pratica il passo è stato relativamente breve, tra una sessione di esami e un aperitivo siamo riusciti a sederci a parlare di come tutto è iniziato:
Io disegno da sempre, la mia è una famiglia di “artisti”: mia madre e mia zia dipingono, mio padre è appassionato di fotografia e mia sorella ha intrapreso il mio stesso percorso artistico. Di conseguenza da piccola passavo tutto il mio tempo libero tra disegni, pasta di sale, acquarelli, carta pesta, pastelli, insomma qualsiasi cosa disponibile. Dipingevo molto in montagna, dove il contatto con la natura mi ha da sempre affascinata: una foto mi raffigura a quattro anni immersa nel verde a disegnare. Proprio la natura, il contatto con essa, è sempre stato un punto di inizio di quello che faccio. Ho frequentato il liceo Artistico Umberto Boccioni, dove ho imparato le tecniche per scolpire, dipingere e disegnare e tutt’ora continuo a studiare per crescere artisticamente.

Il tuo personaggio, raccontacelo

Eleonora, qui abbiamo bisogno di una digressione importante, ha creato un personaggio che col tempo si è evoluto e che costituisce una sorta di filo rosso nelle sue opere:
L’arte è un modo non convenzionale di esprimere le proprie emozioni per chi magari non riesce a farlo a parole: fin da piccola l’arte mi ha aiutato, e il mio personaggio, le mie illustrazioni, sono nate proprio da questo. Ho avuto un periodo molto negativo – ci racconta Eleonora – nel corso del Liceo, e le mie illustrazioni mi hanno aiutato ad esprimere ciò che a parole non riuscivo a dire. Vogliono raccontare in modo semplice qualcosa di complicato, i sentimenti, le emozioni che provo e che ho provato. Il personaggio rappresenta me, anche se il volto è stato nel tempo coperto da lunghi capelli, in quanto non volevo che esplicitasse in modo sbagliato l’essere solo io. Volevo che chi guardasse potesse ritrovarcisi e prenderli come personaggi in cui immedesimarsi, esprimendo emozioni che possono essere comuni a tutti.

La prima esposizione e Looking, un binomio vincente

La mia prima esposizione l’ho fatta grazie a Looking for Art: un giorno Matteo Occhipinti (videomaker, pittore  e fondatore di Looking già ospite di questa rubrica) mi chiama offrendomi uno spazio dove esporre. Non avrei mai pensato di ritrovarmi alla Galleria Molino a Milano (fermata Wagner) ad esporre le mie illustrazioni: da lì ho capito che volevo fare quello, che il tutto non era un’utopia e che nonostante dovessi imparare tanto avrei potuto mostrare al mondo il frutto della mia espressione e non solo tenerli per me. Looking mi ha concesso una grande opportunità facendomi esporre per la prima volta e dandomi la possibilità di capire che questa potesse essere la mia strada. Mi ha sempre aiutata e valorizzata e di questo non posso che essere felice.”

La poetica e l’attenzione per la qualità: “Io stimo chi sa fare qualcosa”

L’avventura di Eleonora, profonda e di grande impatto, non può non passare dalla poetica che la muove e da una frase:
Sono un po’ una vecchia – ci dice ridendo –   e legata allo stile accademico. Penso che studiare sia la base di tutto, al talento deve essere associato lo studio per imparare ad utilizzare il dono che si ha. Oltre alla tecnica, è la cultura della storia dell’arte che ce lo insegna: l’arte nasce dall’arte, tu non puoi fare arte se non conosci cosa c’è dietro di te, in cosa sei immerso. Lo stesso Van Gogh copiava i propri predecessori, lo spazialismo di Fontana è stato creato dopo anni e anni di studi, sono prodotti della storia dell’arte e non di un artista improvvisato. La frase “Io stimo chi sa fare qualcosa”, viene dall’incontro con persone che ho conosciuto nel mio percorso e nel percorso del Contest di Looking: ho incontrato persone che avevano studiato per raccontare di sé e, seppure per gusto personale potessero non piacermi, avevano voglia di condividere. Per questo torno sempre al discorso di Fontana, dello studio e della voglia di mettersi in gioco nel modo corretto.”

Un viaggio, la china e la natura

In questo momento non saprei, mi piacerebbe visitare il Giappone o qualche mostra inerente all’uso della china ma viaggi particolari non saprei dirti. Per la mia arte ciò che mi serve è la natura, come ho detto inizialmente, è il contatto con essa che mi ispira di più.

Hai venduto le tue opere, altre le hai esposte. la tua arte ad oggi può dirsi tuo sostentamento o è ancora tutto in fase di evoluzione?

Io ho venduto un po’ in Lombardia e ultimamente due quadri in Inghilterra. Sto vendendo diverse stampe perché sono molto attaccata agli originali ma sopratutto non voglio svendere la mia arte: è il mio percorso artistico, intimo che viene fuori da ore di riflessione. Per questo, non potendo venderli al valore che vorrei, li tengo per me visto il grande valore personale che hanno. L’idea di lucrare su un’espressione delle mie emozioni non mi attrae, le mie illustrazioni non sono fatte per essere svendute perché mancherei di rispetto a me e a loro.”

Essere artisti nel 2018

Essere artisti nel 2018 significa non essere nessuno perché lo sono tutti. Io non ho mai usato la parola artista riferita a me stessa, non mi sono mai presentata come tale. Sono una persona che fa ‘cose’ per me fino alla mia soddisfazione personale, non mi propongo come artista perché è una definizione che non mi piace.”

Prossimi progetti

Puramente tecnici riguardo i miei disegni: per sbaglio ho fatto un pasticcio ma ho intravisto la possibilità di creare qualcosa di bello da questo pasticcio e ci dovrò lavorare. Ci vuole tempo ho intenzione di trasformare le mie illustrazioni in dipinti ma ci vorrà tanto studio prima di poter fare qualcosa che mi possa soddisfare.”

Emozioni, famiglia, amore: il tuo mondo e la tua pittura

Oltre alla mia famiglia di cui abbiamo parlato, devo tanto alle mie amiche, che hanno studiato arte e al mio ragazzo. Tutti nei miei confronti sono sempre stati molto sinceri: questo è quello che da sempre ho vissuto, la sincerità riguardo la qualità dei miei lavori che mi ha aiutata nel processo di crescita, sia personale, sia dal punto di vista artistico. Avere un riscontro sincero e tecnico mi ha dato quella spinta anche personale a utilizzare le critiche come costruttive.”

Ancora WokArt

Con l’emozionante viaggio nel mondo di Eleonora Molignani che ringraziamo profondamente, riprendiamo in mano la rubrica che, nel corso di questo mese, cercherà di crescere ancora prima di iniziare la ricerca dei giovani che si racconteranno a partire da settembre 2018.

 

Simone Mannarino
Dottore in Storia con specializzazione in storia del giornalismo alla statale di Milano e aspirante giornalista, ricerca un approccio diverso ai fatti e ai contesti in cui si sviluppano. Innamorato del calcio e dello sport in generale. Tifoso del Brasile in questi mondiali che Zoom ha raccontato fino alla vittoria finale della Francia. Immerso in nuovi progetti per la prossima stagione ora che i mondiali ci hanno salutato.

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