Smontata l’insegna Richmond e maxi sequestro nei negozi Moschillo

Smontata l’insegna Richmond e maxi sequestro nei negozi Moschillo

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L’insegna del negozio Richmond di Bigli 2 è stata rimossa questa mattina, su ordine del Pubblico ministero, dopo che nei giorno scorsi, con un’operazione coordinata dalla Unità centrale della polizia locale di Milano si era proceduto al sequestro di oltre mille capi di abbigliamento e accessori con il marchio Richmond e con altri marchi associati. Valore complessivo: circa un milione e mezzo di euro.

Il dispiego di forze dell’ordine che sono state necessarie al maxi sequestro ha sorpreso gli abitanti e i frequentatori della zona. Il sequestro è il risultato di una lite giudiziaria sull’uso del marchio avvenuta fra le aziende di Moschillo e la società che ha rilevato il marchio inglese. La Fashioneast Sarl e il creatore e ideatore del marchio, John Christopher Richmond, hanno denunciato i Moschillo per aver continuato a produrre e vendere prodotti Richmond nonostante non fossero più i rappresentanti italiani del marchio. Una storia del mondo della moda finita con lo scioglimento della partnership e poi in tribunale.

Una guerra nel mondo della Moda

I fatti si sono svolti fra giugno e settembre 2016. A giugno, dopo il ritiro della concessione del brand da parte degli inglesi, i Moschillo hanno presentato ricorso. Credevano di avere, così, ancora diritto a produrre il marchio Richmond. A settembre, quindi, sono stato colti di sorpresa della pronuncia del Tribunale di Milano che ha riconosciuto alla Fashioneast l’uso in esclusiva del marchio. I Moschillo avevano già preparato le sfilate di Milano Moda Donna. Durante la manifestazione organizzata dalla Camera della Moda di Milano hanno dovuto cambiare, in corsa, il nome del marchio. Non più Richmond, ma Rich. Un episodio della guerra economica che si sta svolgendo nel mondo della moda e che ha un peso ragguardevole. Fra il centro di produzione di Forlì e i negozi di Milano, infatti, il sequestro ordinato dai Pm è stato valutato in diverse decine di milioni di euro.

Ilaria Maria Preti
Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente, sul giornalino della parrocchia, l'Urlo. Tra il 1977 e il 1982 circa ho lavorato in una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Da 16 anni sono uno degli speaker radiofonici della più bella delle radio milanesi. Ho collaborato con quotidiani e settimali, occupandomi di tutto, dalla cronaca allo sport. Come Web Content Specialist seguo blog e testate giornalistiche online. Ora mi occupo della redazione di Zoom Milano.

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