Frida Kahlo in mostra al Mudec di Milano

Frida Kahlo in mostra al Mudec di Milano

 

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Dall’1 febbraio al 3 giugno 2018 al Mudec, Museo delle Culture di Milano, sarà presente una magnifica mostra interamente dedicata alla celebre pittrice messicana Frida Kahlo. Si tratta di un’occasione imperdibile per conoscere tutti i retroscena della tormentata vita della donna, delle sue difficili relazioni amorose, della sua tenacia e della sua voglia di farcela, dei suoi sentimenti, del suo dolore, della sua arte.
La mostra è divisa non cronologicamente, ma per 4 aree tematiche: donna, terra, politica, dolore, coniugando in un’unica sede espositiva tutte le opere proveniente dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, le due più importanti collezioni di Frida Kahlo al mondo. Alla mostra saranno inoltre esposti alcuni capolavori mai visti in Italia ad autorevoli musei internazionali.
Tutta l’esposizione è frutto di sei anni di studi e ricerche, che hanno portato al rinvenimento e alla profonda comprensione di lettere, video, fotografie, schizzi, dipinti. La mostra è promossa dal Comune di Milano – Cultura e da 24ORE Cultura-Gruppo 24 e curata da Diego Sileo.

La vita di Frida

Frida Kahlo è nata a Coyoacán, Città del Messico, il 6 luglio del 1907; suo padre era Guillermo Kahlo, e sua madre Matilde Calderón y González. Frida fu una pittrice dalla vita travagliata. Studò alla Escuela Nacional preparatoria per diventare medico. Qui si legò ai Cachuchas, un gruppo di studenti sostenitori del socialismo nazionale, e incominciò a dipingere i loro ritratti. Faceva parte di questo gruppo anche Alejandro Gómez Arias, di cui Frida si innamorò.

All’età di 18 anni, all’uscita di scuola Frida rimase vittima di un incidente causato dall’autobus su cui viaggiava e un tram. Le conseguenze dell’incidente furono gravissime: la colonna vertebrale le si spezzò; si frantumò il collo del femore e le costole; la gamba sinistra riportò 11 fratture; il piede destro rimase slogato e schiacciato; la spalla sinistra restò lussata e inoltre, un corrimano dell’autobus le entrò nel fianco. Nel corso della sua vita dovette subire ben 32 operazioni chirurgiche. Fu costretta ad anni di riposo col busto ingessato. Questa situazione la portò a dipingere. Il suo primo lavoro fu un autoritratto, che donò al ragazzo di cui era innamorata. Un giorno decise di sottoporre i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore dell’epoca, del quale si innamorò perdutamente; ma questo fu l’inizio di una relazione molto travagliata.
Pochi anni prima della sua morte le venne amputata la gamba destra, ormai in cancrena. Morì di embolia polmonare a 47 anni, nel 1954

La mostra

La mostra è tutta concentrata al primo piano del Mudec e si apre con dei pannelli che riassumono sinteticamente la vita dell’artista. Tra le prime opere possiamo ammirare “Le apparenze ingannano”, il disegno in cui Frida si mostra nuda per la prima volta e con la gamba sinistra coperta da farfalle. Le farfalle simboleggiano per l’artista la morte, e disegnarle proprio sulla sua gamba è emblematico: simboleggiano che la sua gamba, che a seguito dell’incidente in autobus ha riportato 11 fratture, era diventata per lei inutile, morta.

Un’altra delle opere più significative è “Autoritratto con scimmie”: un piccolo esemplare di scimpanzé le era stato regalato da Diego, ma in generale, le scimmie e il suo cane, sono soggetti molto ricorrenti nei suoi dipinti, e sono anche gli animali che pensava condividessero con lei la stessa anima. In particolare quest’opera si riferisce al periodo in cui Frida insegnava, tuttavia dopo l’incidente le era diventato impossibile recarsi a scuola, e perciò erano stati i suoi studenti ad andare a casa sua per seguire le lezioni. Ma i ragazzi nel tempo erano andati sempre più diminuendo, finché non rimasero in 4, ovvero le 4 scimmie del dipinto.

Numerose sono anche le foto, tutte scattate dal fotografo, nonché amante della pittrice Nickolas Muray.. Vastissima è inoltre la parte delle opere dedicate all’amore della vita di Frida: Diego Rivera. E’ infatti presente un piccolo spazio all’interno della mostra, dedicato ad un dolcissimo cortometraggio dei due amanti, con le note in sottofondo della canzone “Diego e io” di Brunori Sas.

Spiccano inoltre due ritratti identici, in cui il viso di Frida si completa con quello di Diego, prodotti uno per sé e l’altro da regalare al suo amato, e “Autoritratto come Tehuana”. Questa opera, raffigura Diego nella mente della pittrice, e lei circondata da fili bianchi e neri. Quelli neri, più ramificati e deboli, rappresentano i pensieri negativi, quelli bianchi, più vitali e resistenti, sono invece i pensieri positivi, alla quale la pittrice si rivolgeva per trovare la forza di andare avanti.

Elena Capilupi
Studentessa calabrese di Mediazione Linguistica e Culturale della Statale di Milano. Aspirante giornalista e appassionata di arte, cinema e musica. Sempre alla ricerca di nuove esperienze e nuovi modi di vedere il mondo.

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