Scavi archeologici a Milano: riaffiora la cattedrale di San Dionigi

Scavi archeologici a Milano: riaffiora la cattedrale di San Dionigi

Sarebbe stato bello mostrarvi le immagini delle mura della basilica di San Dionigi affiorate durante gli scavi archeologici nei giardini di Porta Venezia dedicati al giornalista Indo Montanelli, proprio li, dove sapevamo essere, grazie alle precedenti ricerche del prof. Mirabella Roberto.  Mura, situate in quella porzione di parco tra il Planetario Ulrico Hoepli e la statua dedicata a Luciano Manara, patriota del risorgimento. Sarebbe stato bello per chi segue gli articoli e i video di Milano Misteriosa, per chi legge Zoom Milano, e per tutti gli appassionati della storia e la cultura della nostra città, e non lo nego, sarebbe stato bello anche per me.


Purtroppo, tutto ciò che vi posso mostrare è un cumulo di sabbia, in quanto, non mi è stato permesso scattare foto all’interno del cantiere. Evidentemente ci si aspettava un personaggio più illustre, in quanto, mi è stato chiesto se ero di una testata giornalistica (di cui non farò il nome) ma, dato che mio malgrado sono abituato a dire la verità, ho risposto semplicemente che scrivevo per Zoom Milano, una testata on-line, ritenendola altrettanto autorevole. Evidentemente, per qualcuno è la testata per cui si scrive che fa la differenza nel concedere o non concedere accesso all’area per poter scattare foto del sito archeologico, perciò la prossima volta, nel caso, mi presenterò come fotografo di National Geographic.

San Dionigi, il Tredesin de Marz, e l’ampolla curativa per gli occhi.

La ragione per cui questa basilica è così importante, è che essa è stata costruita su una cappella ancora più antica.  Il nome di questa cappella era Sanctorum Veteris Testamenti, ovvero la cappella che secondo una leggenda sarebbe stata costruita attorno alla pietra del Tredesin de Marz, pietra su cui San Barnaba, il primo vescovo di Milano, incise con le dita tredici linee, come dei raggi, che partendo dal centro della pietra di forma tonda, arrivavano fin quasi al bordo. Davanti a questa cappella, si ritiene fosse esistita una vasca con dell’acqua considerata curativa per gli occhi e per la vista. Dato che non si conoscono né la forma né le dimensioni di questa vasca, potrebbe benissimo essere quella che è tuttora esistente proprio sotto la statua del Manara.

Di chi sarà la tomba che stanno esaminando?


Nonostante non sia riuscito a scattare foto, ho potuto constatare il fatto che tutt’ora si sta scavando per portare alla luce altre parti della basilica. Tra i ritrovamenti vi sono tre tombe di cui una ospita ancora i resti di una sepoltura,  al momento è ancora troppo presto per poter identificare di chi sono i resti trovati, anche perché nonostante alcune mura sembrino essere di epoca romana, potrebbero essere state riutilizzate per costruire la basilica di San Dionigi, meno antica della cappella costruita attorno alla pietra tonda.
Se si dovesse dimostrare che questi sono i resti della cappella Santorum Veteris Testamenti, avremmo il punto preciso in cui, secondo la leggenda, San Barnaba nel primo secolo dopo Cristo, vide un gruppo di milanesi adorare una pietra tonda, la stessa pietra oggi custodita nella chiesa Santa Maria al Paradiso, in zona porta Vigentina, ma avremmo anche un riscontro oggettivo dell’epoca delle sepolture, che potrebbero riservare interessantissime nuove scoperte, stando attenti però a dove si scava, in questo esatto luogo, infatti, secondo un’antica leggenda milanese, ci sarebbe la tana di un feroce drago di nome Tarantasio, ucciso da Umberto Visconti, nel 1200, ma con i draghi si sa, non si può mai stare tranquilli.

Joni Preti
Appassionato di tutto quello che riguarda Milano, il suo passato, il suo presente e il suo futuro, amo tanto gli antichissimi siti e reperti archeologici, quanto i grattacieli e le nuove infrastrutture. Scrivo articoli e realizzo video sul mio canale youtube, anche in dialetto Milanese. https://www.facebook.com/jonivideomaker/

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