img_2586-324x216 - WorkArt! Nico Maraz e la fotografia come progetto  - Cultura WorkArt

Milano – Terzo appuntamento con WorkArt! La rubrica che racconta di giovani talenti che a Milano cercano fortuna e progettano la propria vita. Questa settimana è il turno di Nicolò Maraz, fotografo classe ’97 che progetta, viaggia e sperimenta da quando ha scoperto la bellezza di stare dietro l’obbiettivo.

Come hai iniziato a fotografare? Noi ci conosciamo da tantissimo tempo e, avendoti fatto da modello, so che per te la fotografia è non solo una passione ma anche arte. Come arriviamo a sederci davanti ad un caffè a parlarne?

Ci sediamo da Arnold, caffè in via Festa del Perdono davanti all’Università, dove da anni ormai ci vediamo a parlare di tutto. L’idea di raccontare la storia delle sue fotografie è nata fin dal primo giorno di vita della rubrica: i progetti artistici di Nico affascinano lo spettatore e il suo modo di raccontarli aiutano a capirne il senso che vi risiede. E’ un’arte di concetto oltre che di emozioni e dalle sue parole possiamo capirlo:
Non c’è un inizio vero e proprio: ho iniziato fin da piccolo a maneggiare macchine fotografiche da quelle a rullino fino a quelle digitali. Il momento in cui però mi sono avvicinato al gusto di scattare foto più strutturate risale a quando mi è stata regalata la prima macchina fotografia che oltrepassasse i limiti delle usa e getta normali. In realtà una data di inizio vera e propria non esiste dicevamo, viviamo in un’epoca in cui la fotografia è alla portata di tutti e mi è venuto quasi naturale. Ho fatto solamente un corso che mi ha aiutato sulle tecniche base e un corso dedicato alla creazione di un progetto personale, e questo ha realmente inciso nella mia concezione di fotografia. In definitiva, oltre ai miei progetti, le persone che mi stanno affianco hanno sempre contribuito a incentivarmi a portare avanti questa passione che ora sta diventando un modus operandi della mia vita.”

Quanto è stata importante la stagione di contest vinta con Looking for Art? Che effetti ha vuto a livello personale, artistico e lavorativo?

Sicuramente importantissima dal punto di vista personale: ho vinto la stagione dello scorso anno e questo mi ha dato una grande spinta di crescita personale. Trovarsi davanti a persone che non conosci ma che apprezzano il tuo lavoro è importante così come confrontarsi con le critiche. L’ambiente di Looking mi ha concesso il confronto, e di questo li ringrazierò sempre. A livello artistico sono cresciuto grazie al progetto che, al termine del percorso con l’esposizione in triennale, è cresciuto col tempo evolvendosi in precisione e dettagli. A livello lavorativo in realtà non mi ha cambiato la vita, ma ha concesso grandi stimoli per esternare quello che sento in modo che venga oggettivato in qualcosa di concreto e di ben visibile a tutti. Tirando le somme Looking è stato personalmente fondamentale per darmi la spinta a crescere e maturare come persona, per capire che la fotografia è in questo momento della mia vita il mio modo per comunicare all’esterno ciò che sento, credo e vivo.

Il materiale e i viaggi che fai inerenti alla fotografia hanno un costo: riesci a sostenere tutto grazie alla fotografia e ai lavori che ne derivano?

Sicuramente hanno un costo sia i viaggi che i materiali che utilizzo. Ad oggi posso dire che la fotografia per me è una passione e per questo gli investimenti necessari vengono compiuti attraverso ciò che guadagno con la fotografia stessa e con investimenti personali. La strada è sicuramente complicata e nel mondo di oggi, in cui tutti siamo fotografi, poter vivere con la fotografia è utopia. Sicuramente però la passione dev’essere coltivata e i miei viaggi e i miei progetti rappresentano proprio questo.”

La tua poetica

Sono principale legati all’analisi introspettiva in cui fotografo principalmente paesaggi al cui interno vi sono tracce di esseri umani. Il progetto del contest dello scorso anno ha raccontato il modo in cui l’uomo si rapporta con l’ambiente che lo circonda: vi era ad esempio una foto di un uomo che con il telefono illuminava la via lattea, così da rappresentare il legame tra tecnologia e natura. Attualmente sto portando avanti molti progetti: il primo parla della presenza all’interno di sé delle diverse componenti della ragione, il fatto che all’interno dell’essere umano siano presenti più componenti divergenti e opposte, non solo la duplicità ma la molteplicità dell’essere, che con la fotografia cerco di rappresentare. Il secondo progetto a cui sto lavorando, e che ha bisogno di molto più tempo per preparare ogni singolo scatto, parla del mio approccio alla pittura: dipingerò su scatti da archivio o creati appositamente per questo fine, rappresentando l’introspezione e la rinascita dell’uomo che si ritrova dentro la natura.”

Progetti per il futuro? Un viaggio importante dal punto di vista professionale e artistico?

