Trovato l’arsenale della banda del Burgman

Trovato l’arsenale della banda del Burgman

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I carabinieri di Paderno Dugnano durante le indagini di controllo di una informazione hanno trovato a Bovisio Masciago, in provincia di Monza, nella periferica via Ticino, un box pieno di armi da guerra. Pare sia uno degli arsenali di una banda di rapinatori catturati 12 anni fa, la banda del Burgman.
L’elenco è impressionante. Nel box c’erano 2 pistole semiautomatiche di fabbricazione americana e serba cal. 7,65 con matricola abrasa, canne modificate e silenziatori artigianali, 1 pistola semiautomatica americana cal. 7,65, 1 pistola semiautomatica austriaca cal. 9 Parabellum con matricola abrasa, 1 pistola semiautomatica russa cal. 7,62, 1 pistola semiautomatica tedesca mod. P225 con matricola abrasa, 1 pistola semiautomatica tedesca cal. 45 con matricola abrasa, 1 revolver serbo cal. 357 magnum, 1 revolver tedesco cal. 38 special con matricola abrasa, 4 pistole giocattolo prive del tappo rosso, 1 fucile automatico d’assalto russo AK-47, 1 fucile automatico d’assalto svizzero, 1 fucile automatico americano cal. 22 con silenziatore e ottiche di precisione, e circa 500 proiettili di vario calibro.
Le armi sequestrate sono ora nelle mani dei reparti di investigazioni scientifiche dei carabinieri, i Ris di Parma, che eseguiranno le prove balistiche e la ricerca di Dna e altro materiale biologico che possa dire quando e dove le armi siano state usate. I carabinieri hanno rintracciato il proprietario del box, un uomo gravemente malato che a malapena ricordava di avere il box. Ha detto, infine, di averlo affittato circa 10 anni fa ad un 41 enne, che è risultato essere in già in carcere ad Opera.

La banda del Burgam

La scoperta dei carabinieri di Paderno Dugnano è un colpo grosso. Il box sembra essere riconducibile a Michelangelo Barbaro, ora 41 enne, che è in prigione ad Opera dopo la condanna seguita all’accusa di essere uno dei componenti della banda del Burgman, dal nome dei maxi scooter usati durante le rapine. Li catturarono alla fine di luglio, nel 2005, pochi giorni prima che compissero l’ennesima rapina che stavano già organizzando. Giovanni Cuzzi e Giuseppe Ferro erano entrambi pluripregiudicati; Michelangelo Barbaro e Giorgio Ferro, fratello di Giuseppe, erano invece incensurati. Furono accusati, e condannati, per 40 rapine a banche e uffici postali di Milano, Como, Lecco, Varese e Bergamo, compiute fra il 2000 e il 2005, detenzione di armi ed esplosivi, furto e ricettazione. Le rapine fruttarono un bottino da 1 milione e mezzo di euro di cui furono ritrovati solo 45mila euro. Sono sospettati di almeno altre 40 rapine, compiute fin dal 1994.

A Limbiate se li ricordano bene. Nel 2005 la base operativa della banda era nella cittadina. 12 anni fa i carabinieri sequestrarono già un arsenale: 1 kalashnikov, 1 mitraglietta Uzi di fabbricazione israeliana, 1 Machinenpistol in dotazione alla Wermacht durante la Seconda guerra mondiale, ma in stato di perfetta conservazione, 1 fucile da caccia grossa con cannocchiale, pistole, ordigni esplosivi e oltre 700 proiettili. Poi parrucche, maschere, barbe finte, un apparecchio per intercettare le trasmissioni della polizia, lampeggianti blu come quelli usati sulle auto civetta e una divisa completa da carabiniere. Dei rilievi scientifici del 2005 si occuparono i Ris di Parma, cui sono stati affidati anche i ritrovamenti di ieri mattina.  Un po’ di dna e si conosceranno anche i colpevoli delle 40 rapine rimaste ancora senza colpevole.

Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente, sul giornalino della parrocchia, l'Urlo. Tra il 1977 e il 1982 circa ho lavorato in una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Da 17 anni sono uno degli speaker radiofonici della più bella delle radio milanesi, RPL. Ho collaborato con quotidiani e settimanali, occupandomi di tutto, dalla cronaca allo sport. Come Web Content Specialist seguo blog e testate giornalistiche online. Ora mi occupo della redazione di Zoom Milano.

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