Sergei Eisenstein. Il mito di Fantozzi e della cagata pazzesca

Sergei Eisenstein. Il mito di Fantozzi e della cagata pazzesca

Oggi è la giornata di Sergei Eisenstein, il regista del film la “La Corazzata Potomkin”. Con la dedica nella prima pagina di Google, l’ormai famoso doodle, il regista sembra brillare di una nuova luce. Una luce da elezioni politiche. La Corazzata Potemkin” è un lunghissimo film d’avanguardia e di propaganda politica sulle rivoluzioni sovietiche dei primi anni del secolo scorso con uno strano destino. E’ considerato un’opera d’arte, da alcuni, ed esaltato per il messaggio sociale. Racconta la storia dell’ammutinamento dei marinai della corazzata, ma ha avuto più onori dalla sua stroncatura, arrivata dal più proletario dei proletari moderni, il ragionier Fantozzi. In una lunga scena del film “Il secondo tragico Fantozzi”, Paolo Villaggio la ribattezza come la Corazzata Kotionmkin e la definisce  una “Cagata pazzesca”. Paolo Villaggio e Luciano Salce, con grande genialità, ne stravolgono totalmente l’atto di propaganda di sinistra trasformando il mito sovietico in un messaggio tragicomico e contrario.

Cultura imposta

Bisogna forse aver vissuto gli anni settanta per capire a fondo la forza sardonica e dirompente del film. Gli impiegati della megaditta, piccoli borghesi notoriamente conservatori e superficiali, non acculturati, come novelli rivoluzionari del 1976, in pieno post sessantotto, si ribellano al padrone che li obbliga a recarsi ad acculturarsi al cineforum aziendale. Qui sono proiettati film cari alla borghesia di sinistra.  La sera della partita della finale del campionato in cui gioca l’Italia, devono vedere e commentare il film di Sergei Eisenstein invece di godersi, a casa, la partita di calcio. All’improvviso gli impiegati diventano gli ammutinati, prendono in ostaggio il comandante, lo picchiano e distruggono lo strumento di tortura, la pellicola storica della corazzata Kotionkin. Infine sono fermati, e poi puniti e nuovamente torturati, proprio dai post rivoluzionari che chiamano le forze dell’ordine. Con questa dedica e con il suo doodle, Google potrebbe essere accusata di interferire nelle elezioni italiane,  per aver richiamato alla mente degli elettori le tante contraddizioni politiche, fra destra e sinistra, tutt’ora esistenti.

Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente, sul giornalino della parrocchia, l'Urlo. Tra il 1977 e il 1982 circa ho lavorato in una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Da 17 anni sono uno degli speaker radiofonici della più bella delle radio milanesi, RPL. Ho collaborato con quotidiani e settimanali, occupandomi di tutto, dalla cronaca allo sport. Come Web Content Specialist seguo blog e testate giornalistiche online. Ora mi occupo della redazione di Zoom Milano.