Il mistero della testa dell’ angelo di Villa Schleiber

Il mistero della testa dell’ angelo di Villa Schleiber

Quarto Oggiaro – Di solito lo si nomina solo per la cronaca nera. Un quartiere in cui vivono oggi 150mila persone, per lo più nel grande quartiere malfamato, ma che nasconde un’anima da piccolo comune lombardo, alle porte di Milano, dal cui passato ci arrivano storie misteriose e romantiche. Come quella della testa d’angelo restituita da qualche settimana dopo essere sparita per 60 anni. Durante la festa “La repubblica delle associazioni” che si è svolta a villa Scheleiber lo scorso 28 maggio, un uomo si è avvicinato agli organizzatori, di cui fa parte l’assessore del municipio Fabio Galesi, con un sacchetto. Lo ha consegnato dichiarando che era materiale che apparteneva a Villa Scheibler.  “Abbiamo pensato fosse qualcosa che serviva ai laboratori che si svolgono nella villa, Invece quando lo abbiamo aperto abbiamo visto la testa dell’angelo.” Ha raccontato Fabio Galesi, mostrando la testa di una delle due statue di angelo che si trovano all’interno della cappella di San Vitale e Agricola annessa a villa Schleiber. La storia sembra quasi incredibile. 70 anni fa, nel secondo dopo guerra, la bella villa settecentesca era diventata il rifugio di tanti milanesi che erano rimasti senza casa, distrutta dai bombardamenti americani. L’ultimo dei proprietari era sparito e la villa, con il terreno annesso, era stata acquistata dal Comune di Milano che ne avrebbe fatto poi il vivaio per le piante con cui ornare il resto della città. Poi arrivano gli anni sessanta e settanta e la costruzione delle case popolari, assegnate anche agli abitanti di villa  Schleiber. Contadini e sfollati avevano dovuto lasciare la villa, in cui avevano abitato per qualche decennio, che finì presto in rovina.

Il mistero degli ultimi 60 anni

Possiamo  metterci nei panni di chi aveva conosciuto i fasti della villa e i vecchi proprietari, e si è trovato a doverla lasciare, abbandonando così i tanti tesori artistici con cui aveva convissuto fino a quel momento. Chi, immaginando già i lunghi anni di abbandono che la villa avrebbe subito, non si sarebbe ribellato? Ed è così che i contadini, gli operai, e magari qualche parroco delle chiese vicine, hanno prelevato quanto di culturalmente prezioso era ancora fra quelle mura. Quadri, finestre, telai, incisioni, e anche la testa di due angeli rimasti sepolti dal crollo del tetto della chiesa di San Vitale e Agricola. Sicuramente quei tesori erano più al sicuro nelle loro mani che nell’abbandono. Possiamo solo immaginare che la testa dell’angelo fosse stata prelevata dal padre, o da un parente, dell’uomo che la ha riconsegnata. Villa Schleiber oggi è un gioiello. Nel 2009 è stata completamente restaurata con il progetto europeo Urban II. Il parco, grandissimo e btenuto benissimo, è una piccola meraviglia della città.

Ampio e con una grande varietà arborea. A sua volta nasconde dei piccoli segreti. Possiamo solo immaginare come in quella famiglia si sia parlato della testa dell’angelo. Chissà quante discussioni. Chissà se le nuove generazioni avranno cercato di convincere quelle più anziane a rendere la testa, per farla ricongiungere al resto della statua. Possiamo anche immaginare che la riconsegna sia stata il compimento di una promessa fatta da un padre morente ad un figlio. “Quando la villa sarà in ordine, e anche la chiesa di San Vitale e Agricola, riporta la testa dell’angelo al suo posto”. Possiamo solo fantasticare su come sia andata. Negli ultimi 60 anni la storia della testa dell’angelo è un mistero. Un mistero che si collega ad un altro, perchè gli angeli senza testa sono due. Chissà dove è finita l’altra testa e se mai tornerà a casa.

Per ora la testa dell’angelo è racchiusa in una teca dell’ex cappella. Attende il restauro. Ma forse potremo dire che attende anche di vedere se il miracolo si compirà un’altra volta e se potrà incrociare di nuovo lo sguardo del suo angelo gemello, ancora decapitato.

Ilaria Maria Preti
Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente, sul giornalino della parrocchia, l'Urlo. Tra il 1977 e il 1982 circa ho lavorato in una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Da 16 anni sono uno degli speaker radiofonici della più bella delle radio milanesi. Ho collaborato con quotidiani e settimali, occupandomi di tutto, dalla cronaca allo sport. Come Web Content Specialist seguo blog e testate giornalistiche online. Ora mi occupo della redazione di Zoom Milano.