Scusate se vi distruggo Gentiloni e la Costituzione

Scusate se vi distruggo Gentiloni e la Costituzione

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Questa mattina Il primo ministro italiano Paolo Gentiloni è arrivato a Milano, a palazzo Reale, per presenziare all’inaugurazione della mostra itinerante “Il viaggio della Costituzione”. Con Lui il il sindaco Beppe Sala e il ministro Liotti. Ne parla la nostra Veronica Trivella che è riuscita a raccontare in un modo chiaro di che cosa si tratta. La dobbiamo ringraziare, perchè ha fatto un ottimo e difficile lavoro utilizzando i miei appunti e descrizioni della mattinata che non erano esattamente obiettivi. Ecco il link: Gentiloni a Palazzo Reale per presentare Il Viaggio della Costituzione.

A Veronica dovete il salvataggio di una iniziativa carina e di valore, cioè il tentativo di promuovere la conoscenza dei primi 12 articoli della costituzione italiana. 12 principi che sono i principi fondamentali della repubblica e che, come è stato detto da Franco Marini durante la presentazione, nessuno ha mai messo in discussione. Quello che è stato detto, però, non è del tutto vero. 11 principi non sono mai stati messi in discussione, perchè sono l’elenco dei diritti e dei doveri dei cittadini italiani. L’articolo 5, invece, qualche contestazione l’ha subita anche nel recente passato, perchè è quello che, già nel 1947, negava la possibilità di un’Italia in stile federale. (Articolo 5. La Repubblica, una e indivisibile). Però è anche vero che, essendo la costituzione un compromesso, lo stesso articolo riconosce e promuove le autonomie locali e adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia.  Di questo, e del referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto, che era inerente, non si è fatto cenno.

Tappa milanese dedicata all’articolo 1 sul lavoro ma…

Possiamo derubricare la piccola bugia storica sui 12 principi fondamentali allo stadio di una svista, anche perchè la prima tappa milanese del Viaggio della Costituzione non era dedicata all’art. 5, ma all’articolo 1 della Costituzione, L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.  Il lavoro lo ha citato, in modo vago, Beppe Sala, della democrazia ha parlato confusamente Gentiloni. Poi, invece di parlare di sovranità popolare Gentiloni ha attaccato il sovranismo autocratico ( ma cos’è?) e il populismo ( cioè il popolo) einfine, nessuno ha letto l’articolo 1 nella sua interezza. Questo povero articolo 1 della Costituzione pareva un ectoplasma come il lavoro stesso. Aleggiava sulla riunione, ma non c’era. Un fantasma.

Niente inno di Mameli, niente taglio del nastro…

La lettura dell’articolo 1 della Costituzione non è stata l’unica dimenticanza di questa mattina. Mi hanno risparmiato l’ascolto dell’inno di Mameli, che non è stato suonato. Non mi è dispiaciuto. Anzi, l’ho apprezzato. Però il fatto che, parlando di resistenza, partigiani, costituente del 1947 e carta costituzionale, l’inno non sia stato considerato parte integrante della cerimonia mi ha sorpreso. Non è stato carino nemmeno il modo in cui siamo stati congedati. Quando Paolo Gentiloni ha parlato male di populisti (Matteo Salvini e i leghisti), democrazia digitale ( Movimento 5 stelle) e sovranismo autocratico (Berlusconi e forza italia) concludendo seccamente il suo discorso da parroco annoiato e se ne è andato, ci è stato detto semplicemente: “La cerimonia è finita qua. Potete andare.” Amen, ho risposto a mezzavoce.

… e nessun buffet

L’invito per la stampa era alle 11,30 e non c’era nemmeno un crodino. Nemmeno il caffè nel bicchierino di plastica, nonostante tutti i soldi che da Milano mandiamo a Roma. Parlando di Repubblica fondata sul lavoro, e non lo dico per me che sono una novellina, non mi è sembrato un bel modo di trattare chi lavora nell’informazione. Come è stato davvero poco carino, da parte del primo Ministro, fare un’entrata da bersagliere e un’uscita altrettanto di corsa, senza fermarsi neppure a stringere una mano, a rispondere a una domanda dei giornalisti, e farsi scattare una foto. Non che mi sia dispiaciuto, ma ne avrei approfittato per chiedergli cosa intendeva con sovranismo autocratico, cosa gli faceva pensare che vi fosse una contrapposizione fra populismo e democrazia, e di fare un libero commento sulla relazione fra le due frasi “l’Italia è una repubblica democratica” e “la sovranità appartiene al popolo”.  Chissà magari un giorno o l’altro, quando non sarà più primo ministro, me lo chiarirà.

Ilaria Maria Preti
Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente, sul giornalino della parrocchia, l'Urlo. Tra il 1977 e il 1982 circa ho lavorato in una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Da 16 anni sono uno degli speaker radiofonici della più bella delle radio milanesi. Ho collaborato con quotidiani e settimali, occupandomi di tutto, dalla cronaca allo sport. Come Web Content Specialist seguo blog e testate giornalistiche online. Ora mi occupo della redazione di Zoom Milano.