New Jersey antiterrorismo in piazza Duomo. Quanto servono le barriere?

New Jersey antiterrorismo in piazza Duomo. Quanto servono le barriere?

New Jaersey antiterrorismo Le barriere con i New Jersey antiterrorismo di piazza Duomo fanno discutere, soprattutto per la loro poca attinenza con lo stile della piazza. Fanno quasi concorrenza a palme e banani, che nelle ultime settimane, fra l’altro, sembrano aver ripreso un po’ di vigore. I New Jersey di cemento colorati dai writers lo scorso dicembre sono brutti, è innegabile. I disegni dei writers non li migliorano. Anzi, in qualche modo li peggiorano, anche se sono stati usati dei delicati colori pastello. Il loro uso come barriere antiterrorismo non sono una novità. I New yersey in cemento avevano già fatto la loro apparizione nei punti considerati a rischio già lo scorso dicembre. Nel periodo di Natale 2016 erano stati inseriti nel progetto Muri liberi del comune di Milano, che mirava a fornire ai writers dei muri particolarmente spogli per le loro opere. Lo scopo era quello di renderli leggermente più graditi.

Ma servono?

E’ una delle domande che i milanesi si fanno dopo aver notato che i blocchi di cemento armato colorato sono tornati in piazza Duomo e alla Darsena. Quei blocchi di cemento servono davvero ad impedire ad un camion o ad un furgone di entrare in piazza Duomo e inseguire i passanti a velocità folle? Guardandoli così, all’ingresso della zona pedonale, si direbbe che è altamente improbabile. C’è un ampio spazio ‘entrata. I blocchi infatti non chiudono la piazza. Non sarà, però, possibile arrivare su piazza Duomo in velocità.

I New Jersey rendono molto semplice controllare chi entra in piazza con dei mezzi a motore, siano i camioncini dello street Food o le automobili, ed effettuare un posto di blocco delle forze dell’ordine.  Forse le barriere antiterrorismo non serviranno a bloccare le entrate, ma perlomeno obbligherà chi vorrebbe effettuare un attentato terroristico a spremersi il cervello per trovare un sistema diverso dagli investimenti con auto e camion.

Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente, sul giornalino della parrocchia, l'Urlo. Tra il 1977 e il 1982 circa ho lavorato in una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Da 16 anni sono uno degli speaker radiofonici della più bella delle radio milanesi. Ho collaborato con quotidiani e settimali, occupandomi di tutto, dalla cronaca allo sport. Come Web Content Specialist seguo blog e testate giornalistiche online. Ora mi occupo della redazione di Zoom Milano.

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