La storia di Milano passa anche per il suo pavè

La storia di Milano passa anche per il suo pavè

Periodicamente, soprattutto in occasione di tragici incidenti, si riaffaccio il dibattito politico e culturale sull’opportunità di rimuovere il pavè dalle strade di Milano.

Il 9 luglio un ciclista milanese ha perso la vita in Piazza Resistenza Partigiana e il tema della rimozione della copertura in pietra è tornato temporaneamente alla ribalta. L’Assessore Rozza ha snocciolato le cifre dell’impegno dell’amministrazione Sala, vale a dire cinque milioni accantonati nel prossimo piano triennale delle opere per interventi sulle coperture in pietra. Ben poca cosa se si pensa alle diverse tipologie di copertura in pietra.

Il pavè che da più problemi è quello posizionato sulle vie più trafficate della città in particolar modo dove transitano mezzi pesanti e dove sono contemporaneamente presenti le rotaie del tram. La fattispecie di pavè è in questi casi costituita da blocchi di granito di circa 50 cm per 30 cm, una tipologia che divenne diffusa tra la fine dell’Ottocento e primi del Novecento proprio in concomitanza con le rotaie. Esse infatti non sono il problema, dato invece dal veloce transito di mezzi pesanti con le relative sollecitazioni che creano.

Una corretta manutenzione delle strade lastricate in questo modo costa mediamente più di quelle dove basta una riasfaltatura e non risolve comunque la questione delle vibrazioni.
Secondo molti il fondo in pietra sarebbe particolarmente pericoloso per il transito di cicli e motocicli. In realtà questo è vero solo in quanto il traffico è molto caotico e di conseguenza la distrazione e l’errore di guida sono facilitati, non dimentichiamo infatti che le biciclette circolano da sempre sul pavè. Il fondo sconnesso è semmai potenzialmente più dannoso per i mezzi a motore che circolano a velocità sostenute.

Un compromesso accettabile e in linea con il parere della Soprintendenza è quello di rimuovere le pietre dalle strade maggiormente trafficate riposizionandolo in vie più tranquille, in prossimità di monumenti e luoghi di interesse storico che non necessariamente si trovano tutti nel centro storico. Il processo graduale di rimozione è già iniziato da anni, un grande intervento fu fatto dall’Amministrazione Moratti in molte vie compreso il grande asse di penetrazione urbano di Via Porpora. Nel 2013 l’amministrazione Pisapia lo rimosse in Piazzale Baracca e in alcune vie limitrofe.

Nel Municipio 3 ad esempio, che corrisponde alla parte nord orientale della città, esistono due assi ad alta percorrenza veicolare rappresentati da Via Costa-Via Leoncavallo e da Via Beato Angelico-Via Amadeo ricoperti ancora da granito. L’eventuale rimozione potrebbe essere compensata dalla posa di parte del materiale attorno ad edifici storici quali ad esempio la Chiesa dei Santi Faustino e Giovita all’Ortica, la Cappelletta di Via Conte Rosso a Lambrate, nei tratti di tramvia inibita alle auto come ad esempio Via pascoli, Via Bassini ecc.. O ancora utilizzarli al Parco Lambro per tracciare dei sentieri.

Gianluca Boari
Laureato in Scienze Geologiche, appassionato anche di storia politica e modellismo

Nessun commento

Rispondi