Convenzione dei Diritti dei bambini. Non è proprio una cosa da bambini

Convenzione dei Diritti dei bambini. Non è proprio una cosa da bambini

Giornata dei diritti dell'infanzia 2017 gatanteIeri, 20 novembre 2017 era la giornata dedicata ai diritti dei bambini. Cioè, il 28esimo anniversario della firma della  Convenzione ONU dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rigths of the Child), che fu approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989.

Il punto della situazione

La Convenzione ha istituito la giornata per aver l’occasione, che poi è quasi un obbligo, di fare ogni anno il punto sul reale livello di rispetto dei diritti dei bambini raggiunto. Sono in molti a credere, invece, che la giornata dei diritti dei bambini sia una festa in cui dedicare tempo a iniziative sui diritti generali che appartengono ai bambini. Si pone quindi ai bambini stessi la riflessione su quella convenzione che serve a proteggerli.  A Milano abbiamo avuto una marcia organizzata da Arciragazzi, dal titolo “Ho il diritto di dire la mia” pensata sul diritto all’ascolto ( art. 12 della convenzione). Un titolo tanto importante quanto poco pratico.  Non credo possa essere servito alla causa far camminare dei bambini al freschino acuto della giornata autunnale, reggendo con le mani uno striscione che, lo so per l’esperienza di tante manifestazioni, iberna le nocche delle dita e rende insensibili i polpastrelli. Tanto meno penso sia servita allo scopo la mostra di monumenti costruiti con il lego o l’annullo postale speciale organizzati a palazzo Pirelli anche se pensati come realizzazione dell’art. 31 (diritto al gioco e all’attività culturale).

Diritto di cronaca vs diritto all’infanzia

Sono gli adulti che devono costruire una società in cui i diritti enunciati dalla convenzione dei diritti dei bambini sono naturalmente rispettati. Fra le iniziative che si rivolgevano agli adulti c’è stata quella del garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Lombardia dott. Massimo Pagani. Al 31esimo piano del Pirellone è stato organizzato un corso di aggiornamento professionale per giornalisti.  Un programma tosto.  Lo si può definire solo così.  Hanno partecipato circa un’ ottantina di iscritti all’ordine. Quei 9 crediti di deontologia professionale che ci ha fruttato la partecipazione ce li siamo guadagnati con il sudore.

6 sessioni sulla redazione e l’effetto che hanno le notizie, specie di cronaca nera, che riguardano i casi in cui sono coinvolti dei bambini. La prima riguardava gli aspetti medici sociali e psicologici trattata con il criminologo Paolo Giulini e la psicologa del Centro Bambini di Torino Sara Racalbuto. La seconda sessione riguardante gli aspetti legali trattata da AnnaMaria Fiorillo, pubblico ministero del tribunale per i minorenni di Milano e da Pietro Forno, famoso procuratore, prima milanese e poi torinese, che si è occupato di molti casi di abusi sessuali su minori.  Una terza sessione con Sara Tonelli responsabile dell’Unità di ricerca in digital Humanities, sulla linguistica computazionale.

Una quarta, sul ruolo dei giornalisti quali divulgatori e condivisori di realtà umane e sociali, con la relazione del giornalista e docente universitario Marco Dotti. Infine una sessione informativa sulla cura delle vittime minorenni di reati e sulla riabilitazione sociale dei colpevoli, con le testimonianze di Anna Laghi, presidente dell’associazione SiCura e di Sara Racalbuto.

Un problema di ogni giorno

Nonostante siano più di 17 anni che parlo di bambini e con i bambini alla radio, sempre in diretta, e che scrivo su giornali e sui blog, questo corso “full immersion” mi ha fatto sentire un po” come se mi avessero buttato in una piscina senza che avermi spiegato prima le basi teoriche del nuoto. La necessità della tutela degli interessi dei minori mentre si raccontano i fatti, nelle notizie di ogni giorno, è chiara a tutti. Quasi istintiva. Le regole ci sono e sono di buon senso. Tutelare le vittime più deboli, specie quelle degli abusi sessuali, è un desiderio prima di essere un obbligo. C’è anche l’interesse a permettere il recupero di un colpevole minorenne, che ha scontato la sua pena. Bisogna, però, anche raccontare la verità senza nascondere nulla ai lettori, e avere a cuore anche il loro interesse. Non c’è giorno che non ci si debba porre delle domande, risolvere dei problemi, che riguardano la protezione dell’identità dei bambini e la loro riconoscibilità. Insomma, dovendosi trattare di fare il punto sulla applicazione della convenzione dei diritti dei bambini e degli adolescenti non si poteva scegliere ambito migliore di un corso di aggiornamento per giornalisti.

Riflessioni. C’è minore e minore e caso e caso

Uno dei giornalisti presenti, a questo punto, ha fatto una domanda sarcastica. “Come tutelare i figli minorenni di Totò Riina, mentre si racconta del padre?” Sara Racalbuto ha suggerito di dedicarsi al racconto del dolore delle vittime più che ai particolari scabrosi. Questa parte non mi ha convito molto. Oggi aggiungerei anche “come raccontare il dolore del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido su mandato di Totò Riina, dopo due anni di prigionia, mentre forse era ancora vivo, tutelando i figli e i nipoti minorenni di Totò Riina?” Probabilmente li si tutela proprio non cedendo al silenzio o all’omissione, raccontando e mettendoli nella condizione di dover accettare la realtà, per quanto cruda sia, di aver avuto un genitore cattivo, di cui non si deve seguire l’esempio. Mostrando che il mondo si scandalizza per quanto fatto, e che la differenza fra male e bene è concreta e non è soggetta all’interpretazione o alla negazione o, peggio ancora, all’omissione o addirittura all’omertà. . Vale per i nipoti di Riina e vale anche per i ragazzini rom che si arrampicano sulle grondaie per depredare la case altrui e finiscono in riformatorio, e per casi come quello di Erika e Omar. Il giornalista è uno che rompe il silenzio, che impedisce che la bugia possa essere creduta, che mostra la realtà, informa, nel modo più onesto possibile. Uno dei diritti dei bambini proclamato dalla Convenzione è proprio quello di essere informati. Il resto del lavoro, il filtro all’informazione che arriva ai bambini ,deve essere lasciato a educatori e psicologi.

Ilaria Maria Preti

Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente, sul giornalino della parrocchia, l’Urlo. Tra il 1977 e il 1982 circa ho lavorato in una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Da 17 anni sono uno degli speaker radiofonici della più bella delle radio milanesi, RPL. Ho collaborato con quotidiani e settimanali, occupandomi di tutto, dalla cronaca allo sport.
Come Web Content Specialist seguo blog e testate giornalistiche online. Ora mi occupo della redazione di Zoom Milano.

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