Ridotta in schiavitù a Milano, salvata dai parenti in Uruguay

Ridotta in schiavitù a Milano, salvata dai parenti in Uruguay

viateodosio-324x193 Ridotta in schiavitù a Milano, salvata dai parenti in Uruguay Cronaca Milano Prima Pagina   Milano – Capita di passare in via Teodosio la sera e vedere tutte quelle ragazze che si prostituiscono tra le macchine parcheggiate sui marciapiedi? Fanno rabbia, danno dolore. una rabbia che aumenterà quando leggerete questa storia e saprete che fra quelle ragazze ce ne era una che era costretta a prostituirsi sotto la minaccia che i suoi parenti in Uruguay fossero uccisi. L’uomo che l’aveva ridotta in schiavitù, la portava ogni sera in via Teodosio, e portava i clienti nella casa in cui la teneva, in un vecchio palazzo di via Wildt.  E’ un uruguayano di 49 anni con già con precedenti per sfruttamento della prostituzione. La giovane donna, ha solo 23 anni, era caduta nella più classica delle trappole. Voleva lavorare nella moda a Milano. Una amica l’aveva messa in contatto con l’ uomo che le aveva offerto un lavoro in un negozio di abbigliamento. Lei lo aveva raggiunto a Valenza, in Spagna, e con lui era poi entrata in Italia. Una volta a Milano lui le aveva detto cosa si aspettava che facesse. Ai suoi tentativi di ribellione, davanti a lei chiamava delle persone in Uruguay che erano disponibili a fare del male ai suoi parenti.  Le aveva tolto il passaporto e il telefono cellulare impedendole di chiamare aiuto.

Un colpo di ingegno

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In un momento di distrazione del suo carceriere è riuscita a riappropriatosi del suo smartphone e a filmarsi davanti alla casa di Via Wildt mentre chiedeva aiuto. Ha poi inviato il video via whatsapp ad un amico in Uruguay, di cui aveva registrato il contatto con un nome di fantasia.  I parenti della giovanissima si sono rivolti alla polizia che ha contattato l’interpol e, quindi la polizia di stato a Milano. Sono partite le ricerche. La casa è stata identificata e gli agenti sono andati a suonare alla porta. Nessuno rispondeva, sono dovuti intervenire i vigili del fuoco che hanno permesso ai poliziotti di entrare nell’appartamento da uno dei balconi. Alla viste delle divise, l”uomo ha tentato di fuggire dalla porta, finendo nelle braccia dei poliziotti rimasti sul pianerottolo. E’ stato arrestato e accusato di sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù.

La paura e il coraggio

La ragazza è stata liberata. Ha confermato quanto le era successo e l’orrore che era stata costretta a subire in questi mesi. Le hanno chiesto perchè non ha parlato con uno degli agenti delle pattuglie che girano in via Teodosio. “Avevo troppa paura. Se mi vedeva parlare con i poliziotti avrebbe fatto del male ai miei amici, ai miei parenti, in Uruguay.” E’ stata una ragazza in ogni caso molto coraggiosa, non si è fatta abbattere, non si è arresa alla paura, ma ha saputo cogliere l’opportunità, il momento per chiedere aiuto, e l’aiuto è arrivato. Solo che, queste cose, nella nostra città non dovrebbero accadere.

2 Commenti

  1. A prescindere dai riti voodoo, in ambito di prostituzione tra soggetti maggiorenni, mi domando il motivo per il quale a cadere vittime della tratta di persone a sfondo sessuale debbano essere sempre le donne straniere, mentre quelle italiane ne debbano essere quasi esenti, sia in Italia, sia all’estero ed il motivo per il quale i marciapiedi del sesso a pagamento si svuotano durante le vacanze natalizie e pasquali ed ad una certa tarda ora di notte, per non dire di osservare le stesse professioniste con uno smartphone in mano ed anche un’autovettura a disposizione. La risposta a tutto questo è quella che la schiavitù del sesso a pagamento non è molto diffusa.

  2. Un conto è la libera scelta di vita, anche se sbagliata. Un altro è la schiavitù l’obbligo lo sfruttamento la violenza.
    Sono le straniere le più deboli perchè non hanno rete di amici e conoscenti che può aiutarle.

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