Le botteghe storiche. La latteria di Via Tortona 26

Le botteghe storiche. La latteria di Via Tortona 26

letteriadaveniaIl bar latteria Davenia, da mamma Nella, è in via Tortona, al 26. Esiste da più di cent’anni. Forse anche di più. Sempre nello stesso posto, a fianco del portone dell’antico cortile. Oggi via Tortona è famosa in tutto il mondo per essere il centro del quadrilatero della moda milanese. E’ una delle vie della vecchia Milano, la strada stretta, a senso unico e con il pavè ancora originale. Si trova dietro la stazione della ferrovia di porta Genova. Per passare i binari c’è uno storico ponte di ferro, color verde, milanese quanto le sorelle Ghisini. Ora è chiuso. Al suo posto c’è un passaggio pedonale appena inaugurato.

La storia della latteria di Via Tortona

La prima lattaia di via Tortona 26 di cui sono riuscita a trovare il ricordo si chiamava signora Selene. Vendeva latte sfuso, in bottiglia, formaggi, caramelle,  preparava il caffè e faceva da mangiare a mezzogiorno per gli operai che lavoravano alla CGE (Compagnia generale elettrica) e all’Ansaldo. La via Tortona risale agli anni ’20, ai tempi in cui fu costruita la linea ferrovaria Milano – Vigevano. Il capolinea era a porta Genova. Era una via popolare, industriale, e la gente viveva in appartamenti di case di corte e ringhiera, fra le fabbriche e rotaie del treno.  Alla CGE erano prodotte le prime radio e i motori elettrici dei tram. Passò la seconda guerra mondiale e la bottega di via Tortona, la latteria, c’era ancora. Dopo la guerra, la signora Selene decise di andare in pensione e di venderla.

Gli anni 50

La acquistarono una coppia di mantovani, Jolanda Martelletti e Fernando Mazzali. Avevano appena venduto il negozio di fruttivendolo a Sesto San Giovanni, in via Vipacco, aperto sin dal 1939.  Jolanda e Fernando gestirono la latteria di via Tortona per circa 40 anni, vi allevarono due figlie. Lì nacquero i loro nipoti. Erano i miei nonni. La via Tortona continuava ad essere una via della vecchia Milano, con il pavè e con la trattoria del Binari, vicino al ponte di ferro.

Gli anni ’60

Allora, ai tempi dei night club e dei piper, negli anni 60, la via aveva una fama un po’ equivoca. La tabaccheria, all’angolo con la via Bagutti vendeva le sigarette Sas senza filtro e le Nazionali. Sul retro, c’era il campo da bocce. Jolanda e Fernando preparavano caffè e cappuccini e a mezzogiorno sfamavano gli operai dell’Ansaldo e della CGE. Vendevano il parmigiano reggiano dei caseifici di Piacenza e dell’oltrepo mantovano, il latte della Centrale del latte di Milano, le uova comprate a Pavia, il vino in fiaschi della Puglia e il barbera del Piemonte.

Gli anni ’70

Cercavano i prodotti migliori da vendere. Le domeniche erano sacrificate agli approvvigionamenti del negozio, fate passare, a noi bambini, come gite. Tutti insieme, con la loro Fiat 850, i bambini seduti sulle ginocchia dei grandi, si andava a Quistello, a Piacenza, a Varzi, a Salice Terme e si tornava con il bagagliaio pieno di forme di parmigiano, di formaggi e di salumi.  L’ età della pensione arrivò anche per Jolanda e Fernando. All’inizio degli anni ’70 vendettero la latteria alla famiglia di mamma Nella Davenia e a suo marito. Erano fornitori del vino pugliese e avevano 11 bambini. La latteria di via Tortona 26 fu rimodernata, ma lo spirito, la famigliarità, il calore, la cura della qualità è rimasta la stessa.

L’ emozione di ritrovare chi ricorda il tuo passato

Dopo quasi 40 anni ci sono tornata, passavo di lì. Non avrei mai creduto di trovarci ancora le stesse persone che l’avevano comprata dai nonni. Non pensavo di trovare qualcuno che li ricordasse. Con emozione, invece, ho trovato mamma Nella, che ricordava bene i nonni. La via Tortona oggi è una bella via. La CGE non esiste più. Al suo posto le showroom degli stilisti del quadrilatero della moda. Il Binari è un bel locale  tradizionale, il campo di bocce dietro la ex tabaccheria è stato rimodernato, ma funziona ancora.

La cosa più bella, però, è la Latteria del 26. Dove con due parole si è ritrovato quello spirito della Milano di sempre, antica e moderna insieme. Innovativa, geniale, piena di impegno e passione e calore familiare. Quella Milano che lavora trattando commercio e prodotti con lo stesso amore e cura con cui preparerebbe un dono per un caro amico. Sono le meraviglie di Milano.

Ilaria Maria Preti
Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente, sul giornalino della parrocchia, l'Urlo. Tra il 1977 e il 1982 circa ho lavorato in una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Da 17 anni sono uno degli speaker radiofonici della più bella delle radio milanesi, RPL. Ho collaborato con quotidiani e settimanali, occupandomi di tutto, dalla cronaca allo sport. Come Web Content Specialist seguo blog e testate giornalistiche online. Ora mi occupo della redazione di Zoom Milano.