Dal punto di vista di formazione artistica non ho progetti in questo momento, studio in Cattolica e finita la triennale spero di trasferirmi a Londra dove studierò comunicazione e Marketing. La fotografia resta importante per me e continuerò a lavorare ai miei progetti, anche attraverso viaggi che non necessariamente parlano di tanti chilometri percorsi e posti particolari dove andare. Londra sarà una tappa della mia vita, e per questo sarà importante; per il resto, tantissimi scatti e progetti sono nati in luoghi a me familiari, dove posso dedicarmi alla fotografia in totalità. Per quanto riguarda l’aspetto artistico mi piacerebbe andare in Islanda, dove spazi enormi rendono l’uomo piccolissimo rispetto all’ego che considera all’interno del mondo.

I social e il tuo rapporto con loro

I social mi servono tantissimo: la pagina Facebook, quando era attiva, era fonte di lavoro in quanto permetteva a persone che non mi conoscevano di capire la qualità dei miei lavori. Con la morte progressiva di Facebook l’esplosione di Instagram ha avuto una doppia valenza per noi fotografi: in primo luogo ha permesso all’artista di rendersi indipendente, con pagine piene di scatti personali, mentre d’altra parte ha concesso a tutti il titolo di fotografo, in quanto chiunque abbia un telefono può scattare fotografie di qualità altissima.

Cosa significa essere artisti nel 2018 e se si può vivere della propria arte nei nostri tempi?

“Io non mi definisco ne fotografo ne artista in realtà, penso che questi due termini si leghino a una istruzione in merito che io in questo momento non ho. Tutti possiamo fotografare e per questo, a parer mio, solo chi ha una vera e propria formazione può fregiarsi del titolo di fotografo. Si può vivere con la propria arte? Si, credo di si ma devi dare tutta la tua vita per quello. Molti ragazzi vivono la propria vita in viaggio, spostandosi per fotografare e vendere le proprie fotografie, e sarebbe un tipo di vita che a me affascina tantissimo ma il rapporto tra vita e fotografia cambia profondamente: scegli di vivere la tua vita sviluppando la fotografia e non utilizzando la fotografia come lavoro nell’accezione più classica del termine. Parlando di me vivere solo di fotografia è impossibile allo stato attuale: la fotografia ti offre tantissimo, ma intenderla come lavoro è oggettivamente complicato. Ovviamente, come per la pittura, entrare a far parte del giro delle gallerie significherebbe accedere ad un mondo che cambia completamente il tuo modo di intendere la fotografia: a quel punto diventa un vero e proprio lavoro. Stiamo però parlando di casi rarissimi e che per di più esistono in prevalenza all’estero. ”

Amore, musica, famiglia, rabbia, dolore e felicità: che valore hanno le emozioni, l’arte e le persone per la tua fotografia?

“Partiamo dalle persone che mi hanno dato un’impostazione fotografica precisa: il primo è Galimberti un fotografo che scatta in polaroid e compone questa specie di mosaici fotografici con cui lui rappresenta la propria fotografia. La seconda è Giovanna Grippo, fotografa che seguivo sui social da tempo, che mi ha incentivato a scattare determinate foto che ora fanno parte del mio archivio. A livello personale è tutto ben diverso: i miei amici inizialmente e ora sopratutto la mia ragazza, Alice, mi stimolano molto a dare sempre di più in questo ambito. Possiamo chiamarla musa ispiratrice? Penso di si, molte foto legate ai progetti più recenti hanno Lei come soggetto, diciamo che mi sopporta molto quando si tratta di fotografia.” L’ho conosciuta Alice proprio mentre Nico mi parlava delle sue fotografie e dei suoi progetti: gli occhi, all’esposizione di Flou di cui abbiamo parlato su queste pagine, brillavano quando mi raccontava di come determinate foto fossero state scattate.

Un viaggio per amico

Come dicevo ci consociamo da tempo, e riportare su queste pagine la grande competenza che Nicolò ha sviluppato è un piacere oltre che un’opportunità per la grande qualità del suo lavoro e per la grande passione che contraddistingue il suo operato. Lo troveremo il 31 maggio alla Terrazza 11 Rooftop a Milano, in via Alexis de Tocqueville 7, dove esporrà i progetti ai quali abbiamo solamente accennato, pronto a raccontarvi tutto ciò che c’è da sapere su quelle foto e su ciò che le ha generate. Troverete anche me, invitato per ZoomMilano all’evento organizzato dall’associazione CON.CRE.TO. in collaborazione con Looking for Art, con un contest fotografico avente come tema la Mondanità.
Alla prossima settimana con altri artisti e giovani che cercano di sviluppare la propria passione non solo come lavoro ma anche come modus operandi da perpetuare nel corso della propria vita.

Simone Mannarino
Laureando alla statale di Milano e aspirante giornalista ricerca un approccio diverso ai fatti e ai contesti in cui si sviluppano. Innamorato del calcio e dello sport in generale. Tifoso del Brasile in quest'estate mondiale dove con Zoom vi racconteremo il percorso della Seleçao, del Belgio e dell'Argentina di Leo Messi.

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