E’ Goudelock la stella dell’Olimpia Milano: alla scoperta del talento americano

E’ Goudelock la stella dell’Olimpia Milano: alla scoperta del talento americano

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35023975713_5bd01dd98e_h-324x215 - E' Goudelock la stella dell'Olimpia Milano: alla scoperta del talento americano  - Basket Sport

Milano – Perché Andrew Goudelock sia soprannominato “Mini Mamba” è  storia nota e lui stesso l’ha raccontata tante volte da renderla persino superflua (per i disattenti: dopo un’esibizione offensiva inattesa contro Charlotte quando giocava nei Lakers, Matt Barnes e Luke Walton, suoi compagni di squadra, in spogliatoio commentavano la sua abilità balistica paragonandolo a Kobe Bryant, di qui il soprannome di Mini Mamba che poi proprio Bryant avrebbe reso noto attraverso i media). Ma partite come quella di Desio, in gara 3, sono la dimostrazione pratica di cosa significhi essere Andrew Goudelock.

Il classico Goudelock..

Il suo primo canestro è stato il suo classico, difficilissimo ma masterizzato in ore di allenamento, “floater” ovvero quella sorta di arcobaleno a parabola altissima, necessario per “battere” le stoppate dei lunghi quando sei alto 1.88 come Goudelock. Il secondo è stato una tripla improvvisa presa anticipando il “close-out” di Culpepper su uno scarico di Micov da un lato all’altro. Nel secondo quarto ha attaccato Culpepper in isolamento e messo la seconda bomba della partita. La terza è arrivata dopo una sorta di pick-and-pop con Cinciarini su cui Cantù ha cambiato marcatura ma concedendogli la frazione di secondo necessaria perché tirasse (con sospetto di fallo sul tiro). Poi sono arrivati un altro “floater” dopo aver battuto dal palleggio Christian Burns, che aveva cambiato sul blocco di Kuzminskas, un’altra tripla uscendo da un blocco troppo rapidamente per Culpepper, sullo stesso gioco precedente. Quindi, nel quarto periodo, una tripla girando sul blocco di Tarczewski e a dispetto dello “switch” di Thomas. A 1’31” dalla fine la sesta tripla è stata segnata con un movimento in palleggio laterale con il quale ha creato separazione con Burns (poi ha chiuso la serata con due tiri liberi).

La storia di Goudelock a Milano

La storia di Goudelock con l’Olimpia è ricca di episodi: dopo la stagione 2012/13 in cui fu MVP della allora D-League riconquistandosi un secondo passaggio ai Lakers nei playoff per sostituire proprio Kobe Bryant (tendine d’Achille rotto), Goudelock era stato vicinissimo a firmare per l’Olimpia salvo venire dirottato a Kazan da un’offerta strepitosa che lui onorò vincendo il titolo di MVP di Eurocup. L’allenatore di Kazan era il milanese Andrea Trinchieri, quello che lo aveva allenato ai Lakers era Mike D’Antoni. Ma non è finita: via dai Lakers, il suo posto venne preso da MarShon Brooks, che in seguito sarebbe stato anche lui a Milano. Goudelock dopo Kazan e Fenerbahce andò in Cina per poi chiudere la stagione a Houston. Il coach dei Rockets era JB Bickerstaff il cui posto venne preso proprio da D’Antoni. E Bickerstaff adesso è capo allenatore a Memphis dove allena Brooks che di Goudelock è amico fraterno: vengono ambedue da East Atlanta. Una quantità incredibile di intrecci (a Houston a quei tempi lavorava Gianluca Pascucci, ex general manager dell’Olimpia). E’ un po’ come se Goudelock e Milano si fossero inseguiti a vicenda per anni. Fino a questa stagione, appunto.

 

 

Gianluca Drammis
Giornalista pubblicista dal 2015: innamorato dello sport ed in particolare del calcio. Ho lavorato per diverse testate televisive giornalistiche (Telenova, Telereporter e Sportitalia), sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Leggetemi, non ve ne pentirete!

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