Luigi Calabresi. A 46 anni dalla morte la polizia lo ricorda ancora

Luigi Calabresi. A 46 anni dalla morte la polizia lo ricorda ancora

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Milano – Questa mattina alle 10.30 nel palazzo della Questura di Milano, in via Fatebenefratelli, si è svolta una cerimonia commemorativa dedicata al commissario capo della polizia di Stato Luigi Calabresi, nel 46esimo anniversario dall’omicidio. Il ricordo dei fatti accaduti negli anni di piombo, dalla strage di piazza Fontana agli attentati delle Brigate Rosse, che hanno portato a quel triste 17 maggio 1972, è stato affidato al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana. Il Questore Cardona ha invece posto l’accento sulla polizia di oggi, che è composta da funzionari che decidono e di cui Calabresi sarebbe stato orgoglioso. “Ci riconosciamo tutti in Calabresi” ha detto. “Il suo sacrificio è stato durissimo, ma ha cambiato la storia.”

Solitudine contro la guerra mediatica

Il capo della polizia Gabrielli ha sottolineato l’importanza, per chi si occupa della sicurezza, dell’appoggio delle istituzioni e di quello della popolazione. In platea c’erano il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana e il vicesindaco di Milano Arianna Censi,. Gabrielli si è riferito, in modo molto diplomatico, a quanto capitato al commissario capo Calabresi. Prima della sua morte fu vittima di un pressante attacco mediatico da parte della cultura di estrema sinistra dell’epoca. Il quotidiano Lotta continua, ma anche le opere teatrali di Dario Fo (morte accidentale di un anarchico) e  il lungometraggio di Elio Petri e Nelo Risi (Documenti di Giuseppe Pinelli) lo avevano pesantemente accusato della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, che cadde dalla finestra della questura, dopo una retata.

Calabresi fu completamente liberato da qualunque responsabilità tre anni dopo il suo assassinio. La sentenza che dichiarava la sua estraneità nella morte di Giuseppe Pinelli fu firmata dal giudice Gerardo Colombo. “Quella vicenda ha consegnato un monito” ha detto Gabrielli durante la commemorazione, “La solitudine è la condizione peggiore per un servitore dello stato. Molto spesso un servitore dello stato muore molto prima che lo uccida una mano assassina”.

Il secondo attententato, nel 1973

Alla commemorazione in onore di Luigi Calabresi hanno assistito anche la moglie, Gemma Capra,  e i figli del commissario, i sindacati della polizia e i rappresentanti dell’Anpi. Si è conclusa con la posa delle corone di fiori prima davanti al busto dedicato a Luigi Calabresi, che è posto nel cortile interno della questura di via Fatebenefratelli, e poi davanti alla targa commemorativa dell’attentato che avvenne l’anno seguente, il 17 maggio 1973, durante la cerimonia di inaugurazione del busto stesso, nel primo anniversario della morte di Luigi Calabresi.  Gianfranco Bertoli, personaggio contorto figlio di quei tempi contorti, lanciò una bomba a mano verso l’allora ministro dell’interno Mariano Rumor. Il ministro rimase illeso, ma morirono altre 4 persone e 52 rimasero ferite. Bertolì dichiarò di averlo fatto per vendicare  Giuseppe Pinelli.

Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente, sul giornalino della parrocchia, l'Urlo. Tra il 1977 e il 1982 circa ho lavorato in una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Da 17 anni sono uno degli speaker radiofonici della più bella delle radio milanesi, RPL. Ho collaborato con quotidiani e settimanali, occupandomi di tutto, dalla cronaca allo sport. Come Web Content Specialist seguo blog e testate giornalistiche online. Ora mi occupo della redazione di Zoom Milano.

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