Lombardia autonoma: la sfida raccontata a Milano

Lombardia autonoma: la sfida raccontata a Milano

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conferenza-libro-galli-324x182 Lombardia autonoma: la sfida raccontata a Milano Lombardia Prima Pagina
Nella giornata di lunedì 3 luglio si è tenuta una conferenza a Milano avente come oggetto il referendum sull’autonomia della Lombardia.
La grande sala del Consiglio del Municipio 3 di Via Sansovino 9 ha tenuto a battesimo il primo evento supportato dalla segreteria provinciale milanese della Lega Nord finalizzato all’avvio della campagna di informazione dei cittadini che il 22 ottobre saranno chiamati al voto dal referendum sull’autonomia voluto ed indetto dalle amministrazioni regionali di Lombardia e Veneto. Ospiti il segretario milanese del partito Davide Boni, già assessore e presidente del Consiglio regionale, e Stefano Bruno Galli consigliere regionale e ispiratore del referendum. Chi scrive ne è stato moderatore.

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Galli, presidente del Gruppo consigliare Maroni Presidente, è docente di Storia delle Dottrine e delle Istituzioni Politiche all’Università degli Studi di Milano, collaboratore del giornale l’Intraprendente da cui provengono gli articoli raccolti nel recente libro “Interventi Intraprendenti – Lombardismo Autonomismo Federalismo” edito da Biblion. Scritti tra il settembre 2013 e gennaio 2017 hanno nell’esplicazione delle specialità della Lombardia come ragione per rivendicare maggiore autonomia un minimo comune denominatore. Non mancano i riferimenti storici alla nascita del concetto di macroregione e prima ancora e più in generale  dell’organizzazione dello stato nazionale in province e regioni. Un’analisi semplice e chiara che non poteva dimenticare di affrontare il tema dell’abortita riforma costituzionale di cui si era fatto promotore il governo Renzi. Riforma che se attuata avrebbe comportato il ritorno delle Regioni ad enti puramente amministrativi e non più anche soggetti legislatori cancellando decenni di avanzamenti nel senso della responsabilizzazione degli enti locali

Autonomia vuol dire giustizia fiscale

Obiettivo dell’eventuale vittoria del sì al referendum, che si ricorda essere di tipo consultivo, è quello di poter rivendicare con forza l’aumento del numero di materie su cui la regione possa avere competenza come previsto dall’articolo 116 del titolo V della Costituzione che regola i rapporti tra stato e autonomie locali (“Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia […] possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali […]”).
Nel quesito referendario non sono specificate le materie su cui verrà richiesta maggiore competenza anche se tra queste si hanno certamente in mente istruzione, ambiente e sanità tanto per fare alcuni esempi.
A maggiori prerogative dovrebbero conseguentemente derivare maggiori risorse economiche che Lombardia e Veneto potranno trattenere in loco abbattendo il residuo fiscale che, soprattutto nel caso lombardo, è enorme ammontando a circa 56 miliardi di euro l’anno.

Scopo ultimo è quello di ottenere un trattamento più vicino a quello delle regioni a statuto speciale e nel contempo creare modelli di confronto con esse nell’ottica di una migliore gestione della spesa pubblica. Quindi non il classico discorso tra nord e sud ma tra modelli più virtuosi e altri meno virtuosi tentando di abbattere le differenze di trattamento fiscale tra cittadini di regioni diverse.

Tutto ciò senza dimenticare che l’obiettivo a più lungo termine di ogni processo di conferimento di potere ai territori e alle sue genti resta quello di ridisegnare un Paese più attento alle peculiarità culturali economiche storiche nate da centinaia di storia che devono essere riconosciute e valorizzate e non depresse da uno stato inefficiente e centralista, le macroregioni teorizzate da Miglio.

Gianluca Boari
Laureato in Scienze Geologiche, appassionato anche di storia politica e modellismo

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