La cattiveria dei sacchetti di plastica. Il governo ne impedisce l’omaggio

La cattiveria dei sacchetti di plastica. Il governo ne impedisce l’omaggio

sacchetto-324x184 La cattiveria dei sacchetti di plastica. Il governo ne impedisce l'omaggio Ambiente Costume e Società   Sui social si parla solo dell’imposizione del pagamento dei sacchetti di plastica in cui si mette la frutta e la verdura comprata sfusa comperata nei supermercati. In queste ore ne stanno parlando su tutti i social media. Da Facebook a Linkedin. Il primo articolo è apparso su un portale appena nato, conflombardia.com, lo scorso 30 dicembre, un accenno sempre al 30 dicembre sulla milanese radio Padania libera e poi la gente se ne è accorta, al momento della spesa, e ha dato il via ad una grande proteste social in tema di leggi.

Perchè dal primo gennaio i sacchetti di plastica che sono distribuiti nei banchi della frutta e della verdura sono vietati e i supermercati hanno il divieto di regalarli. Si possono usare solo quelli biodegradabili ed è obbligatorio comprarli. Cosa abbia spinto il governo Renzi prima e il governo Gentiloni a imporre il pagamento ulteriore di sacchetti che i supermercati conteggiano già nei costi generali è un mistero. Secondo gli influencer dei social media la colpa sarebbe di un fornitore di sacchetti di mater bi, i sacchetti biologici in amido di mais. Sarebbe troppo amico dei ministri al governo, e avrebbe approfittato dell’ occasione per farsi fare l’ultimo regalo della legislatura.  Un costo in più quindi,  determinato dal fatto che i sacchetti in mater-bi costano molto di più dei sacchetti di plastica.

Divieto di portarsi le borse da casa

C’è di peggio, però. E’ stato introdotto anche il divieto di portarsi i sacchetti, biodegradabili o meno, da casa, per pesare la frutta e la verdura. Questo perchè secondo alcuni potrebbe introdurre dei germi nei punti vendita.  L’effetto di questa legge sarà naturalmente l’aumento del consumo della plastica, perchè la gente comprerà frutta e verdura già confezionata, secondo la protesta che gira sui social. La vendita della verdura sfusa era infatti stata introdotta per limitare l’uso di imballaggi

Un sistema contorto

Un sistema contorto, difficile da capire sia nella struttura sia nella genesi. La legge sui sacchetti di plastica è nel maxiemendamento  D.L. Sud diventato poi la legge 123 del 12/08/2017. Ne trovate il testo completo sulla  gazzetta ufficiale dello stato italiano.  Si tratta di assemblamento anomalo di leggi e codicilli che vanno a modificare altre leggi già in vigore. Gli articoli di legge che hanno creato il caos dei sacchetti di plastica sono quelli che vietano la commercializzazione degli stessi, imponendo quelli biodegradabili. Come quelli in mater-bite. Il costo dei sacchetti di mater-bite è molto più alto rispetto a quelli di plastica.  All’articolo 218, comma 1, della legge 215/2006 è stata aggiunta questa tipologia di borsa: “dd-quinquies) borse di plastica in materiale ultraleggero: borse di plastica con uno spessore della singola parete inferiore a 15 micron richieste a fini di igiene o fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi”. Ed è questo che vieta di potersi portare le borse da casa. Il sistema dei sacchetti (più guanto) era stato imposto per garantire l’igiene all’interno dei banchi.

Poi c’è la cattiveria

Dopo aver inserito nel comma 1 dell’articolo 128  della legge 215/2006 i famosi sacchetti per la frutta e la verdura sfusa, ecco che il malefico legislatore impedisce al gestore del supermercato di regalare i sacchetti di mater bi. “2. Le borse di plastica di cui al comma 1 non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite”. Si, insomma, abbiamo un governo che complica le leggi e nel farlo impedisce lo scambio di doni. Al gestore del negozio è di fatto vietato di regalare i sacchetti.

Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente, sul giornalino della parrocchia, l'Urlo. Tra il 1977 e il 1982 circa ho lavorato in una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Da 17 anni sono uno degli speaker radiofonici della più bella delle radio milanesi, RPL. Ho collaborato con quotidiani e settimanali, occupandomi di tutto, dalla cronaca allo sport. Come Web Content Specialist seguo blog e testate giornalistiche online. Ora mi occupo della redazione di Zoom Milano.

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