Giovanni Pesce. Inaugurata la piazza dedicata al comandante partigiano

Giovanni Pesce. Inaugurata la piazza dedicata al comandante partigiano

Piazza Giovanni Pesce è stata inaugurata nei giorni scorsi in onore del Comandante partigiano, Medaglia d’oro al Valore Militare. L’intitolazione della piazza tra via Gallarate e via Pier Paolo Pasolini è stata decisa dalla giunta comunale in occasione del decennale della morte di Giovanni Pesce, avvenuta a Milano il 27 luglio 2007. A scoprire la targa, davanti alle persone convenute a ricordare il Comandante “Visone”, Roberto Cenati, presidente dell’Anpi di Milano, e il sindaco Beppe Sala. Tra gli interventi la figlia Tiziana Pesce ha ricordato come i valori della Resistenza e le lotte dei suoi genitori siano di forte attualità di fronte al riaffermarsi dell’ideologia di estrema destra.

Come testimonia la medaglia conferitagli, per decreto del Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi, il 23 aprile 1947 per le sue attività nella Resistenza, Giovanni Pesce ebbe un ruolo di primo piano nella lotta partigiana, determinante per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Egli fu consigliere di spicco dell’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, fin dalla sua fondazione, datata 5 aprile 1945, e per tutta la sua vita fu attivo in politica. Le sue ceneri e quelle della moglie, la partigiana Onorina Brambilla, compagna di vita e di attivismo, sono tumulate nello stesso colombaro nella Cripta del Famedio del Cimitero Monumentale di Milano.

Una vita di Resistenza

Giovanni Pesce nacque il 22 febbraio 1918 a Visone, in provincia di Alessandria. Fin da giovane si avvicinò al partito comunista, prima francese, dal momento che la famiglia era emigrata in Francia, dove lui stesso, nemmeno quattordicenne, intraprese la dura vita del minatore, in seguito, dal 1935,  al Partito Comunista d’Italia. A Parigi decise di arruolarsi volontario, di nascosto dalla famiglia, nelle Brigate Internazionali per prendere parte alla guerra civile spagnola a sostegno della Repubblica, in particolare entrò nella Brigata Garibaldi che raggruppava molti giovani italiani antifascisti. Durante il conflitto combatté in prima linea come mitragliere, colpito tre volte dalle armi nemiche riportò ferite gravi che causarono lesioni perenni.

Travolte le forze repubblicane da quelle di Franco e dalla sua imminente dittatura, Giovanni Pesce tornò in Francia e nel 1940 rientrò in Italia, dove fu immediatamente arrestato e confinato sull’isola di Ventotene, insieme ad altri importanti rappresentanti antifascisti, esiliati dal regime di Mussolini. Nel 1943, nel mese di agosto, fu liberato, entrò a far parte dei primi gruppi partigiani e fu tra gli organizzatori dei GAP di Torino, i Gruppi di Azione Patriottica, piccole formazioni di pochi uomini che operavano in città. Nel capoluogo piemontese assunse il nome di battaglia “Ivaldi”, mentre durante le operazioni successive a Milano, dove organizzò la lotta da maggio 1944, rispondeva al nome di “Visone”.

In entrambe le città, secondo quanto raccontato e rivendicato nelle memorie di Pesce, fu artefice di attentati causando la morte di determinanti rappresentanti fascisti e soldati tedeschi e di azioni di blocco e danneggiamento in snodi cruciali per le vie di comunicazione. A Milano Giovanni Pesce riorganizzò la III Brigata dei Gruppi di Azione Patriottica “Rubini”, in cui si schierò anche la partigiana “Sandra”, ufficiale di collegamento, in precedenza nei Gruppi di difesa delle donne. La donna, al secolo Onorina Brambilla (1923-2011), dopo la Liberazione divenne sua moglie, tingendo di rosa la comune storia rossa.

Nel dopoguerra gravitò nelle file del Partito Comunista, prima capo della scorta di Palmiro Togliatti, dal 1951 al 1964 consigliere comunale a Milano, dal 1991 aderì a Rifondazione Comunista, mostra nell’ultimo anno di vita un lungimirante dissenso nei confronti della linea intrapresa da Fausto Bertinotti. L’attività politica fu costantemente affiancata da quella di testimone della Resistenza. Numerose firme furono raccolte per la nomina di Giovanni Pesce a senatore a vita, iniziativa che continuò come omaggio postumo a una figura determinante per la Liberazione e la storia d’Italia.

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