I Racis (Ris) dei carabinieri sulla scena del delitto

I Racis (Ris) dei carabinieri sulla scena del delitto

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Milano – La vita dei delinquenti e assassini diventa sempre più dura grazie aI Racis, il raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche, da cui dipendono i famosi Ris. Lo si è notato anche questa mattina, poco prima della siglatura di un accordo di collaborazione fra l’Arma dei Carabinieri e il museo della Scienza e della Tecnologia. E’ stata infatti organizzata una dimostrazione di analisi di una Scena del Crimine. Il luogo è la sala del cenacolo del museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Alla dimostrazione hanno assistito alcune classi di studenti delle scuole superiori. La scena allestita dagli specialisti dei Racis era quella di un omicidio mascherato da suicidio e il maggiore Giada Furlan, coadiuvata dalla squadra, ha spiegato tutti i passaggi che avvengono in un caso simile.

Si inizia con il posizionamento dello scanner laser, una speciale telecamera in grado di riprendere ogni minimo particolare e trasportarlo su uno schermo ricostruendo un’immagine a 360 gradi. Poi il posizionamento delle pedane, utilizzate per evitare di inquinare le possibili tracce rimaste sul pavimento, nell’avvicinarsi alla vittima. Quindi il rilievo delle impronte digitali e la raccolta delle tracce ematiche che poi devono essere analizzate per ricavarne il Dna. E’ stata data una spiegazione completa di quello che fanno gli specialisti dei Ris nel momento in cui effettuano un sopralluogo.

Gli specialisti dei Racis si occupano di rilievi balistici, di analisi delle impronte digitali, e anche di stupefacenti. “Siamo in grado di analizzare sempre più piccole quantità di stupefacenti che si trovano all’interno del corpo umano,” ha detto il Maggiore, raccontando quello che è la sua attività di ogni giorno. “Usiamo queste scene del crimine nelle sessione di formazione per gli investigatori. Cerco di non ispirarmi a scene reali. Ogni scena del delitto è diversa dall’altra.” Ora proviamo a vedere se anche chi legge ha il fiuto dell’investigatore.

Perchè non è un suicidio, ma un omicidio

Guardando attentamente le foto della scena del delitto proposta questa mattina si capisce perchè si può essere sicuri che il manichino è stato ucciso e perchè non si è trattato di un suicidio. Una sfida anche per chi legge Provate a guardare attentamente. Come spesso accade, è facile da capire,  solo dopo che qualcuno ha dato la soluzione.  L’omicida non ha fatto attenzione a tutti i particolari. Nella realtà le tracce possono non essere così chiare. Per questo motivo è “estremamente importante  usare ogni precauzione per evitare di inquinare la scena di un delitto, persino ai soccorritori, in certi casi, si chiedono delle precauzioni. ” bisogna anche evitare di lasciare noi stessi delle tracce, oltre che di distruggere quelle esistenti,” ha detto ancora il maggiore Furlan.

Concetti ribaditi con forza anche dal comandante generale dell’arma dei carabinieri Tullio Del Sette durante il discorso per al firma del protocollo di intesa con il direttore del museo della scienza e della tecnologia. “Un tempo le impronte digitali servivano solo se si aveva già una idea di chi poteva essere il colpevole. Oggi abbiamo una database che permette di individuare i proprietari delle impronte in moltissimi casi. Siamo arrivati a scoprire un colpevole da un solo capello che aveva perso.”

La soluzione del delitto

Se ancora non avete scoperto quali erano i particolari della scena del delitto nelle foto che hanno permesso di scoprire il delitto. In genere in un delitto l’arma è portata via, mentre in un suicidio, ovviamente, l’arma rimane dove è caduta dopo lo sparo.  Guardate ora il mouse del computer. Si trova a sinistra del computer. Questo fa pensare che la vittima sia stata mancina. Però la pistola è caduta a destra. Inoltre sul pavimento vi sono alcune macchie di sangue calpestate. Una cosa che non avrebbe potuto succedere se chi si trovava vicino alla vittima se ne fosse andato prima dello sparo.

Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente, sul giornalino della parrocchia, l'Urlo. Tra il 1977 e il 1982 circa ho lavorato in una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Da 17 anni sono uno degli speaker radiofonici della più bella delle radio milanesi, RPL. Ho collaborato con quotidiani e settimanali, occupandomi di tutto, dalla cronaca allo sport. Come Web Content Specialist seguo blog e testate giornalistiche online. Ora mi occupo della redazione di Zoom Milano.

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