Milan, le scorie della finale di Coppa Italia

Milan, le scorie della finale di Coppa Italia

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img_5086-324x295 Milan, le scorie della finale di Coppa Italia Calcio Sport

Milano – Il roboante 4-0 inflitto mercoledì sera dalla Juventus all’undici rossonero rischia di trasformarsi in una debacle così forte da pregiudicare definitivamente l’approdo in Europa per la compagine di Gattuso.

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il milan, infatti, è atteso in questi ultimi otto giorni di campionato da due sfide complicatissime che rischiano di segnare il fallimento del progetto tecnico partito appena un anno fa con conseguenze enormi sul piano dirigenziale.

Il significato della sconfitta in finale di coppa italia

Sarebbe profondamente deleterio inquadrare la sconfitta di Coppa Italia di mercoledì sera unicamente attraverso l’addossamento delle responsabilità a Donnarumma.

Ovviamente gli errori del portiere rossonero sono stati determinanti, ma hanno probabilmente inciso più che sulla sconfitta in se sulla larghezza della medesima. Nonostante effettivamente nel primo tempo non si sia visto un divario tra le due squadre così marcato come appare dal tabellino finale, la Juventus ha dimostrato, pur senza esprimere un grande calcio e dimostrando la difficoltà di condizione fisica che sembra contornarne le prestazioni dell’ultimo mese, di riuscire abbastanza tranquillamente a gestire le comunque timide folate offensive del milan.

La compagine rossonera, infatti, quando tentava di avvicinarsi alla porta bianconera, non riusciva a portare in area moltissimi uomini, a differenza di quanto faceva la juve che, specie nel secondo tempo, attraverso il coinvolgimento di molti  dei suoi elementi, ha costretto il Milan alla sua area di rigore.

L’incapacità di portare uomini in area, a dispetto invece dell’andamento complessivo della stagione di segno opposto, chiarifica, forse in maniera ancora più marcata rispetto a quanto visto nelle due sfide con l’Arsenal, i limiti non solo degli elementi offensivi della squadra, ma di tutta la squadra.

Una squadra che gioca con il freno a mano tirato dimostra la sua inferiorità rispetto all’avversario.

La sfida con l’Atalanta

La sfida di bergamo contro l’Atalanta arriva probabilmente nel momento peggiore della stagione rossonera, non solo per la forza dell’avversario ma  anche per la condizione fisica ma soprattutto mentale di determinati giocatori, in particolare quelli che sono il motore portante della compagine.

Oltretutto Bergamo è ormai da due anni uno dei campi più ostici della serie A. Persino la Juventus dei record si è fermata quest’anno e pochissime squadre sono riuscite a fare tre punti all’Atleti Azzurri.

Inoltre la squadra di Gasperini è particolarmente compatta a livello difensivo e molto coriacea dal punto di vista fisico. Non il migliore degli avversari, pertanto, per la squadra rossonera che non brilla  certamente per fisicità non solo in mezzo al campo ma anche davanti.

Quanto conta non perdere a Bergamo

Alla luce di queste considerazioni di cui sopra, sorge spontaneo chiedersi quanto conti vincere a bergamo per la squadra rossonera, o perlomeno quanto vale una mancata sconfitta.

Un risultato positivo contro l’Atalanta potrebbe valere un’intera stagione, non solo dal punto di vista della classifica perché permetterebbe al Milan di mantenersi saldo al sesto posto, ma soprattutto relativamente al riconoscimento del , mercato faraonico che è stato fatto l’estate scorsa.

In particolare, la precedente stagione bergamasca, che pure ha visto gli atalantini superiori al Milan a fine campionato, è stata alimentata in maniera particolare dalle prestazioni di alcuni giovani che hanno trovato nella piazza bergamasca il loro debutto sul palcoscenico.

In particolare, due tra i più ferventi della passata stagione sono stati Conti, anche se quest’ultimo ha passato l’intera stagione ai box, e Kessie, ora entrambi giocatori al soldo del club di Via Aldo Rossi.

Il Milan, pertanto, ha visto la propria campagna di rafforzamento passare proprio ed anche da Bergamo, alla quale sono stati prelevati anche altri giocatori, come Gagliardini, finito sull’altra sponda del Naviglio. Concludere il campionato alle spalle proprio di quella squadra da cui hai prelevato i migliori prospetti, oltre chiaramente all’ingente mole di denaro utilizzato per comprare altri giocatori, rappresenterebbe uno degli indicatori maggiori che i detrattori di Mirabelli e della dirigenza rossonera potrebbero utilizzare per dichiarare fallimentare il percorso tecnico appena cominciato.

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